Le misure restrittive contro le app cinesi TikTok e WeChat rappresentano la sconfitta del sogno di uno spazio digitale globale e di una comunità internazionale pronta a cooperare per superare le sue divisoni.

 

Venerdì 18 settembre, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato misure restrittive nei confronti delle piattaforme di comunicazione cinesi TikTok e WeChat, andando così a dettagliare le indicazioni fornite dal presidente Trump con l’ordine esecutivo del 6 agosto scorso. Le nuove restrizioni, promulgate in nome di minacce alla sicurezza nazionale, sono diversificate per le due app; per WeChat si profila, infatti, una rimozione immediata dagli app store americani, l’impossibilità di aggiornare il software per gli utenti già registrati e il divieto di condurre transazioni finanziarie da account WeChat registrati negli Stati Uniti. La preoccupazione di molte corporations americane, riguardo uno stop alle transazioni effettuate in Cina verso account WeChat statunitensi si sono rivelate infondate, lasciando quindi aperto un canale fondamentale per le attività di vendita e marketing di aziende americane in Cina.

Per quanto concerne TikTok la situazione si fa più complessa in quanto l’amministrazione Trump desidera un successo politico da capitalizzare in sede elettorale. L’obiettivo primario in questa fase sembra garantire una partnership tra la proprietaria cinese, ByteDance, e investitori americani, tra cui Oracle e Walmart, per costruire una seconda società chiamata TikTok Global, in mano almeno per il 50% a finanziatori americani. A questo fine, lo stop ai download di TikTok è stato rinviato di una settimana; tuttavia, la scadenza valida per il blocco del servizio di entrambe le app resta fissata per il 12 novembre. Impugnata come una testimonianza della riuscita del progetto trumpiano di “America First”, l’iniziativa targettizzata contro WeChat e TikTok ha immediatamente spinto i netizen americani a scaricare le app prima dell’entrata in vigore del blocco. Venerdì 18, dopo l’annuncio dei divieti, WeChat ha registrato un aumento dei download pari al 150% rispetto alle 24 ore precedenti; TIkTok ha invece subito un incremento modesto, pari solo al +10% dei download nella giornata precedente. La differenza nel numero di download illustra la profonda differenza tra le due app e la fondamentale importanza di WeChat come punto di accesso al mercato, ai consumatori e ai cittadini della Repubblica Popolare Cinese.

 

Come di consueto, la risposta cinese non si è fatta attendere; il ministero del commercio della RPC ha definito la decisione americana un atto di bullismo, nonché una misura sbagliata, in contravvenzione alle norme che regolano il sistema internazionale. Questo sistema, roccaforte delle convinzioni neoliberali statunitensi, sembra trovarsi di fronte alla politicizzazione e alla strumentalizzazione dello sviluppo tecnologico. Il concetto di globalizzazione, amplificato e avvicinato ai cittadini del mondo grazie all’avvento di Internet, entra in discussione quando una comunità senza barriere diventa uno spazio recintato in cui è impossibile comunicare con l’altro. La scissione del cyberspace costituisce una ramificazione delle divisioni ideologiche esasperate da chi occupa poltrone importanti in ogni angolo del mondo. Oggi, lo spirito prevalente sembra essere quello di sfida, ricatti e ritorsioni invece che di cooperazione e collaborazione costruttiva a livello multilaterale. TikTok e WeChat rappresentano solamente l’ultimo esempio della crisi in cui versa la cooperazione internazionale; infatti, un singolo divieto imposto da Washington è più probabile che causi episodi di ritorsione che non un cambiamento profondo nella politica di controllo del ciberspazio cinese, come invece potrebbe fare un’azione di concerto tra più paesi. In conclusione, l’atteggiamento di “bullismo” e ricatti in ambito tecnologico, adottato ormai da Washington e Pechino, non porterà ad una regolamentazione condivisa del cyberspace, bensì al rafforzamento delle differenze ideologiche strumentalizzate da entrambi i governi, nell’obiettivo di guadagnare e mantenere il consenso dei propri cittadini.

 

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Annalisa Mariani

Annalisa Mariani

Carilettori,Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lìho capito che l’aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. Quel Partito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho deciso di studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China andGlobalisation al King’s College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso/proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportiva e mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, amo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completi le persone sotto ogni punto di vista echesia l’unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.
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