La dura presa di posizione australiana sulle rivendicazioni territoriali di Pechino condurrà ad una vera e propria alleanza anti-cinese nella regione?

Il giorno 23 luglio, il governo australiano ha inviato un documento al segretariato generale delle Nazioni Unite accusando Pechino di non avere alcun diritto legittimo che sostenga le sue rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale. Canberra rigetta così la nozione proposta dalla Cina di diritti di sovranità legati alla tradizione storica e di legittimità delle attività edilizie, mirate a costruire isole artificiali, nelle acque oggetto di contesa.

L’inasprimento dei toni sulla quesitone del Mar Cinese Meridionale da parte di Canberra arriva dopo il recente incontro, a largo del Mare delle Filippine, tra navi da guerra australiane e cinesi. L’avvistamento non ha portato a scontri fisici, ma ha accentuato la sfiducia del governo di Canberra nei confronti dell’operato cinese nelle acque. Il timore australiano è infatti che una importante presenza militare e civile cinese, nelle acque e negli insediamenti sul mare, conduca ad una limitata libertà di navigazione e di conseguenza ad un mancato accesso alle risorse energetiche del Mare.

L’invio del comunicato all’ONU segna una presa di posizione netta, che riflette da vicino, pur senza i toni drammatici, la visione di Washington. Il dipartimento di stato americano, il 13 luglio attraverso un comunicato stampa, ha accusato Pechino di rivendicazioni illegali e di condurre una campagna di bullismo nei confronti dei critici della sua politica marittima.

L’idea che Australia, USA, e altri paesi del sud-est asiatico come Filippine, Vietnam e Malesia si uniscano in una partnership anti-cinese affascina forse i più duri critici di Pechino ma risulta particolarmente problematica per una ragione: la politica di America First avanzata dall’inquilino della Casa Bianca. Se l’amministrazione Obama aveva firmato l’accordo economico e strategico chiamato Trans-Pacific Partnership, con l’obiettivo di consolidare l’influenza americana sull’Asia-Pacifico, Donald Trump ha abbandonato l’accordo, diminuendo di fatto il peso e la credibilità statunitense nella regione.

 

In conclusione, nonostante la virata australiana verso una posizione più dura nei confronti di Pechino, una vera alleanza trans Pacifica per contrastarne le rivendicazioni marittime sembra impossibilitata proprio dal nemico giurato (almeno per questioni elettorali) dell’impero del dragone: gli USA.

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Annalisa Mariani

Annalisa Mariani

Carilettori,Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lìho capito che l’aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. Quel Partito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho deciso di studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China andGlobalisation al King’s College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso/proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportiva e mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, amo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completi le persone sotto ogni punto di vista echesia l’unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.
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