Il 13 novembre scorso, a conclusione di un percorso che ha visto costantemente impegnati i vertici del colosso energetico italiano ENI e la diplomazia angolana, è stato firmato un protocollo di intesa, congiuntamente ad alcuni accordi per implementare la presenza dell’azienda italiana sul territorio, con un occhio di riguardo verso il tema dello sviluppo sostenibile del Paese ospitante.

Già nel mese di ottobre, il Presidente della Repubblica dell’Angola João Gonçalves Lourenço e l’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi si erano incontrati per discutere i dettagli della strategia di implementazione della carbon neutrality di ENI, così come del cronoprogramma alla base dei progetti integrati che si sono concretizzati nell’accordo del 13 novembre. Nello specifico, il Protocollo di intesa insiste sullo sviluppo di strumenti di accesso all’energia, diversificazione economica, life on land (protezione ed espansione delle foreste), accesso ad acqua sicura e servizi igienico-sanitari, accesso a servizi di sanità pubblica e istruzione. ENI, infatti, ha sempre posto l’accento sulla necessità di investire in Africa in modo intelligente e programmatico per creare “partners commerciali” piuttosto che meri Paesi ospitanti, e l’Angola è l’interlocutore privilegiato per le sue immense risorse naturali e la vivacità attuale del suo sistema economico.

I progetti saranno concentrati in particolare nella provincia di Cabinda, sottile striscia di terra al confine con la Repubblica Democratica del Congo, con una economia basate per oltre il 60% sul petrolio, e saranno mirati ad una ulteriore stabilizzazione della regione, da sempre interessata dal conflitto secessionista dei FLEC, grazie al potenziamento delle infrastrutture e della valorizzazione del capitale umano. Sempre con riguardo alla medesima provincia, ENI ed il Ministero della Salute Angolana hanno siglato un Memorandum of Understanding, che prevede il rafforzamento di servizi specialistici negli ospedali.

L’Accordo di Concessione, infine, prevede l’utilizzo del terreno per un impianto fotovoltaico da 50 MWp nella provincia di Namibe, realizzato da Solenova, joint venture tra Eni e Sonangol.

Si tratta, in definitiva, di un imponente progetto di valorizzazione di un territorio strategico sia per gli interessi di Eni che per l’Italia nel suo complesso, e che rilancia la partnership con l’Africa nel quadro di importanti investimenti economici, che pongono il nostro paese in prima linea nel campo delle energie rinnovabili.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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