Solo in questi giorni, dal 2014, il regime di Assad è riuscito ad ottenere significative vittorie nella regione di Idlib, riconquistando il tratto dell’autostrada M5 tra Maraat al-Numan, seconda più grande città di Idlib, strategica perché collega Damasco ad Aleppo, e Khan Sheikhoun, con il coordinamento di Russia e Iran.

L’azione militare del regime di Assad è sinonimo del fatto che l’obiettivo primario del presidente e del suo entourage resta quello di liberare l’ultimo bastione di terroristi e ribelli e riportare sotto il proprio controllo l’intera area, la Siria occidentale, senza raggiungere eventuali accordi con la Turchia. Quest’ultima, invece, sembra voler rafforzare sempre più la sua presenza a Idlib con il recente collocamento di 30 veicoli e il supporto sempre più mirato ai gruppi di ribelli. Tuttavia Ankara deve ancora una volta fare i conti con l’esodo di profughi verso i suoi confini a causa dei bombardamenti siriani e russi su Idlib e nella provincia occidentale di Aleppo delle ultime ore. Pare che Assad giochi la carta dei civili in fuga per mettere pressione alla Turchia e indurla, così, ad allentare la presa su Idlib.

È vero, il fronte Idlib testimonia lo scontro quasi diretto tra Turchia e Russia ma anche quello velato e meno narrato e più sottile tra USA e Russia nel nord siriano non può esser messo da parte.

Dall’inizio dell’anno, infatti, le forze militari statunitensi presenti nel nord siriano cercano di ostacolare e bloccare i movimenti delle truppe russe, come è accaduto il 21 gennaio a nord di Hasaka, nei pressi della città di Kamishli, simbolica per le FDS e i Curdi. Qui sono stati bloccati due convogli militari russi che si stavano dirigendo verso dei checkpoint sotto il controllo dei governativi. Lo scopo è bloccare l’autostrada M4 per evitare che Russi e Siriani possano appropriarsi di alcuni giacimenti di petrolio collocati più ad est.

La telefonata tra Trump ed Erdogan rimarca nuovamente che gli USA si servono della Turchia in Siria per ostacolare le manovre militari di Assad e Putin dietro la motivazione di far cessare le ostilità di Idlib. Evitare che Siria e Russia possano conquistare Idlib e altre porzioni di territorio nel nord resta una delle priorità di Washington in Siria, senza delineare una vera e propria strategia geopolitica a lungo termine.

 

 

 

 

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