Quando si tratta di finanza pubblica gli animi si accendono e i dibattiti si surriscaldano, una prima fumata nera è avvenuta a Bruxelles lo scorso 21 Febbraio, si è riunito il Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dei paesi membri, per discutere del prossimo bilancio Europeo. Per dirlo come gli addetti ai lavori si tratta del “Multiannual Financial Framework” non è altro che il bilancio dell’Unione Europea che ha durata settennale, nella riunione del Consiglio infatti è stato discusso quello 2021-2027.

Si tratta di un documento importantissimo, come ogni documento di bilancio economico, perché è tramite il budget che gli Stati europei riescono a destinare che l’Unione raggiunge finalità ed obiettivi. Senza le coperture finanziare adeguate ad esempio la Commissione Europea guidata da Ursula Von der Leyen non potrebbe attuare il Green New Deal che ha promesso, ma non si potrebbe finanziare quasi nient’altro proprio a partire dal piano digitale europeo, annunciato alcuni giorni fa o a un maggiore sforzo sulla difesa comune europea, per dare credibilità e peso alla politica estera dell’Unione.

Ma qual è il problema che è sorto in quest’ultimo Consiglio straordinario riunitosi a Bruxelles? com’era facile prevedere tutto ruota attorno alla Brexit, il Regno Unito ha definitivamente lasciato l’Ue e pertanto ha lasciato un vuoto di € 75 miliardi per il prossimo bilancio settennale. Londra non facendo più parte dell’Unione non dovrà più contribuire al bilancio europeo. Questo buco economico dovrà essere ripartito tra i restanti 27 paesi membri, questo per i governi nazionali si tradurrà in un maggiore sforzo sotto il profilo della finanza pubblica.

Ecco che il presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel, ha proposto un bilancio complessivo nel settennato pari all’1,074% del reddito nazionale lordo Ue, comunque meno del 1,11% proposto dalla Commissione europea, ma 4 paesi soprannominati oramai “Frugali” Austria, Danimarca, Olanda e Svezia uniti si sono schierati contro la proposta, di fatto paralizzando il Consiglio e bloccando il dibattito sul prossimo bilancio europeo.

Ciò a cui sta lavorando il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michael, di concerto con la Commissione Europea, per ovviare a questo stallo è quella di accrescere le “risorse proprie” dell’Unione, cioè quelle entrate indipendenti dai contributi nazionali, attraverso tasse come la carbon tax o la web tax o quella sulle plastiche. Oppure altra opzione sul tavolo sarebbe quella utilizzata in passato con il Regno Unito, il principio del Rebate ovvero dello sconto, si tratterebbe di restituire nel tempo ciò che i 4 paesi (Austria, Danimarca, Olanda e Svezia) Conferiranno in più all’Ue in termini di bilancio, ma questa ultima strada sta già incontrando la forte opposizione di Francia e Italia le quali non intendono agevolare o fare sconti ai 4 paesi oppositori.

Per approvare il nuovo bilancio Ue c’è ancora tempo, dovrà essere approvato entro quest’anno, la battaglia sul bilancio Ue continuerà a rappresentare uno dei passaggi più complicati della vita comunitaria. Questa volta, tuttavia, sono in gioco non solo gli interessi interni dell’Ue, ma anche il suo ruolo di attore geopolitico mondiale, come richiesto e sottolineato ripetutamente da Ursula von der Leyen. Da questo bilancio dipenderanno le sorti dell’Ue, solo se verrà approvato un budget adeguato, in grado di sostenere le iniziative di Bruxelles, che l’Unione potrà presentarsi a Stati Uniti e Cina e al resto del mondo come attore globale.

 
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