11 Gennaio 1972, nasceva ufficialmente lo Repubblica Popolare del Bangladesh, una indipendenza guadagnata al costo di numerose vite dei suoi cittadini dopo una guerra di liberazione durata 9 mesi. Una guerra fratricida tra il territorio del Pakistan occidentale e la sua controparte orientale, conclusasi con la secessione dell’antica regione del Bengala che in lingua Bengalese, prontamente, ha preso il nome di Bangladesh.

La situazione odierna del Bangladesh, per molti aspetti, non differisce dalla quella di partenza, in quanto il paese risulta ancora oggi afflitto da numerosi problemi: un elevato tasso di povertà, una economia ancora prevalentemente basata sull’agricoltura, un territorio ostile frequentemente devastato da cicloni e inondazioni e una crescita demografica incontrollata che a partire dagli anni sessanta ha portato il paese ad diventare il più densamente popolato del mondo.

Eppure, Nonostante questi ostacoli, secondo la Banca Mondiale, il paese ha raggiunto un tasso medio di crescita annuo del 5% dal 1990, puntando sull’industria tessile e l’esportazione di alcuni prodotti locali quali la Juta. Un contributo significativo alla crescita e al prestigio del Bangladesh è derivato inoltre dalle opere di finanziamento di Mohammed Junus, che con la fondazione ed il lavoro della sua Grameen Bank ha avviato e sviluppato nuove pratiche applicate di microcredito, essenziale vista la struttura produttiva a basso capitale fisico.

Più recentemente il panorama sociale del Bangladesh ha affrontato la nascita di due nuovi problemi di importanza internazionale.

Essendo il paese a maggioranza Musulmana, sono nati al suo interno svariati gruppi terroristici di matrice Jihadista sulla scia della nascita dello Stato Islamico. Nel 2016 un attentato nella capitale Dacca ha provocato la morte di 24 civili presi in ostaggio, tra cui 9 italiani, l’attentato è stato rivendicato dall’ISIS anche se le autorità hanno dichiarato l’appartenenza degli attentatori al gruppo Jamaat-ul-Mujahideen.

Infine, il Bangladesh ha dovuto sostenere l’accoglimento di circa 625000 profughi Rohingya in fuga dalla confinante Birmania, provocando anche tensioni diplomatiche a causa del presunto ruolo del governo Birmano nella persecuzione.

Viste le numerose debolezze, il paese è rimasto impantanato nello status di “In via di sviluppo”, la sua vulnerabilità lo rende suscettibile alle congiunture internazionali e tuttavia, ciononostante, assieme all’India, rimane un paese chiave nella regione in qualità di alleato del mondo occidentale.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: