Geopolitica del Regno Unito e dell’Irlanda

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L’arcipelago britannico tra presente e futuro

Il fulcro degli equilibri globali

Il Regno Unito viene comunemente considerato un attore di secondo piano nello scenario internazionale rispetto a Stati Uniti, Cina e Russia. In realtà, come sarà esposto nella presente analisi, tale nazione può contare su una serie di elementi che la rendono decisiva nel determinare la geopolitica mondiale e il mondo che verrà. Parallelamente, l’Irlanda,

beneficiando della Brexit, ha acquisito una crescente centralità che potrebbe contribuire alla ridefinizione degli equilibri regionali e globali.

I fattori di potenza delle Isole Britanniche

Il Regno Unito è anzitutto una superpotenza finanziaria e diplomatica. La City di Londra, anche nota come Square Mile, Edimburgo e Leeds rappresentano i principali poli finanziari, ospitando le sedi di numerose banche, società di investimento e compagnie assicurative. La City, nello specifico, concentra il 41% del mercato valutario globale, essendo specializzata nel commercio di valute straniere, in particolare di dollari circolanti al di fuori degli Stati Uniti, ed equivale alla ventesima economia mondiale. Lo Square Mile, in virtù dell’autonomia e dei diritti speciali riconosciuti dal sovrano, costituisce de facto un “distretto-stato”, disponendo di un proprio sindaco, di un corpo di polizia indipendente, di un rappresentante presso il Parlamento nazionale, incaricato di tutelarne lo status quo e promuoverne le prerogative, nonché di disposizioni elettorali e tributarie particolari.

Numerosi paradisi fiscali sono possedimenti britannici d’oltremare, come le Isole Vergini Britanniche, che sono emerse dallo scandalo Panama Papers come la principale sede a livello mondiale delle società offshore, o Stati già parte dell’Impero britannico e tuttora legati al Regno Unito attraverso il Commonwealth, come le Bahamas, che vantano il terzo PIL pro capite più alto del continente americano, dopo Stati Uniti e Canada, grazie al favorevole regime fiscale. Con i paesi del Commonwealth il Regno Unito intrattiene rapporti privilegiati, che garantiscono supporto diplomatico, economico ed eventualmente militare. Nello specifico, occorre distinguere tra Commonwealth delle Nazioni, che ricomprende 56 stati rappresentanti il 32% della popolazione mondiale, e il Commonwealth dei Regni, un sottoinsieme di quello delle Nazioni che include 15 stati che riconoscono il sovrano d’Inghilterra come loro Capo di Stato e verso i quali Londra esercita una marcata influenza politico-istituzionale.

Nei paesi di questo sottogruppo, nel quale sono ricompresi l’Australia e il Canada, le veci del monarca sono fatte da un Governatore Generale, un viceré che comanda le forze armate ed esercita poteri costituzionali che includono la firma di leggi e trattati, la nomina del primo ministro e lo scioglimento delle Camere. La rete britannica è ulteriormente rafforzata dai legami familiari e amicali che la monarchia intrattiene con le altre casate reali, nonché da quelli massonici che legano l’élite del Regno Unito a quelle del resto del mondo. La Gran Loggia d’Inghilterra è infatti considerata universalmente la culla della massoneria moderna e svolge di fatto una funzione di autorità di riferimento nella definizione e nel riconoscimento della regolarità massonica a livello internazionale. A ciò si aggiunge che il Rito Scozzese è quello più praticato dalla libera muratoria a livello globale.

Il potere finanziario combinato a una capillare rete di relazioni ha consentito al Regno Unito di svolgere un ruolo di architetto della storia mondiale, contribuendo in maniera decisiva tra le altre cose all’unificazione d’Italia, guidata dal massone Garibaldi, e alla costruzione dell’odierno Medio Oriente, attraverso gli accordi Sykes-Picot e il ruolo svolto nella costituzione dello Stato

d’Israele, sostenuto dalla famiglia Rothschild, e degli Emirati Arabi Uniti. Un ulteriore fattore di potenza è rappresentato dal soft power britannico, che è tra i più ampi a livello globale, ricomprendendo letteratura (Shakespeare, Wilde, Dickens, Orwell, Austen), filosofia (Hobbes, Locke, Bacone), scienza (Newton), musica (Beatles, Rolling Stones, Queen, Adele, Ed Sheeran), arte (Banksy), cibo (whisky), sport (Premier League, F1, Wimbledon), media (Reuters, BBC, Financial Times, The Guardian, The Telegraph), università (Oxford, Cambridge, LSE) e cinema (Il Trono di Spade, 007, Il Signore degli Anelli, Harry Potter).

Oggigiorno, il Regno Unito punta a consolidare la sua proiezione globale anche attraverso la dimensione energetica, securitaria e tecnologica.

Con riferimento al primo aspetto, il Regno Unito, che al momento dipende dalle importazioni di petrolio statunitense e gas norvegese, aspira a conseguire una maggiore autonomia e a divenire il secondo fornitore energetico europeo entro il 2030, combinando fonti rinnovabili e combustibili fossili. A giocare un ruolo critico, in tal senso, è il Mare del Nord, dove sono in fase di completamento i principali impianti eolici offshore a livello mondiale, quali Dogger Bank e Berwick Bank, e nel quale sarà presto avviata l’estrazione di petrolio e gas dai giacimenti Rosebank e Jackdaw. Investimenti pubblici e privati sono stati inoltre destinati al nucleare (SMRs e centrale a fusione nucleare), al solare, alla geotermia, all’idrogeno e allo stoccaggio del carbonio (48 progetti in corso), nonché all’adeguamento della rete energetica per la distribuzione interna e l’esportazione verso Belgio e Paesi Bassi.

In merito al secondo aspetto, il Regno Unito può contare su una forte proiezione militare nel Mediterraneo e nella regione artica. Cipro, mediante le basi sovrane di Akrotiri e Dhekelia e la stazione Troodos, offre flessibilità strategica, prontezza operativa e capacità di intercettazione delle comunicazioni nell’area euromediterranea. Gibilterra permette di controllare un chokepoint marittimo, ospita unità navali, aeree e terrestri e un centro per l’intelligence delle comunicazioni. Malta, membro del Commonwealth, rappresenta un punto di approdo per le navi della Marina britannica in transito verso l’Africa o l’Asia e un attore di rilievo nella gestione delle crisi migratorie. L’installazione scozzese di Lossiemouth consente un accesso immediato all’Artico e all’Atlantico e il tracciamento dei sottomarini russi, mentre quella di Faslane è la sede dei sottomarini nucleari della Royal Navy.

Il Regno Unito spicca a livello continentale nella manifattura di piccoli satelliti e nelle comunicazioni satellitari, potendo contare sulla costellazione OneWeb, su infrastrutture orbitali dotate di sistemi di trasmissione laser ed essendo il primo stato europeo a offrire una connessione mobile satellitare. I sette spazioporti in fase di realizzazione pongono inoltre le basi per una leadership britannica nei lanci verticali e orizzontali. Sotto il profilo tecnologico, il Regno Unito è il terzo Stato più avanzato al mondo nel campo dell’intelligenza artificiale, annoverando numerose società al vertice del settore, come DeepMind e Graphcore, la presenza di un vasto capitale umano specializzato, la capacità di sviluppare propri modelli di IA, il maggior numero di data center in Europa e la partecipazione alla Pax Silica.

Parimenti, il Regno Unito è un riferimento internazionale nelle tecnologie quantistiche, distinguendosi per la ricerca, il numero di start-up, i progressi conseguiti negli ambiti dei sensori quantistici, della comunicazione quantistica e della QAI, oltre che per gli ambiziosi obiettivi di disporre del quantum internet e del quantum computer entro il 2035. L’economia britannica può contare inoltre su una primazia nelle bioscienze, grazie alla presenza delle multinazionali GSK e AstraZeneca, dei campus di ricerca Harwell Science and Innovation e Cambridge Biomedical e di innovatori come Healx, che sviluppano medicinali mediante l’intelligenza artificiale. Settori all’avanguardia sono anche quello alimentare, nel quale la start-up NPK sta realizzando fertilizzanti dall’urina, e quello della manifattura militare, concentrata tra l’Inghilterra e la Scozia.

L’Irlanda rappresenta oggi una delle economie più performanti a livello mondiale e si pone al vertice europeo per la capacità di attrarre investimenti diretti esteri. Il successo del suo modello, in parte favorito dalla Brexit, combina i benefici derivanti dall’accesso al mercato unico europeo, dalla seconda tassazione societaria più bassa del Vecchio Continente, dalla lingua inglese, che ne fa un approdo naturale per i capitali statunitensi, dall’insediamento di molteplici multinazionali locali e straniere (Ryanair, Guinness, Stripe, Microsoft, Accenture, Pfizer) e incubatori per start-up, di una diaspora che costituisce un importante veicolo di networking e soft power, di un’elevata qualità della vita, della forza lavoro più giovane e istruita d’Europa, e di un’industria particolarmente specializzata negli ambiti STEM e biofarmaceutico, che contribuiscono a rendere il paese un protagonista nel campo dell’innovazione tecnologica e uno dei maggiori esportatori mondiali di medicinali.

Guerre e disunione

Il Regno Unito sta combattendo due guerre di sopravvivenza. Una contro la Russia, l’altra contro gli Stati Uniti e Israele. Esse trovano origine nella strategia di “Global Britain”, volta a rilanciare la sua economia decadente, puntando sulla sinergia tra finanza e comparto militare-industriale, a stabilizzare il potere internamente a fronte della flebile coesione sociale, e a riaffermarsi, a seguito della Brexit, come principale player occidentale, beneficiando del presunto espansionismo russo e delle strategie di Fortress America e Grande Israele. Sul primo fronte, Londra, dopo aver ostacolato gli accordi di Istanbul, è stata la maggiore sostenitrice di Kiev, fornendo direttamente e indirettamente supporto militare, diplomatico, economico, informativo e religioso. Mediante le azioni del proxy ucraino e del MI6, il Regno Unito è riuscito a indebolire l’industria energetica russa e la sua proiezione nei Balcani, costringendo il governo serbo a indire elezioni anticipate il prossimo 25 ottobre.

Sul secondo fronte, le politiche ostili di Londra verso Israele, culminate nel riconoscimento della Palestina, nell’adozione di sanzioni verso alcuni coloni e membri del governo Netanyahu e in un atteggiamento prudenziale verso l’Iran, cui si aggiunge il trasferimento della sovranità delle Isole Chagos, sede della base Diego Garcia, alle Mauritius, contro la volontà della Casa Bianca, hanno esposto profonde divergenze strategiche e minato la stabilità del vigente assetto

di potere occidentale. Le tensioni generate hanno portato Washington a declassificare gli Epstein Files, danneggiando la reputazione della Corona, a rafforzare la propria presenza militare in Groenlandia e ad alimentare referendum separatisti in Quebec e Alberta, colpendo la proiezione artica britannica e il controllo primario delle risorse naturali, a promuovere l’indipendenza di Galles e Scozia oltre che l’unificazione dell’Irlanda, a limitare la cooperazione sull‘IA e a criticare la crescente insicurezza nella città di Londra.

Con Israele, gli Usa hanno denunciato l’aumento dell’influenza demografica e politica musulmana sul Regno Unito, minacciato ritorsioni nelle relazioni economiche e diplomatiche, che potrebbero includere il riconoscimento congiunto della sovranità argentina sulle Falkland, e presumibilmente condotto azioni sovversive verso infrastrutture critiche, quali aeroporti e porti. Queste guerre, se da un lato sono benefiche per il consolidamento della leadership politica e militare del Regno Unito in Europa, dall’altro sono decisive per la tenuta del sistema di potere britannico, considerato il tentativo di riassetto degli equilibri globali messo in atto dalla Russia, invadendo l’Ucraina, e dall’espansionismo israelo-americano, che coinvolge il Medio Oriente, l’America Latina, l’Europa, l’energia fossile e la finanza digitale.

Scenario futuro

Il destino del Regno Unito dipenderà in parte dall’esito di alcune delle prossime consultazioni elettorali e referendarie, in parte dall’andamento del conflitto in Ucraina. Il prossimo ottobre si voterà in Israele, dove Netanyahu potrebbe non essere confermato, oltre che in Canada e in Serbia, mentre a novembre si terranno le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, dove si prevede una vittoria del Partito Democratico. Nell’aprile del 2027 andrà alle urne la Francia, dove verosimilmente ci sarà una testa a testa tra il Rassemblement National e il centro-sinistra capeggiato dalla dimissionaria presidente della BCE, Christine Lagarde, mentre in Germania e nello stesso Regno Unito potrebbe andarsi ad elezioni anticipate, visto il basso consenso sociale dei partiti al governo e l’ascesa di AfD e Reform UK, entrambi vicini all’asse israelo-statunitense. L’evoluzione del conflitto in Iran e la Chiesa Cattolica potrebbero contribuire a orientare i risultati di alcune di queste elezioni.

Il 2027 potrebbe risultare decisivo per la fine del conflitto russo-ucraino, considerando la postura più aggressiva assunta da Mosca verso Kiev, Londra e Berlino. Il Cremlino si appresta ad ampliare il suo esercito e a sferrare un attacco risolutivo contro infrastrutture critiche ucraine in vista dell’inverno, che, sommato alla carenza di soldati e munizioni, dovrebbe portare alla capitolazione di Kiev entro i primi mesi dell’anno e a un cambio di regime, che vedrebbe Fedorov e Zaluzhny come principali candidati alla successione di Zelensky. Una vittoria del primo consentirebbe agli Stati Uniti di orientare il corso dell’Ucraina post-guerra, dove sono comunque attesi ulteriori scontri con i russi nelle regioni annesse, e di controllare le risorse naturali del Paese. Viceversa, un trionfo del secondo permetterebbe al Regno Unito di mantenere un’influenza prevalente su Kiev.

Una prosecuzione della relazione speciale Regno Unito-Usa è possibile solo se cambia l’élite governante di uno dei due paesi. L’attuale classe dirigente britannica ed europea considera Trump transitorio e si aspetta una vittoria del candidato democratico alle elezioni presidenziali del 2028, che permetterebbe un riallineamento delle posizioni di Washington a quelle di Londra e Bruxelles sulla Russia e Israele. Per converso, Trump, da un lato sta mettendo pressione sull’élite del Vecchio Continente affinché siano favoriti dei cambi di regime che possano portare alla formazione di un asse sovranista che ribalti l’attuale guida politica europea, riallineandola alle priorità di Washington e Tel Aviv, dall’altro sta cercando di indebolire il più possibile Russia e Iran, al fine di privare la Cina dei suoi alleati e bloccare il processo di affermazione del multipolarismo.

É improbabile che l’amministrazione Trump riesca a far deflagrare l’unità britannica, grazie soprattutto al network transnazionale su cui la Corona può contare. Piuttosto, è plausibile il riconoscimento di una maggiore autonomia costituzionale per i governi di Edimburgo, Belfast e Cardiff nonché la stipula di accordi di associazione, che consentano la partecipazione al mercato unico senza aderire all’Unione europea. In prospettiva, è tuttavia possibile che si compia l’unificazione dell’Irlanda, alla luce del mutato panorama sociale, politico e religioso. A livello internazionale, sebbene parzialmente ridimensionato dall’ascesa di nuovi centri finanziari e sistemi di pagamento, il Regno Unito potrà assumere un maggiore protagonismo, in virtù dell’instabilità della politica americana e della forza diplomatica derivante dal Commonwealth, permettendo a Londra di perpetuare il suo ruolo di guida nel nuovo ordine mondiale.

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