Automazione, crisi immobiliare e saturazione dei servizi on-demand stanno cambiando il modo in cui l’economia cinese assorbe manodopera. Il dato più rilevante non è solo quanti lavorano, ma dove, con quale produttività, quali tutele e quale capacità di reddito.
Abstract
Nel 2025 oltre 53 milioni di persone risultavano impiegate nei due segmenti più visibili della gig economy cinese, food delivery e ride-hailing, circa 10 milioni in più rispetto a due anni prima secondo una stima riportata dal Financial Times. Il dato va però distinto dagli 84 milioni di lavoratori delle “new forms of employment” citati dalle autorità cinesi nel 2026 e dalla più ampia categoria del “flexible employment”, stimata a 280 milioni nel 2025 e proiettata a 320 milioni nel 2026. Parallelamente, l’immobiliare continua a comprimere la domanda di lavoro nelle costruzioni, mentre manifattura avanzata, robotica e AI aumentano l’intensità di capitale. La piattaforma digitale funziona quindi come valvola di assorbimento, ma in alcune città emergono segnali di sovraofferta di autisti e di pressione sui guadagni. La vulnerabilità centrale non è una disoccupazione di massa già dimostrata, bensì il rischio di sotto-occupazione, redditi compressi e trasferimento del rischio economico sui lavoratori. Il dossier valuta questa trasformazione come un passaggio strutturale del modello di crescita cinese, con implicazioni per consumi, welfare, stabilità sociale e produttività.
Nota metodologica
L’analisi triangola dati ufficiali del National Bureau of Statistics, Ministry of Transport, Shenzhen Municipal Transport Bureau, State Council/SCIO e International Federation of Robotics con fonti secondarie che documentano condizioni di lavoro e stime di categoria. Le tre grandezze “53 milioni”, “84 milioni” e “320 milioni” non vengono sommate né trattate come equivalenti: misurano perimetri diversi. La lettura distingue inoltre tra occupazione, qualità dell’occupazione e reddito orario effettivo, tre dimensioni che nelle piattaforme possono divergere.
FACT
I dati ufficiali mostrano che a fine 2025 gli occupati in Cina erano 725,04 milioni, di cui 475,35 milioni in aree urbane. Nel 2025 i “newly increased employed people in urban areas” sono stati 12,67 milioni. Questo indicatore non equivale alla variazione netta dello stock totale di occupati urbani.
CLAIM DA CORREGGERE
L’affermazione secondo cui “l’occupazione urbana è cresciuta nel 2025 di soli 2 milioni” non coincide con l’indicatore ufficiale dei nuovi occupati urbani, pari a 12,67 milioni. Può derivare da un confronto diverso tra stock, ma non va presentata come misura ufficiale equivalente.
INFERENCE
Il problema strategico non è che la Cina “non crea più lavoro”, ma che una quota crescente di assorbimento occupazionale sembra spostarsi verso lavori flessibili, frammentati e meno protetti mentre i settori ad alta produttività diventano più automatizzati.
Introduzione
Due economie che oggi dipendono l’una dall’altra
La Cina del 2026 presenta due economie che avanzano con velocità diverse ma sono ormai strettamente collegate. Da una parte c’è l’economia industriale ad alta produttività: manifattura avanzata, veicoli elettrici, elettronica, robotica, infrastrutture digitali e AI. È il segmento sul quale Pechino sta costruendo competitività, export e autonomia tecnologica. Dall’altra parte c’è un’economia urbana di piattaforma a bassa barriera d’ingresso: consegne, ride-hailing, servizi locali, freelance e lavoro on-demand. Questa seconda economia assorbe una parte della manodopera che l’immobiliare, le costruzioni e alcune mansioni manifatturiere tradizionali non riescono più a integrare con la stessa intensità di un tempo.
Il rapporto tra le due è quindi paradossale. L’economia più produttiva aumenta output e tecnologia ma non necessariamente genera lo stesso numero di posti standard per unità di prodotto. L’economia di piattaforma, al contrario, può generare rapidamente opportunità di reddito, ma la sua produttività per lavoratore dipende dalla densità di domanda, dagli algoritmi e da quanti altri lavoratori competono nello stesso spazio. Se l’offerta di rider e autisti cresce più rapidamente degli ordini, l’occupazione nominale può aumentare mentre il reddito orario e il tempo effettivamente produttivo diminuiscono.
Questo dualismo emerge anche nei dati macro: nel secondo trimestre 2026 il manifatturiero cresceva del 4,8% su base annua, mentre le costruzioni segnavano -4,1%. Nel primo semestre, i servizi crescevano più dell’industria nel complesso. A settembre il PMI manifatturiero ufficiale è tornato appena sopra la soglia di espansione, segnalando resilienza industriale, ma senza cancellare la debolezza della domanda interna che resta il nodo dell’equilibrio occupazionale.

Corpus
Il mercato del lavoro: grande, ancora capace di creare posti, ma più difficile da leggere
725,04 mln
occupati totali a fine 2025
475,35 mln
occupati urbani a fine 2025
12,67 mln
nuovi occupati urbani nel 2025
12,7 mln
laureati attesi nel 2026
La scala continua a essere enorme: nel 2026 circa 12,7 milioni di laureati entrano nel mercato del lavoro, nuovo massimo storico. Il tasso di disoccupazione urbana generale è rimasto relativamente stabile, al 5,3% in agosto 2026. Per i giovani 16-24 anni esclusi gli studenti, una serie basata sui dati NBS riportava il 18,9% in agosto. Questo divario è importante perché la pressione occupazionale non è distribuita in modo uniforme: giovani istruiti, lavoratori migranti, ex addetti dell’immobiliare e lavoratori a bassa qualificazione competono su mercati diversi ma possono convergere sulle piattaforme quando le alternative si restringono.

DATI · UFFICIALI. NBS e Ministry of Education/SCIO. Le colonne mostrano grandezze diverse e non vanno lette come quote dello stesso insieme.
53 milioni non significa 320 milioni: tre perimetri diversi
La stima di oltre 53 milioni nel 2025 riguarda food delivery e ride-hailing, i due comparti più visibili del lavoro di piattaforma. Le autorità cinesi parlano invece di circa 84 milioni di persone nelle “new forms of employment”, categoria che include anche corrieri, online marketers e altri lavori mediati da piattaforme. Un centro di ricerca cinese ha poi stimato 280 milioni di lavoratori in “flexible employment” nel 2025 e 320 milioni nel 2026: qui il perimetro si allarga ulteriormente a freelance, autonomi, part-time e altre forme non standard. La crescita è quindi reale, ma il numero “320 milioni di gig worker” sarebbe metodologicamente scorretto.ù

STIMA / PROIEZIONE. China New Employment Forms Research Center e China Association for Employment Promotion; ripresa da Lianhe Zaobao e fonti di sintesi nel 2026. Cosa prova: l’espansione del lavoro flessibile come categoria ampia. Cosa non prova: che tutti i 320 milioni siano rider, autisti o lavoratori precari. Livello di fiducia: medio, perché il 2026 è una proiezione e il perimetro è molto ampio.
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