La dipendenza strutturale della difesa europea dalle forniture statunitensi

(Fonte immagine: https://www.startmag.it/smartcity/leonardo-perche-la-germania-snobba-la-faco-di-cameri-per-i-suoi-f-35/)

Da decenni l’Europa dipende Dagli Stati Uniti per la sua difesa. Quali sono le fondamenta di questa dipendenza?

Dalla conclusione della Seconda guerra mondiale fino ai primi decenni del XXI secolo, gli Stati Uniti hanno rappresentato il principale garante della sicurezza europea, assumendo un ruolo centrale sia nella difesa del continente sia nella fornitura di sistemi d’arma ai Paesi europei. Negli ultimi anni, tuttavia, Washington ha progressivamente manifestato la volontà di ridurre questo impegno strategico, trasferendo una quota crescente delle responsabilità di difesa agli alleati europei. Tale orientamento, divenuto particolarmente evidente durante la seconda amministrazione Trump, pone l’Unione Europea di fronte a una serie di criticità strutturali. Quali sono, dunque, le principali dipendenze dell’Europa nei confronti degli Stati Uniti nel settore della difesa e quali conseguenze potrebbe determinare un progressivo disimpegno americano?

Da diversi anni gli Stati Uniti dichiarano l’intenzione di ridurre il proprio coinvolgimento nella difesa europea. Questa prospettiva si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato dal ritorno della competizione tra grandi potenze e dalla presenza di numerosi conflitti ad alta intensità, uno dei quali interessa direttamente il continente europeo con la guerra in Ucraina.

In risposta al deterioramento del quadro di sicurezza internazionale, tra il 2020 e il 2024 l’Unione Europea ha aumentato del 105% le proprie importazioni di materiale per la difesa; circa il 64% di tali importazioni proviene dagli Stati Uniti. Questo incremento è riconducibile anche al ritorno delle cosiddette guerre di attrito, caratterizzate da un elevatissimo consumo di munizionamento, mezzi e materiali e da una conseguente forte pressione sulle capacità produttive dell’industria della difesa.

Il conflitto in Medio Oriente, in particolare il confronto tra Stati Uniti e Iran e il sostegno militare ai propri alleati regionali, ha inoltre evidenziato le difficoltà della base industriale americana nel sostenere contemporaneamente più teatri operativi ad alta intensità. L’elevato consumo di missili intercettori, munizionamento di precisione e altri sistemi avanzati dimostra come perfino gli Stati Uniti possano incontrare limiti nella capacità di incrementare rapidamente la produzione industriale in presenza di una domanda eccezionalmente elevata.

In questo contesto, la dipendenza europea dalle forniture statunitensi presenta caratteristiche strutturali e multilivello.

Un primo elemento riguarda il diverso grado di dipendenza dei singoli Stati membri. Non tutti i Paesi europei, infatti, presentano lo stesso livello di autonomia industriale nel settore della difesa. Un esempio significativo è rappresentato dalla Germania, che dispone di una base industriale relativamente ampia e di una maggiore capacità di sviluppare e produrre autonomamente sistemi d’arma complessi. Diversa è invece la situazione della Polonia, che negli ultimi anni ha intrapreso un vasto programma di riarmo facendo ampio ricorso all’acquisizione di equipaggiamenti statunitensi, determinando così un livello di dipendenza sensibilmente più elevato.

Queste differenze nazionali contribuiscono a consolidare la posizione degli Stati Uniti quale principale esportatore mondiale di sistemi d’arma e rafforzano il ruolo di Washington come partner attualmente imprescindibile per la sicurezza di una parte significativa dell’Europa.

Valore, in miliardi di dollari, del trasferimento di sistemi d’armi USA dal 2021al 2024. Fonte: Kiel institut: Fit for war by 2030? European rearmament efforts vis-a-vis Russia

La dipendenza europea dalle forniture statunitensi non si limita alla sola dimensione quantitativa. Sebbene l’Europa sia in grado di produrre autonomamente numerosi sistemi d’arma, anche altamente sofisticati, il livello di autosufficienza tende a diminuire all’aumentare della complessità tecnologica delle capacità richieste. In altri termini, maggiore è il contenuto tecnologico di un determinato sistema, maggiore risulta la probabilità che l’Unione Europea debba ricorrere all’importazione, in particolare dagli Stati Uniti.

Un esempio significativo è rappresentato dal fatto che l’industria europea è in grado di progettare e produrre Main Battle Tank (MBT) e Infantry Fighting Vehicle (IFV) di elevata qualità, ma continua a presentare importanti lacune in settori quali i missili ipersonici, i velivoli da combattimento di sesta generazione, alcune applicazioni dell’intelligenza artificiale a uso militare, nonché determinate capacità di intelligence, sorveglianza, acquisizione obiettivi e targeting.

Alle difficoltà produttive si aggiunge un ulteriore elemento strutturale: il livello degli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S). Considerando gli ultimi anni, l’Unione Europea investe complessivamente in R&S circa la metà di quanto investa la Cina e solo una frazione delle risorse destinate allo stesso settore dagli Stati Uniti. Tale divario rischia di tradursi in un significativo ritardo nello sviluppo di capacità industriali e tecnologiche autonome, rendendo necessario un orizzonte temporale di diversi decenni per conseguire una reale indipendenza strategica nel settore della difesa.

Le istituzioni europee hanno progressivamente preso coscienza di queste criticità e hanno avviato numerose iniziative volte a rafforzare la base industriale della difesa. Tra queste rientra il programma ReArm Europe, attraverso il quale l’Unione Europea intende mobilitare diverse centinaia di miliardi di euro per il rafforzamento delle capacità militari e industriali del continente.

Nonostante l’entità delle risorse previste, numerose valutazioni indipendenti evidenziano come tali fondi potrebbero non essere sufficienti a colmare integralmente le principali carenze strutturali del settore. Inoltre, anche in presenza di adeguati finanziamenti, la ricostruzione di una piena autonomia industriale richiederebbe tempi relativamente lunghi.

Tali tempistiche potrebbero tuttavia ridursi sensibilmente qualora l’Europa si trovasse ad affrontare una minaccia esistenziale imminente. La storia dimostra infatti come, in presenza di una forte pressione strategica, gli Stati siano in grado di accelerare significativamente la propria produzione militare. Un esempio recente è rappresentato dall’espansione della capacità produttiva dell’industria bellica russa durante il conflitto in Ucraina.

Assumendo la Federazione Russa come principale minaccia convenzionale per la sicurezza europea, diversi studi hanno individuato alcune delle principali capacità che l’Unione Europea dovrebbe sviluppare o potenziare per raggiungere un livello credibile di deterrenza e difesa:

Questi rappresentano soltanto alcuni dei principali settori nei quali l’Unione Europea presenta ancora rilevanti margini di miglioramento.

Al di là degli investimenti destinati agli acquisti e alla ricerca e sviluppo, il conseguimento di una reale autonomia strategica richiede anche un profondo cambiamento dell’approccio politico e industriale europeo. Nonostante la persistente dipendenza dagli Stati Uniti, l’Europa dispone infatti di una base industriale di assoluto rilievo, che comprende cinque delle venti maggiori aziende della difesa a livello mondiale.

Per tali imprese il principale ostacolo non consiste tanto nella capacità di aumentare la produzione, quanto nell’assenza di una domanda stabile e prevedibile. La sottoscrizione di contratti pluriennali da parte delle istituzioni europee e dei governi nazionali rappresenterebbe infatti uno degli strumenti più efficaci per incentivare nuovi investimenti produttivi e ampliare la capacità industriale del settore.

Scenari previsionali

Best Case Scenario – Sviluppo di un’autonomia strategica europea

Nello scenario più favorevole, l’Unione Europea riesce a ridurre in maniera sostanziale la propria dipendenza dagli Stati Uniti nel settore della difesa, sviluppando autonomamente tutte le capacità oggi considerate critiche. Parallelamente, la crescita della base industriale europea consente al continente non solo di affermarsi come uno dei principali esportatori mondiali di sistemi d’arma, ma anche di dotarsi di una capacità militare sostenibile nel lungo periodo, garantendo maggiore autonomia decisionale e una più elevata credibilità strategica.

Stability Case – Rafforzamento nazionale e dipendenza persistente

In questo scenario gli Stati membri continuano a privilegiare programmi di riarmo prevalentemente nazionali o limitati a ristrette cooperazioni bilaterali o regionali, utilizzando i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea senza realizzare una vera integrazione industriale. Tale impostazione consentirebbe un parziale rafforzamento delle singole industrie nazionali, ma impedirebbe il raggiungimento di significative economie di scala, determinando costi più elevati e duplicazioni produttive. Di conseguenza, pur registrando un miglioramento delle capacità militari nazionali, la dipendenza europea dagli Stati Uniti nei principali settori tecnologici rimarrebbe sostanzialmente invariata.

Worst Case Scenario – Frammentazione industriale e inefficienza degli investimenti

Nello scenario peggiore, gli Stati membri continuano a perseguire politiche fortemente nazionali, limitando al minimo la cooperazione europea e disperdendo una parte significativa delle risorse finanziarie stanziate dall’Unione. In tale contesto, gli investimenti non produrrebbero un sostanziale rafforzamento né delle capacità militari nazionali né della difesa europea nel suo complesso. Parallelamente, l’aumento del debito pubblico contratto per finanziare tali programmi non verrebbe compensato da adeguati ritorni industriali, tecnologici o strategici, lasciando sostanzialmente inalterata la dipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti.

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