Attacchi statunitensi sulla Siria: un’infinita lotta contro ISIS, ma con chi?

Attacchi statunitensi in Siria. Fermo immagine da: “U.S. Forces Unleash Massive Strike Against ISIS in Syria”, Air Force TV.

Gli Stati Uniti hanno colpito dei siti di ISIS in Siria. Oggi, dentro questo mantra mai sfiorito, che ruolo ha ISIS nelle alleanze della Siria post-Assad?

In medias res

Il 13 dicembre si è verificato un attacco contro personale statunitense e siriano a Palmyra, Siria. Nei giorni seguenti, le forze statunitensi e partner hanno condotto 10 operazioni in Siria e Iraq, causando la morte o la detenzione di una ventina di terroristi. Il culmine è stato il 19 dicembre, quando il Comando Generale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha lanciato l’operazione Hawkeye Strike – colpendo 70 obiettivi collegati a ISIS (Figura 1). Accanto alle forze statunitensi, anche l’aviazione giordana ha preso parte alle operazioni.

Figura 1. Map Operation Hawkeye Strike. Fonte: https://www.globalsecurity.org/military/ops/hawkeye-strike.htm.

La coalizione internazionale contro ISIS (2014-)

In realtà, questo genere di operazioni è in atto da mesi. In un comunicato del 17 dicembre, il CENTCOM riporta che, da luglio, si riportano abbondanti operazioni che hanno colpito siti e attori chiave dello Stato Islamico. In parallelo, il Congresso aveva approvato fino alla fine del 2025 dei programmi di addestramento in Siria e Iraq. Per il 2026 è stata presentata una richiesta di finanziamento di 357 milioni di dollari in fondi per la difesa per il Counter-ISIS Train and Equip Fund (CTEF), diminuendo gli stanziamenti del 2025 (529 milioni). Le motivazioni di questi provvedimenti sono la sicurezza americana e del proprio personale, oltre che la prevenzione di una rinascita del gruppo sul territorio.

Contro ISIS non stanno agendo solo gli Stati Uniti. Infatti, una coalizione globale (Operation Inherent Resolve) che ha origine nel 2014 – quando lo Stato Islamico dichiarò il proprio Califfato transnazionale – è attiva per la sconfitta del gruppo islamico in Siria e Iraq su più fronti. Dopo il degrado territoriale di Daesh del 2019 (fase I), la Campagna Internazionale si è concentra sulle fasi successive (II, III e IV). In dettaglio, queste si occupano rispettivamente del contrattacco e addestramento/rifornimento delle forze sul territorio, di sconfiggere le roccaforti ancora presenti e di stabilizzare il territorio provvedendo alla sicurezza e all’equipaggiamento delle autorità irachene e siriane.

La Coalizione vede tra i suoi sostenitori sia stati regionali e globali che gruppi locali chiave. Diverse fazioni che hanno preso parte alla guerra civile siriana sono (o sono stati) fondamentali per le operazioni sul territorio. In modo particolare, le Syrian Democratic Forces (SDF) – sostenute dagli Stati Uniti – hanno avuto un ruolo chiave nella Coalizione e rimangono tutt’ora attive nei territori sotto la loro influenza (nord-est della Siria).Tra Siria e Iraq, le SDF sono anche responsabili della supervisione dei campi di al-Hol e al-Roj, nei quali risiedono decine di migliaia di detenuti affiliati al gruppo islamico. 

La longevità di questa collaborazione globale (che ammonta a circa 90 stati) è dovuta principalmente al fatto che ISIS ha saputo trasformarsi in un corpo non-spaziale, impendendo la sua sconfitta definitiva. Negli anni – soprattutto dopo il 2019, quando l’annuncio della fine del Califfato ha diminuito il dispiego di forze internazionali – si è adattato a nuove realtà e si è espanso e consolidato in ampi spazi geografici. Ad oggi, ISIS è attivo in molti stati africani (soprattutto Nigeria, Somalia, Mozambico e Mali) e in aree tra Pakistan e Afghanistan (ISIS-K).

ISIS e la Siria in transizione: vecchi attori, nuove dinamiche

Chiaramente ISIS non è scomparso dai territori di Siria e Iraq. In questo senso, le alleanze che riguardano gli sforzi per la sua sconfitta e il suo contenimento hanno risentito delle strutturali modificazioni della Siria post-Assad e del governo di transizione che la guida.

In questo ultimo anno, ISIS ha dimostrato di essere attivo (soprattutto nel nord-est del paese) e si sono registrati diversi attacchi contro il governo guidato da Ahmed al-Sharaa. Proprio per evitare un indebolimento del processo di transizione – e grazie alla rivalutazione del gruppo Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) a livello internazionale, rimuovendolo dalla lista dei gruppi terroristici – nella prima metà di dicembre il governo siriano di transizione ha annunciato il suo ingresso nella Coalizione Internazionale contro ISIS.

In realtà, questo sodalizio non risulta affatto strano. Infatti, al-Sharaa ha necessità di stabilizzare il paese e ISIS risulta essere un ostacolo. Storicamente, l’inimicizia tra la fazione di HTS e ISIS risale ai tempi della guerra civile. Dopo la rottura del fronte di al-Nusra (oggi HTS) con al-Baghdadi (leader di ISIS all’epoca), i due gruppi sono stati protagonisti di feroci scontri[1]. Tuttavia, al-Nusra non ha mai preso parte a operazioni di coordinazione internazionale. L’odierno cambio rotta non fa che rispecchiare da un lato l’evoluzione stessa di al-Nusra in HTS e, dall’altro, l’avvicinamento dei leader internazionali, soprattutto della diplomazia americana, alla Siria post-Assad – visibile nell’allentamento delle sanzioni e la normalizzazione di HTS come corpo politico.

Ciò che si trasforma in maggior misura nelle reti di alleanze riguarda le SDF, la cui autorità è entrata in crisi dallo scorso dicembre. Infatti, nonostante le SDF siano attive nel mantenimento della sicurezza nel nord-est del paese, la spinta emotiva alla riunificazione del paese stimolata da HTS rimane alta in gran parte della Siria. Questo indebolisce le ideologie indipendentiste e/o federaliste delle SDF. In questi mesi, gli Stati Uniti, le cui forze sono dispiegate per lo più in supporto delle SDF, si sono impegnati per l’avvicinamento di queste ultime agli obiettivi del governo centrale di transizione. Spinti anche dalla pressione posta da ISIS, che è prevalentemente concentrata nei territori sotto l’autorità delle SDF, gli Stati Uniti incoraggiano per una coordinazione centralizzata e attiva sul territorio – come dimostrano gli episodi delle ultime settimane, tuttavia le tensioni rimangono.

Infine, gli attori regionali turchi, iraniani e russi rimangono attivi in modo latente, senza avere effettivi ruoli nella gestione delle alleanze dentro la Siria, ISIS finisce per giustificare la presenza di pressioni e influenze anche regionali. Tra questi, la Turchia è sicuramente la più presente; al momento impegnata nella gestione delle forze curde a nord e nord-est della Siria, dove in parte contrasta il ruolo delle SDF sostenuto dagli Stati Uniti.

ISIS e la Siria in transizione: il punto e le previsioni

In questo contesto, ISIS resta il nemico comune di un numero ampio di attori. Ma, in un contesto che cambia le sue fattezze, anche strutturali, l’impatto di ISIS rimane quasi invariato. Prima di tutto, la minaccia del gruppo islamico ha un ruolo nella presenza internazionale in Siria, che resta dispiegata con una valenza politica inattaccabile (la sicurezza). In secondo luogo, ISIS funge da collante tra attori con obiettivi politici diversi, dove le divergenze sono evidenti su diversi punti chiave (governo e SDF, Stati Uniti e SDF). Questi fenomeni finiscono per rimandare i nodi politici in nome della causa comune, intessendo ancora una volta la Siria in una cornice securitaria ed emergenziale.

Questa lettura porta ISIS ad essere visto come un attore troppo debole per attivarsi in modo massiccio, come fece nel 2014, ma anche abbastanza rilevante da mantenere attive delle alleanze, le quali sono sicuramente provvisorie a causa delle incompatibilità politiche. Di conseguenza, lo Stato Islamico è strategico nel rallentamento della ricostruzione della Siria.

Come annunciato, gli Stati Uniti lavoreranno nella direzione di una diminuzione delle proprie risorse sul territorio; tuttavia è probabile che manterranno una capacità aerea e di coordinazione sull’area, affidandosi al governo centralizzato e alla coordinazione internazionale. Contemporaneamente, il governo di transizione procederà nel tentativo di unificazione delle fazioni, contenendo le tendenze indipendentiste delle SDF. Essendo esse attualmente indispensabili per il contenimento di ISIS, il loro ruolo di sicurezza potrebbe essere mantenuto.

In conclusione, le alleanze attuali potrebbero rimanere attuali, ma la loro operatività modificarsi. In questo quadro, in Siria ISIS rimarrà una forza gestibile, seppur non completamente eliminabile, e per lo più disturbante per la risoluzione delle questioni politiche.

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