Il processo di distensione

Fonte: https://www.newyorker.com/news/daily-comment/what-every-candidate-could-learn-from-j-f-k

Dalla metà degli anni ‘60 inizio anni ‘70 del Novecento le relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica cambiano. I due Paesi iniziano a dialogare per limitare l’utilizzo degli armamenti nucleari. Nel 1962 si verifica la crisi dovuta ai missili di Cuba, momento particolarmente teso tra USA e URSS che poteva preludere allo scontro nucleare. 

La crisi dei missili di Cuba  

Cuba è un’isola a sud degli Stati Uniti, situata tra Mar dei Caraibi, Golfo del Messico e l’Oceano Atlantico. A partire dalla seconda metà del ‘800 gli Stati Uniti ormai, in espansione del proprio territorio (verso Ovest) si interessarono all’isola di Cuba che iniziava a ribellarsi al controllo spagnolo. Nel 1898 gli Stati Uniti intervennero in favore di Cuba: ebbe inizio la guerra ispano-americana. La guerra si concluse con la vittoria statunitense con la firma del trattato di Parigi nel dicembre del 1898. Nel trattato venne imposta alla Spagna la rinuncia di Cuba e di altre isole fino a quel momento sotto controllo spagnolo, come Porto Rico, Guam e Filippine cedute agli Stati Uniti. Cuba divenne indipendente ma di fatto era un protettorato statunitense. Infatti, con l’emendamento Platt, si stabilì qualora fosse stato necessario, l’intervento del governo statunitense negli affari interni di Cuba. 

La nascita della questione cubana si può far risalire già al periodo in cui l’Unione Sovietica cercava di diffondere il comunismo. Nel 1952 a Cuba, il generale Batista salì al potere con un colpo di Stato. Successivamente dei rivoluzionari cercarono di sovvertire il governo Batista, infatti il 26 luglio del 1953 guidati da Fidel Castro assalirono la caserma nella provincia orientale la Moncada ma l’intervento non ebbe successo.  Questi eventi portarono Castro ad organizzarsi e, seppur in esilio, nel 1956 fonda il movimento del 26 Luglio e, nel 1959 prese il potere. Inizialmente, l’operato di Castro era visto favorevolmente dagli Stati Uniti che credevano potesse portare democrazia in America Latina. I rapporti tra Stati Uniti e Cuba si incrinarono in seguito alla riforma agraria e alle nazionalizzazioni dell’industria che privarono le imprese statunitensi delle raffinerie di zucchero già insediate. Castro si avvicina sempre di più all’URSS stabilendo degli accordi commerciali.

 È un momento di transizione negli Stati Uniti, nel novembre 1960 viene eletto J.F. Kennedy del Partito democratico, dovette affrontare la situazione venutasi a creare a Cuba ormai alleata dell’Unione Sovietica. Nel 1961 Kennedy propone un piano di sovvertimento del regime castrista. Il suddetto piano coordinato dalla CIA, si dovette attuare con l’aiuto degli esuli anticastristi che sarebbero sbarcati nella Baia di Porci. Operazione che risultò fallimentare in quanto le possibili informazioni della CIA circa la mancanza di approvazione a Castro da parte della popolazione risultarono errate. Questo evento comportò un momento di difficoltà a livello interno e internazionale per Kennedy ma non rinunciò all’idea di destabilizzare il regime che rappresentava una minaccia per gli Stati Uniti. 

Kennedy cercò innanzitutto un’opposizione verso il regime castrista nel foro internazionale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA).Riuscì nel suo intento: nel 1962 l’OSA stabilisce l’allontanamento di Cuba dall’organizzazione. Inoltre, gli Stati Uniti rinsaldano “l’Alleanza per il Progresso” con lo scopo di combattere l’arretratezza e la povertà che poteva alimentare l’ideologia comunista nell’America Latina. Da parte statunitense intanto, continuarono i piani per destabilizzare il regime cubano con l’Operazione Mangusta. Castro consapevole di questi piani, si rivolge a Mosca per una difesa del regime: nel 1962 Cuba e Unione Sovietica siglarono un accordo di difesa che inizia ad essere implementato. Tale piano prevedeva la costruzione di impianti missilistici a Cuba orientati verso le coste statunitensi. 

Tra agosto e settembre 1962 arrivarono le prove di cosa stesse accadendo nell’isola. Gli aerei spia statunitensi U2 sorvolarono Il Mar dei Caraibi e notarono il progresso delle installazioni militari; il 15 ottobre dello stesso anno le foto degli aerei spia vengono portate alla luce del Presidente. Da quel momento inizia la crisi dei missili di Cuba fino al 28 ottobre. 

Gli Stati Uniti optarono per un blocco navale verso l’isola in modo tale che navi sovietiche non potessero perfezionare l’installazione dei missili. Il 22 Ottobre Kennedy parla in pubblico dell’evoluzione della crisi di Cuba. Nei giorni seguenti si diede inizio al blocco navale. Erano momenti molto tesi a livello internazionale, si temeva che si potessero utilizzare degli ordigni nucleari. La situazione si sblocca con una serie di messaggi tra Kennedy e Kruscev. Il 28 Ottobre gli Stati Uniti chiesero la completa rimozione dei missili dall’isola e l’impegno da parte dell’Unione Sovietica di non produrre più installazioni missilistiche. In cambio gli Stati Uniti si sarebbero impegnati per trovare degli accordi sugli armamenti e ripristinare la sicurezza generale. Entrambi i governi, statunitense e sovietico, mostrarono prove di buona volontà per la costruzione di una pace e convivenza tra i due Stati. 

Limitazione degli armamenti 

All’indomani della crisi dei missili di Cuba le due potenze iniziarono a dialogare sul disarmo e un primo passo si raggiunse il 5 agosto del 1963 con la firma del Limited Test Ban Treaty (LTBT) tra Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito. Il trattato impose il divieto degli esperimenti nucleari nell’atmosfera, nello spazio extra-atmosferico e sott’acqua. 

Il passo decisivo nella limitazione degli armamenti, si ebbe con il Nuclear Non Proliferation Treaty, firmato il 1° luglio 1968. Il suddetto trattato riguardava la non proliferazione nucleare e comprendeva fasi successive, il disarmo e, l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare. Il trattato è stato firmato da Paesi che disponevano già dell’arma nucleare ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione Sovietica. Questi Paesi erano autorizzati a possedere l’arma atomica ma con il divieto di trasferire ad altri Paesi sprovvisti, ordigni nucleari. 

Il dialogo sulla limitazione degli armamenti strategici divenne più intenso, prosegue con l’arrivo di Nixon alla Casa Bianca: si arriva all’accordo per le limitazioni degli armamenti strategici con la firma del SALT I il 26 maggio 1972. 

Il SALT I prevedeva due trattati: 

  • il primo sui missili antibalistici, ossia l’ammissibilità di due sistemi antimissile per parte: uno per le capitali (Washington e Mosca) e l’altro a protezione della base più importante.
  • il secondo riguardava la limitazione delle armi strategiche (accordo provvisorio della durata di cinque anni). Questa accordo prevedeva il congelamento degli arsenali nucleari. Inoltre al completamento di questo accordo vennero decise le limitazioni agli ordigni dei sommergibili e ai bombardieri strategici. 

Nel 1973 i contatti tra i due blocchi proseguono e, nell’agosto 1975 si arriva agli accordi di Helsinki firmati da trentacinque Paesi. Accordi che riguardavano la sicurezza e cooperazione in Europa in tema securitario riconoscendo il principio della non interferenza negli affari altrui, si sostenne anche una cooperazione in campo economico tecnologico e ambientale e venne riconosciuta l’importanza del rispetto dei diritti umani e la libertà di pensiero e di religione. Segno che tra i due blocchi si voleva una convivenza pacifica. 

In questo contesto di distensione, gli Stati Uniti dovettero affrontare lo scandalo Watergate che porta alle dimissioni del Presidente Nixon, di conseguenza il processo di distensione si affievolisce. 

Proseguo del dialogo e dissoluzione dell’URSS

Il dialogo riprende, soprattutto in conseguenza alla crisi degli euromissili. Crisi che consisteva nell’installazione di missili da parte sovietica, in Europa Orientale, in risposta a quelli statunitensi installati nel 1959 in Turchia.  Da parte dell’Alleanza Atlantica si decise di dispiegare missili in Europa Occidentale.  Intanto vengono firmati il 18 giugno 1979 gli accordi SALT II a Vienna che prevedevano il tetto massimo degli armamenti in base al principio della parità dei reattori nucleari. 

Nello stesso anno, l’Unione Sovietica decise di invadere l’Afghanistan in supporto al leader Kermal per deporre il Presidente Amin. Impresa che si rilevò fallimentare per l’esercito.

La situazione interna dell’Unione sovietica precipitò ulteriormente agli inizi degli anni ’80. L’URSS si trova ad affrontare movimenti di protesta in Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia. L’Unione Sovietica nel 1985 cambia leadership, diventa nuovo Segretario del Partito Sovietico, Gorbaciov che eredita una situazione economica difficile.  Gorbaciov promosse una serie di riforme come la perestrojka, ricostruzione del sistema economico sovietico e la glasnost ossia trasparenza e liberalizzazione nel sistema sovietico. Queste riforme non ebbero l’effetto sperato.

 Intanto, proseguono i rapporti con gli Stati Uniti: nel 1986 al vertice di Reykjavík Reagan e Gorbaciov si incontrano, vertice che costituì un segnale di disgelo tra i due Paesi. L’incontro porta l’anno seguente, alla firma del Trattato IFNriguardante la limitazione degli armamenti nucleari e ponendo fine alla crisi degli euromissili in Europa. 

Le riforme di Gorbaciov risultarono fallimentari. L’instabilità politica e sociale che dilagavano nell’URSS la portarono alla sua dissoluzione il 26 dicembre del 1991. Evento che ha come conseguenza il proseguo dell’indipendenza delle Repubbliche sovietiche già iniziate nel 1990. Si assiste alla nascita di tanti Stati quindi si passa da un mondo bipolare ad uno multipolare.

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