Il movimento Houthi in Yemen e le sue relazioni bilaterali con Stati Uniti e Israele

Questa analisi si propone di fornire una comprensiva valutazione geopolitica del movimento Houthi e delle sue relazioni con gli Stati Uniti e Israele, esaminando le sue radici storiche, la sua ideologia e il suo ruolo nel conflitto yemenita, nonché le dinamiche di potere regionali che plasmano queste complesse interazioni.

Introduzione

Il movimento Houthi, emerso negli anni ‘90 come gruppo islamista sciita Zaydi nello Yemen settentrionale, si è evoluto da movimento teologico yemenita a significativo attore non statale in Medio Oriente, radicandosi in una comunità minoritaria dello sciismo e sfruttando la posizione strategica dello Yemen sul vitale stretto di Bab al-Mandab. 

La sua ideologia, intrisa di un forte sentimento anti-americano e anti-israeliano, lo ha portato a un conflitto prolungato con il governo yemenita e a un coinvolgimento nelle dinamiche di potere regionali come parte dell’“Asse della Resistenza” guidato dall’Iran, trasformando i rapporti con gli Stati Uniti da una storica diffidenza a un confronto militare diretto. In maniera analoga al deterioramento delle relazioni con gli Stati Uniti, l’opposizione ideologica a Israele si è tradotta in attacchi missilistici e con droni. Inoltre, l’azione di attori esterni, come Iran ed Hezbollah, ha esercitato un’influenza determinante sulle capacità e sulle ambizioni del movimento, le cui implicazioni geopolitiche, segnatamente la crisi del Mar Rosso, hanno posto in risalto la portata globale delle sue azioni in termini di commercio marittimo e stabilità regionale. La comprensione di tali complesse interazioni si rivela pertanto essenziale per prefigurare i futuri sviluppi e le possibili evoluzioni del conflitto yemenita e del più vasto scenario regionale.

La genesi e l’ideologia del movimento Houthi

La genesi e l’impianto ideologico del movimento Houthi si inscrivono nel solco dello Zaydismo, una scuola di pensiero islamico sciita di radicata e storica presenza nello Yemen, con una genesi risalente al IX secolo dell’era comune.

Lo Zaydismo, in quanto terza corrente dello Sciismo, si connota per una marcata ostilità verso gli Stati Uniti e lo Stato di Israele. Un principio cardine di tale dottrina teologica risiede nella convinzione che la leadership spirituale della comunità musulmana, incarnata dalla figura dell’Imam, debba discendere direttamente dal Profeta Maometto, attraverso la linea di Hasan e Hussein. Tale figura, inoltre, non dovrebbe limitarsi a un ruolo di guida spirituale, ma assurgere anche a capo dello Stato. 

Il primo nucleo statuale teocratico Zaydi fu fondato da Yahya bin al-Husayn nell’anno 893 d.C. nel territorio corrispondente all’attuale governatorato di Sa’ada. Gli Imam Zaydi esercitarono il potere politico nello Yemen settentrionale per un considerevole lasso di tempo, determinando un relativo isolamento del Paese dal contesto internazionale. 

Nel settembre del 1962, forze rivoluzionarie yemenite deposero l’Imamato, instaurando un sistema repubblicano; tuttavia, le regioni a prevalenza Zaydi rimasero ai margini della sfera politica centrale.

In tale prospettiva, la prolungata tradizione di dominio Zaydi costituisce un elemento contestuale di primaria importanza per la comprensione dell’aspirazione del movimento Houthi al ristabilimento del potere politico nella regione. La memoria storica del pregresso dominio Zaydi alimenta la loro ambizione di riaffermare l’egemonia politica sciita nello Yemen, configurando la loro attuale lotta non meramente come una reazione a eventi contingenti, bensì come la prosecuzione di un’aspirazione di lungo periodo.

Il movimento Houthi, pertanto, emerso agli albori degli anni ‘90 del secolo scorso, si configura come un’emanazione del movimento di rinascita Zaydi. La sua prima organizzazione formale, denominata “Gioventù Credente” (BY), fu fondata nel 1992 nel governatorato di Sa’ada. Il BY istituì circoli scolastici e campi estivi con l’obiettivo di promuovere la revitalizzazione dello Zaydismo e, sotto la guida di Hussein Badreddin al-Houthi, condusse una ribellione contro il governo centrale nell’anno 2004. In seguito alla morte di al-Houthi, la leadership del gruppo fu assunta dal fratello, Abdul-Malik al-Houthi, attuale figura di riferimento del movimento.

Nel corso degli anni, il movimento ha subito una significativa trasformazione, evolvendo da un’entità a vocazione teologica a un’insurrezione armata. L’iniziale focalizzazione sulla riaffermazione religiosa si è progressivamente orientata verso l’azione politica e militare, in risposta alla percepita minaccia all’integrità della comunità Zaydi da parte del governo centrale e alla diffusione del Wahhabismo di matrice saudita. Tale senso di assedio e l’imperativo di difesa della propria identità hanno agito da catalizzatore per la radicalizzazione del movimento.

Gli Houthi si collocano in un’alleanza strategica con il cosiddetto “Asse della Resistenza” guidato dall’Iran, perseguendo l’obiettivo di espellere l’influenza statunitense dal Medio Oriente, di ottenere la distruzione dello Stato di Israele e di istituire un Califfato islamico con Gerusalemme come suo fulcro. Al fine di realizzare tali ambiziosi obiettivi ideologici, essi postulano la necessità di uno stato di conflitto permanente.

Ulteriormente, sebbene si presentino ufficialmente come un movimento islamista sciita Zaydi, gli Houthi aderiscono alla scuola Jafari, una corrente più rigorista riconducibile alla discendenza dello Sciismo dei Dodici Imam, sostenendo che il loro diritto divino di governare non sia circoscritto allo Yemen, ma si estenda all’intero universo. Questa ideologia, profondamente radicata nel fondamentalismo religioso e alimentata da un sentimento anti-occidentale, con particolare riferimento all’ostilità anti-americana e anti-israeliana, fornisce la giustificazione per le loro azioni aggressive e delinea i loro obiettivi a lungo termine, rendendo estremamente ardua qualsiasi prospettiva di riconciliazione con gli Stati Uniti o Israele senza una radicale metamorfosi del loro stesso quadro ideologico.

Il ruolo degli Houthi nella guerra civile yemenita e nelle dinamiche di potere regionali
Il movimento Houthi ha intrapreso un’insurrezione armata contro il governo yemenita a partire dal 2004, capitalizzando sul diffuso malcontento popolare in relazione alla corruzione governativa e alla marginalizzazione delle comunità sciite Zaydi, incrementando progressivamente la propria sfera di influenza. Nel settembre del 2014, gli Houthi hanno poi assunto il controllo della capitale yemenita, Sanaa, attraverso un’azione assimilabile a un colpo di stato, evento che ha sancito lo scoppio della guerra civile yemenita nello stesso anno. Da allora, gli Houthi si sono affermati come una delle principali fazioni belligeranti, esercitando il controllo su una porzione significativa del territorio yemenita e su oltre i due terzi della popolazione nazionale

Contestualmente, l’ascesa degli Houthi ha innescato una complessa dinamica di potere a livello regionale: l’Arabia Saudita, infatti, interpretando gli Houthi, sostenuti dall’Iran, come una minaccia diretta alla stabilità del Golfo Persico e all’egemonia sunnita nella regione, ha guidato una coalizione militare in Yemen a partire dal 2015 con l’obiettivo di contrastarli direttamente.

L’Iran, dal canto suo, svolge un ruolo centrale nel finanziamento e nell’armamento degli Houthi, impiegandoli nell’ambito di una strategia più ampia volta all’espansione della propria influenza e alla contestazione dell’egemonia saudita nella penisola arabica. Gli Houthi, a loro volta, beneficiano delle risorse e della competenza iraniana, fattori che contribuiscono al rafforzamento della loro posizione nel contesto del conflitto yemenita.

Pertanto, gli Houthi si configurano come attori-clienti di primaria importanza all’interno del cosiddetto “Asse della Resistenza” guidato dall’Iran, aderendo con fermezza alla sua retorica e alla sua agenda anti-imperialista. Inoltre, essi rivestono un ruolo centrale nel conflitto per procura regionale tra Iran e Arabia Saudita, rendendo le loro azioni intrinsecamente connesse al più ampio scenario geopolitico mediorientale.

In questo contesto, gli Houthi hanno altresì dimostrato notevoli capacità militari, in particolare attraverso l’impiego di missili balistici, missili da crociera e veicoli aerei senza equipaggio (UAV). Il loro accesso ad armamenti avanzati, in larga misura forniti dall’Iran, sottolinea la loro posizione di attore regionale significativo dotato di una crescente forza militare. A tal proposito, gli Houthi hanno dimostrato la capacità di colpire obiettivi in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, rappresentando una minaccia concreta alla stabilità regionale e alla sicurezza della navigazione internazionale. È stata precisamente l’acquisizione di armamenti sofisticati a trasformare gli Houthi da un’insurrezione locale in un attore regionale in grado di sfidare potenze consolidate ed è proprio questa acquisita forza militare che costituisce un elemento chiave per comprendere la loro assertiva politica estera, in particolare la loro propensione a impegnarsi in conflitti con gli Stati Uniti e Israele.

Rapporti Houthi-USA: dalla diffidenza al confronto diretto

Le relazioni bilaterali tra gli Stati Uniti e lo Yemen presentano una genesi risalente alla metà del XX secolo. Il riconoscimento statunitense del Regno Mutawakkilita dello Yemen nel 1946 e della Repubblica Araba dello Yemen (Yemen del Nord) negli anni 1962-63 costituirono i primi passi verso l’instaurazione di relazioni diplomatiche, formalizzate nel 1972.

Nel contesto della guerra civile yemenita, gli Stati Uniti hanno fornito supporto logistico e di intelligence alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita – impegnata nel conflitto contro gli Houthi – e al governo centrale yemenita.

Parallelamente, il movimento Houthi ha storicamente coltivato un sentimento anti-americano, profondamente radicato nella propria ideologia che identifica gli Stati Uniti come sostenitori dello Stato di Israele e come entità interferente negli affari del Medio Oriente, determinando una relazione improntata sulla reciproca diffidenza.

In seguito all’acuirsi del conflitto israelo-palestinese nell’ottobre 2023, gli Houthi hanno intensificato la propria ostilità nei confronti degli Stati Uniti attraverso una serie di attacchi diretti a navi mercantili transitanti nel Mar Rosso, rivendicando tali azioni come espressione di solidarietà con la popolazione palestinese e come strumento di pressione su Israele per la cessazione dell’offensiva nella Striscia di Gaza.

In risposta a tali attacchi, gli Stati Uniti hanno dato avvio all’operazione multinazionale “Prosperity Guardian con l’obiettivo di tutelare la libertà di navigazione nel Mar Rosso. Inoltre, in coordinamento con il Regno Unito, hanno intrapreso una serie di attacchi militari diretti contro obiettivi Houthi in Yemen, focalizzandosi su infrastrutture militari. In tal modo, gli Stati Uniti si sono configurati come attori centrali di uno sforzo più ampio volto a dissuadere l’aggressione Houthi e a proteggere gli interessi internazionali e degli alleati nella regione.

Dunque, gli attacchi Houthi alla navigazione internazionale hanno rappresentato una significativa escalation nella loro relazione con gli Stati Uniti, conducendo a un confronto militare diretto e alla conseguente designazione ufficiale del gruppo come organizzazione terroristica straniera (FTO).

Recentemente, a maggio 2025, sono emerse notizie relative a un accordo di cessate il fuoco tra gli Stati Uniti e gli Houthi, mediato dal Sultanato dell’Oman. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilasciato una dichiarazione in cui si prospettava la potenziale interruzione delle operazioni di bombardamento contro il gruppo Houthi, subordinata all’impegno di quest’ultimo a cessare le azioni ostili dirette alle imbarcazioni nel Mar Rosso

Tuttavia, permangono incertezze in merito alla specificità e alla portata di questo presunto accordo: in particolare, si evince chiaramente che la cessazione delle ostilità concordata con gli Stati Uniti non si estendeva alla cessazione delle operazioni militari condotte contro lo Stato di Israele.

Tale divergenza nei termini dell’accordo evidenzia la complessità delle dinamiche sottostanti la sua effettiva portata e la sua potenziale durata. Nonostante i possibili sforzi di de-escalation finalizzati a garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Rosso, la profonda opposizione ideologica manifestata dal gruppo Houthi e la loro costante attenzione al conflitto israelo-palestinese suggeriscono una probabile persistenza delle tensioni con gli Stati Uniti.

Sebbene l’accordo di cessate il fuoco possa determinare una temporanea riduzione delle ostilità, le premesse ideologiche e gli obiettivi strategici degli Houthi inducono alla cautela in merito alla stabilità e alla definitiva risoluzione delle controversie in atto.

In particolare, la ferma opposizione degli Houthi nei confronti di Israele e il loro allineamento con l’agenda regionale dell’Iran indicano che, anche in assenza di rinnovate tensioni con gli Stati Uniti, permane un’elevata probabilità che le loro azioni siano percepite come una minaccia agli interessi statunitensi o alla stabilità regionale.

Rapporti Houthi-Israele: uno scontro ideologico

L’ostilità del movimento Houthi nei confronti di Israele affonda le proprie radici in una profonda commistione di ideologia religiosa e politica. Gli Houthi percepiscono Israele come un “nemico dell’Islam” e un elemento integrante del “progetto americano” nella regione mediorientale. Il loro stesso slogan, che include esplicitamente espressioni quali “morte a Israele” e “maledizione agli ebrei”, evidenzia la natura intrinsecamente antisemita del loro sistema di pensiero. Uno degli obiettivi primari dichiarati dal movimento, infatti, consiste nella distruzione dello Stato di Israele e nell’istituzione di un Califfato islamico centralizzato, con Gerusalemme quale capitale designata. 

Pertanto, gli attacchi perpetrati dagli Houthi contro Israele sono intimamente connessi al loro sistema di credenze religioso e politico, configurandosi come un aspetto ineludibile della loro visione del mondo e un impulso primario delle loro azioni. Il rifiuto ideologico di Israele trascende una mera posizione politica, rappresentando una convinzione basilare che plasma l’identità e la ragion d’essere del movimento Houthi. Questa profonda avversione rende estremamente improbabile qualsiasi forma di dialogo diretto o di riconciliazione con Israele in assenza di una radicale trasformazione ideologica all’interno del movimento stesso.

In coerenza con i propri principi ideologici, gli Houthi hanno intrapreso una serie di azioni, sia dirette che indirette, nei confronti di Israele: a partire dall’inizio del conflitto tra Israele e Hamas nell’ottobre del 2023, per manifestare solidarietà con la causa palestinese, gli Houthi hanno lanciato con regolarità missili balistici e droni contro il territorio israeliano. Sebbene la maggior parte di tali attacchi siano stati intercettati dai sistemi di difesa aerea israeliani o da unità navali statunitensi dispiegate nel Mar Rosso, alcuni sono riusciti a penetrare le difese, causando danni. Gli Houthi hanno inoltre preso di mira navi nel Mar Rosso presumibilmente collegate a Israele, determinando ulteriori interruzioni del traffico marittimo. In risposta a tali azioni, Israele ha condotto diverse incursioni aeree di rappresaglia contro infrastrutture Houthi in Yemen, prendendo di mira siti lungo la costa del Mar Rosso, aeroporti e presunte strutture di produzione di armamenti.

Gli attacchi contro Israele, pur essendo spesso neutralizzati, elevano il profilo regionale del gruppo come attore chiave all’interno del cosiddetto “Asse della Resistenza”, che comprende diverse organizzazioni militanti sostenute dall’Iran e ostili sia a Israele che agli Stati Uniti, e potenzialmente ottengono sostegno interno, allineandosi con il sentimento ampiamente condiviso riguardo alla questione palestinese. Inoltre, le azioni degli Houthi introducono una nuova dimensione nel conflitto arabo-israeliano, con un attore non statale con base geografica distante da Israele che si impegna direttamente nelle ostilità: in particolare, la loro capacità di colpire obiettivi in profondità nel territorio israeliano ha avuto un impatto significativo, introducendo nuove sfide per la sicurezza di Israele e suscitando preoccupazione riguardo alle loro capacità militari e alla possibilità di pervenire a una risoluzione duratura del conflitto.

L’influenza di attori esterni: il ruolo di Iran ed Hezbollah

L’Iran si configura come un sostenitore cruciale del movimento Houthi, fornendo un significativo apporto in termini di risorse militari, finanziarie e logistiche. Tale sostegno si è rivelato determinante nel potenziamento delle capacità militari degli Houthi, in particolare nello sviluppo e nell’acquisizione di missili e tecnologia di droni. L’Iran considera gli Houthi un partner strategico nell’ambito della propria agenda regionale, consentendogli di proiettare influenza nel Mar Rosso, di minacciare rivali regionali come l’Arabia Saudita e di esercitare pressione sugli Stati Uniti e su Israele. D’altra parte, il supporto iraniano è fondamentale per la capacità degli Houthi di condurre le proprie attività regionali, inclusi gli attacchi diretti contro Stati Uniti e Israele, evidenziando l’interconnessione dei conflitti regionali e il ruolo degli sponsor statali. In assenza del costante afflusso di armamenti, addestramento e risorse finanziarie provenienti dall’Iran, è probabile che gli Houthi non possiederebbero le avanzate capacità militari necessarie per minacciare la navigazione internazionale e lanciare attacchi contro Israele. 

Inoltre, si riscontrano affinità ideologiche e potenziali connessioni operative tra gli Houthi ed Hezbollah, entrambi considerati attori chiave all’interno del cosiddetto “Asse della Resistenza” guidato dall’Iran. Sono state infatti riportate segnalazioni indicanti che Hezbollah avrebbe fornito addestramento ed esperienza agli Houthi, contribuendo al miglioramento delle loro tattiche militari e delle loro capacità operative. 

La crisi del Mar Rosso

Gli attacchi perpetrati dal movimento Houthi nei confronti delle navi transitanti nel Mar Rosso hanno generato ripercussioni di vasta portata sul commercio marittimo globale e hanno evidenziato l’abilità degli Houthi nell’esercitare la loro influenza su scala globale. 

A seguito di tali attacchi, lo stretto di Bab-al-Mandab si è trasformato in una zona ad alto rischio, costringendo numerose compagnie di navigazione a optare per la rotta più lunga e dispendiosa circumnavigando il Capo di Buona Speranza in Africa. Tale interruzione ha determinato un incremento dei costi di spedizione, ritardi nelle consegne e una maggiore incertezza per le catene di approvvigionamento globali. Parallelamente, i costi assicurativi per le navi che attraversano il Mar Rosso hanno subito un aumento considerevole, gravando ulteriormente sulle finanze delle compagnie di navigazione.

In risposta alla minaccia rappresentata dagli attacchi Houthi, gli Stati Uniti hanno guidato la formazione della coalizione internazionale “Prosperity Guardian” per proteggere la navigazione nel Mar Rosso e hanno contestualmente condotto, con il Regno Unito, attacchi militari diretti contro obiettivi Houthi in Yemen. Tuttavia, nonostante tali iniziative internazionali, la resilienza e la persistente capacità degli Houthi di minacciare la sicurezza marittima hanno limitato l’efficacia delle misure dissuasive. Ciò suggerisce la necessità di una strategia globale e multiforme – comprendente l’impegno diplomatico, la pressione sull’Iran e, potenzialmente, l’analisi delle dinamiche interne del conflitto yemenita – che superi la mera deterrenza militare per affrontare le cause profonde della crisi: infatti, sebbene le azioni militari possano temporaneamente interrompere le capacità degli Houthi, esse non intervengono sulle motivazioni ideologiche sottostanti e non permettono di pervenire a una risoluzione sostenibile.

So what e ipotesi speculativa

Best Case: de-escalation e soluzione politica

Ipotesi

In uno scenario ideale, si assisterebbe a una distensione regionale e a un minor coinvolgimento esterno, specialmente dell’Iran. Questo favorirebbe una spinta diplomatica che porterebbe gli Houthi, il governo yemenita e le altre fazioni a negoziare seriamente. Un accordo tra Arabia Saudita e Iran sarebbe cruciale, con effetti positivi sullo Yemen. Gli Houthi si mostrerebbero più aperti a compromessi politici, magari in cambio di un posto nel governo e della fine del blocco economico. La comunità internazionale, a sua volta, sosterrebbe attivamente la ricostruzione e lo sviluppo.

Impatti

Si assisterebbe alla fine degli attacchi nel Mar Rosso, con benefici per il commercio globale. L’aiuto umanitario raggiungerebbe più facilmente la popolazione yemenita, alleviando la crisi. Si formerebbe un governo di unità nazionale inclusivo, l0influenza degli estremisti diminuirebbe e si aprirebbero opportunità per la ripresa economica e la ricostruzione del Paese.

Strategie

Per concretizzare questo scenario sarebbe necessario un forte impegno nella mediazione regionale e internazionale, coinvolgendo tutti gli attori. Bisognerebbe offrire incentivi economici e politici agli Houthi per farli partecipare ai negoziati. Un coordinamento efficace degli aiuti sarebbe fondamentale per rispondere alle emergenze e pianificare la ripresa a lungo termine. Promuovere il dialogo tra le diverse componenti yemenite sarebbe un passo cruciale per una pace duratura, così come mantenere la pressione diplomatica sugli attori esterni affinché smettano di sostenere militarmente le fazioni in conflitto e si impegnino per la pace.

Worst Case: escalation e conflitto prolungato

Ipotesi

Nello scenario peggiore, invece, le tensioni regionali si inasprirebbero, con un coinvolgimento sempre più diretto di attori esterni come l’Iran e gli Stati Uniti. La diplomazia fallirebbe, portando a uno stallo totale. Gli Houthi continuerebbero quindi la loro offensiva interna e gli attacchi nel Mar Rosso, spinti da ideologie e supportati da potenze esterne. Di contro, Arabia Saudita e alleati intensificherebbero le loro operazioni in Yemen. La già disastrosa situazione umanitaria peggiorerebbe ulteriormente a causa del conflitto prolungato e delle continue difficoltà nell’accesso agli aiuti.

Impatti

Le conseguenze di questo scenario sarebbero gravi: il conflitto in Yemen degenererebbe e si estenderebbe nella regione, con un tragico aumento di vittime civili e sfollati. Gli attacchi Houthi nel Mar Rosso persisterebbero o aumenterebbero, bloccando il commercio marittimo globale e facendo lievitare i costi a livello internazionale. Potrebbe verificarsi uno scontro militare diretto tra Houthi e Stati Uniti, con ripercussioni regionali imprevedibili. L’influenza dei gruppi estremisti in Yemen si rafforzerebbe nel caos del conflitto prolungato. L’intero Medio Oriente vivrebbe una maggiore instabilità e insicurezza, con un impatto negativo sui mercati energetici e sulla sicurezza globale.

Strategie

Per fronteggiare questo scenario sarebbe cruciale rafforzare le misure di deterrenza militare nel Mar Rosso al fine di proteggere la navigazione internazionale. Parallelamente, si dovrebbero mantenere aperti canali di comunicazione con tutti gli attori rilevanti, inclusi gli Houthi e l’Iran. Sarebbe poi imperativo continuare a fornire aiuti umanitari urgenti alla popolazione yemenita e lavorare in stretta collaborazione con i partner regionali e internazionali per esercitare una maggiore pressione diplomatica sull’Iran affinché cessi il suo sostegno militare agli Houthi e si impegni attivamente nella promozione di una soluzione politica negoziata. 

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