CDU e SPD hanno raggiunto un accordo di coalizione che renderà Merz il nuovo cancelliere, subito impegnato a sfide storiche per il proprio Paese.
In Germania la CDU, primo partito nelle elezioni dello scorso 23 febbraio, ha trovato e presentato un accordo di coalizione con l’SPD, il partito socialdemocratico del cancelliere uscente Olaf Scholz. Il cancelliere entrante Friedrich Merz (CDU) raggiunge così l’obiettivo prefissatosi di avere un governo entro Pasqua per poter affrontare con urgenza le tante criticità che il Paese tedesco si trova davanti oggi.
Maggioranza risicata
L’accordo forma una Große Koalition ormai molto poco Große: l’accordo tra CDU ed SPD viene storicamente chiamato così perché rappresenta la coalizione tra le due tradizionali maggiori forze politiche del Paese. Tuttavia nel corso degli anni il consenso verso i due gruppi si è progressivamente eroso, complice soprattutto la crescita della forza di destra AfD. Così quella su cui potrà contare Merz è una maggioranza risicata di poco più di 10 parlamentari al Bundestag. Di più: nell’altra camera, il senato federale (Bundesrat) ci sarà bisogno anche del supporto dei Verdi. Non la migliore della condizioni per Merz. Inoltre le concessioni che il futuro cancelliere ha dovuto necessariamente fare a favore di SPD e Verdi sembrano aver provocato già qualche malumore all’interno dell’elettorato, con alcuni sondaggi che segnalano per la prima volta AfD come primo partito del Paese.
Il futuro governo
L’accordo di governo in Germania è una cosa seria: non si tratta di un elenco di parole di intesa bensì di un vero contratto, dunque di un accordo maggiormente stringente. Per via delle scarse alternative di coalizione che il risultato delle elezioni ha presentato l’SPD, nonostante la sconfitta elettorale, otterrà con ogni probabilità circa lo stesso numero di ministeri della CDU, oltre ai 3 che saranno dati alla gemella bavarese di quest’ultima (CSU). Da sottolineare in particolare due nomine significative: il ministero della difesa rimarrà nelle mani del socialdemocratico Oscar Pistorius, al momento l’esponente politico più popolare del Paese e sostenitore del rafforzamento militare tedesco. Altro dato da evidenziare è il ministero degli esteri che dovrebbe andare alla CDU, cosa che non succedeva dal governo Erhard II nel 1966: in questa delicata fase dovuta al contesto geopolitico internazionale, Merz vuole avere maggiore controllo sulla politica estera del Paese, nella consapevolezza che tale punto sarà determinante già nelle prossime settimane.
Le sfide di Berlino
Il nuovo governo ha davanti ardue sfide. Berlino si trova infatti a dover affrontare il continuo deterioramento dei suoi assi portanti degli ultimi decenni dal punto di vista economico-commerciale, energetico e militare. Da ultimo la crescente incertezza nelle relazioni transatlantiche con Washington, che hanno già avuto i primi storici effetti con l’avvio di una politica economica anti-austerità per aumentare, tra le altre cose, gli investimenti militari. Una beffa per uno storico atlantista convinto quale Friedrich Merz. Per questo stupisce, ma di questi tempi non dovrebbe, che sia stato proprio Merz a sollevare la necessità di rivedere le relazioni con Washington e di spingere a un’indipendenza europea dalla potenza americana, prima di ritrattare almeno parzialmente sottolineando l’importanza per l’Europa e la Germania di mantenere vivo il legame con gli Stati Uniti pur rafforzando le iniziative tedesche ed europee. Come a dire: stiamo al bluff statunitense e puntiamo a una maggiore autonomia ma consapevoli dell’utopia di fare a meno degli USA quantomeno nel breve-medio periodo.
L’eterna svolta militare che verrà
Merz avrà dunque il compito di traghettare Berlino nel nuovo mondo, un mondo dove la Germania dovrà assumersi, volente o nolente, maggiori responsabilità ma dovrà al contempo conciliare tutto ciò con l’accettazione da parte dei propri vicini di un maggiore attivismo teutonico. Merz dovrà infatti tranquillizzare i vicini che l’eventuale riarmo tedesco avverrà per l’Europa, non contro l’Europa. Compito di per sé arduo, reso ancor più difficile dal disporre, per questa storica transizione, di una popolazione non più avvezza ai sacrifici necessari.
Assicurare ai tedeschi che la Zeitenwende – la svolta epocale di cui si discute da tre anni – sia una necessità, che un maggiore riarmo e maggiori spese militari debbano essere intraprese per il bene e la sicurezza del Paese e del continente ma che ciò non comprometterà il benessere e lo Stato sociale di cui gode la Germania è la maggiore sfida che attende Merz. D’altronde non si tratta solo di limiti politico-culturali, bensì anche tecnici: non basta spendere di più in armamenti, giacché gli apparati militari devono essere anche in grado di gestire le maggiori spese e integrarle nelle proprie strutture. Anche l’eventuale ritorno del servizio di leva porrebbe le stesse due categorie di problema: dal punto di vista tecnico vi sarebbe la necessità di gestire ogni anno migliaia di giovani nelle proprie strutture militari, non più adatte a tale scopo; dal punto di vista culturale c’è l’ostacolo rappresentato dall’accettazione da parte della popolazione – e in particolare delle fasce giovani – di una leva obbligatoria.
Il nuovo governo tedesco nasce dunque sotto mille minacce. Il recente passato spinge allo scetticismo circa una reale svolta tedesca, il caotico presente ci rammenta invece di considerare sempre l’imponderabile.
