In Norvegia si riunisce l’ASFR, il vertice tra militari degli stati artici. Sul tavolo ci sono le minacce ibride degli stati stranieri e le possibilità di cooperazione per garantire la stabilità nell’Artico.
I leader delle forze di sicurezza degli stati artici (ASFR – Arctic Security Forces Roundtable) si sono riuniti la scorsa settimana a Kirkenes, nord della Norvegia, contea di Finnmark, a poca distanza dal confine con la Russia. l’incontro non è stato una coincidenza e il luogo scelto non è stato casuale. La tavola rotonda ha visto la presenza di vertici degli eserciti di Norvegia, Stati Uniti, Canada, Finlandia, Danimarca e Islanda), con la partecipazione di stati osservatori quali Francia, Germania Paesi Bassi e Regno Unito. Come se non bastasse però, all’incontro hanno preso parte anche rappresentanti del North American Aerospace Defense Command (NORAD), dello US Northern Command (USNORTHCOM) e della NATO.
A tenere banco durante l’incontro, il tema delle minacce ibride, quelle della cosiddetta “zona grigia”. Di cosa si tratta? Di una minaccia potenziale che può manifestarsi in veste di una serie di azioni congiunte, ovvero sotto vari aspetti: non solo quello militare o informatico, ma anche economico, diplomatico e legale. La minaccia, ovviamente proverrebbe da stati stranieri, anche se non si esclude l’ingerenza di attori non statali. Un incontro, quello di Kirkenes, che comunque sia, non fa altro che aumentare il livello d’allarme per le coste artiche. Si discute ancora una volta di sicurezza, dato il periodo in cui, le incertezze sono quantomai tangibili per gli attori in gioco. A tal proposito è bene sottolineare che a tenere i toni così allarmanti sono proprio le forze armate del paese ospite, la Norvegia, che ha ritenuto tale incontro, quantomai necessario.
Ad ogni modo, tenendo conto della minaccia, i militari hanno discusso le prossime mosse da fare; mosse che, come al solito, riguardano le opportunità di cooperazione. Si intende creare una fitta rete di collaborazioni atte a stroncare sul nascere le temute operazioni di influenza da parte di forze straniere, che potrebbero concretizzarsi in disinformazione, hackeraggi e persino migrazioni forzate. Non si esclude la minaccia di possibili sabotaggi ad aziende e infrastrutture critiche per le sorti dei vari paesi. Ovviamente, anche se la comunicazione è rimasta generica, è difficile escludere che nella definizione di “stato straniero” non si facesse riferimento alla Russia, anche se pare non sia l’unica fonte di preoccupazione. Sicuramente tra queste rientra anche la Cina, presenza ingombrante nell’Artico, nonché principale rivale di Washington nella corsa alla leadership globale.
Il vertice ASFR ha portato comunque risultati positivi per le forze intervenute: in conclusione, gli stati si sono dimostrati concordi per un rafforzamento della cooperazione nell’Artico; hanno convenuto che le minacce ibride ci sono, esistono e sono concreti rischi per la stabilità dell’area; hanno convenuto che la NATO sarà determinante per garantire la sicurezza e scongiurare il rischio di escalation militari; infine, si sono dimostrati concordi con il punto di vista norvegese che vuole un Artico con più regole. Comunque, l’incontro sembra aver accantonato, anche solo per qualche giorno, le discussioni tra alcuni stati artici, che mostrano una relazione non troppo idilliaca. Paesi come la Danimarca e il Canada si sono comunque seduti alla tavola rotonda con gli Stati Uniti, anche a seguito delle minacce di Trump e al successivo dibattito politico. Come dire, le alleanze restano, ma i dissapori aumentano.
Sicuramente le decisioni intraprese avranno ripercussioni molto forti nell’Artico, dove la corsa al riarmo è di molto precedente a quella che sta interessando le parti in causa in questo periodo. D’altronde, se è vero che la Russia è un vicino temibile, è vero anche che l’ASFR si tiene senza Mosca dal 2014, ovvero dall’inizio del conflitto in Crimea. La NATO caldeggiò e ottenne l’esclusione della Russia dal vertice. Ciò che si evince è un progressivo orientamento verso le politiche militari. Con i russi, sembra non volerci parlare più nessuno. L’incontro di Kirkenes ne è l’esempio. Sicuramente le minacce esistono e, quelle ibride sono più temibili perché sicuramente dannose, ma è bene anche sottolineare il cambio repentino che i vari stati rivieraschi, Russia inclusa, stanno portando nell’Artico: da luogo di cooperazione a potenziale scenario conflittuale.
