Basi militari nordamericane in America Latina: tra cooperazione e sovranità

Fonte della imagene: https://civildefense.info

Gli Stati Uniti hanno stabilito basi militari in America Latina sin dal XX secolo, giustificando la loro presenza con la lotta al narcotraffico, la stabilità regionale e il controllo di punti strategici. 

Sebbene abbiano rafforzato la cooperazione in materia di difesa, hanno anche generato conflitti a causa del loro impatto sulla sovranità e della mancanza di trasparenza. Casi come quelli di Guantánamo, Manta e Palmerola riflettono queste tensioni. In che modo queste basi hanno influenzato la politica regionale? Sono ancora necessarie o rappresentano una sfida per l’autonomia dei paesi ospitanti?

Verso la metà del XIX secolo, quasi tutte[1] le colonie europee nel continente americano avevano ottenuto l’indipendenza. La prima era stata Haiti, la cui rivoluzione per la libertà contro i francesi iniziò nel 1791 (terminando nel 1804), e l’ultima fu il Belize (l’ex Honduras Britannico), che si rese indipendente dalla Gran Bretagna nel 1982. Le potenze coloniali presenti nel continente furono sei: Spagna, Gran Bretagna, Portogallo, Francia, Paesi Bassi[2] e infine, Danimarca[3].

Tuttavia, l’ispirazione per molti di questi movimenti rivoluzionari che portarono all’indipendenza prese come modello la rivoluzione delle tredici colonie britanniche, cioè la rivoluzione del 1775. La Guerra d’Indipendenza degli Stati Uniti, iniziata quello stesso anno e conclusasi con la resa britannica nel 1783 (Trattato di Parigi), si diffuse in tutto il continente, suscitando un senso di identità americana e provocando tensioni con le metropoli europee. Tale fenomeno fu poi arricchito sia dalla Rivoluzione Francese (in termini di modello di governo repubblicano), sia dall’invasione napoleonica della Spagna nel 1808, che mise in crisi la monarchia borbonica su tutte le colonie spagnole in America.

Dopo un XIX secolo segnato da guerre civili e di indipendenza, all’inizio del XX secolo la nazione più potente del continente, gli Stati Uniti, concepì una serie di cornici geopolitiche secondo le quali il continente americano doveva essere un’area d’influenza esclusivamente nordamericana, proteggendolo così dalle sue ex potenze coloniali. Questi principi di politica estera furono denominati Dottrina Monroe e Corollario Roosevelt.

La Dottrina Monroe fu dichiarata il 2 dicembre 1823 dall’allora presidente James Monroe, in collaborazione con il suo segretario di Stato John Quincy Adams. Fu formulata come una prospettiva geopolitica degli Stati Uniti sul resto del continente americano, secondo la quale «l’America doveva essere per gli americani» e qualsiasi intervento europeo nel continente sarebbe stato considerato un’aggressione diretta agli Stati Uniti. Il Corollario Roosevelt, enunciato nel 1904, ampliò la portata pratica della Dottrina Monroe, giustificando l’ingerenza diretta di Washington negli affari della regione al fine di preservare l’ordine e la stabilità.[4]  [5]

L’applicazione moderna di queste prospettive passò da un carattere meramente dichiarativo, nelle sue fasi iniziali, alla concretizzazione nella creazione di basi militari in diversi paesi dell’America Latina[6]:

  1. Dal 1903 al 1999: Zona del Canale di Panamá. Dopo aver sostenuto l’indipendenza di Panamá dalla Colombia, Washington ottenne i diritti per costruire e controllare il Canale, amministrandolo come se fosse proprio, riducendo drasticamente i tempi di transito delle merci verso il Pacifico.
  2. Dal 1903 a oggi: Base navale della Baia di Guantánamo, Cuba. Fu costruita quasi immediatamente dopo l’intervento statunitense nella guerra d’indipendenza cubana contro la Spagna. Questa base garantiva una presenza navale strategica nel cuore dei Caraibi. È diventata tristemente famosa per le accuse di violazioni dei diritti umani nei confronti dei detenuti del carcere di Guantánamo, riservato a prigionieri di massima sicurezza come terroristi e spie di paesi nemici.
  3. Dal 1946 al 1984: Scuola delle Americhe, a Panamá. Tristemente celebre per il suo ruolo come centro di addestramento per le dittature militari dell’America Latina. Operò fino al 1984, quando fu trasferita in Georgia, Stati Uniti.
  4. Dal 1999 al 2009: Base di Manta, Ecuador. Fu installata dagli Stati Uniti nel quadro della cooperazione contro il narcotraffico con l’Ecuador, all’interno del cosiddetto Piano Colombia.
  5. Dal 2000 a oggi: Base Aerea di Comalapa, El Salvador. Anch’essa costruita con fini anti-narcotraffico. Svolgeva operazioni di sorveglianza aerea e indicazione di obiettivi per le forze dell’ordine.
  6. Dal 2009 a oggi: varie basi in Colombia. Sempre nel quadro della cooperazione anti-narcotraffico tra i due paesi, la Colombia permise la costruzione di diverse basi per rafforzare le operazioni dell’esercito colombiano contro le FARC[7] e l’ELN[8], nell’ambito della strategia bilaterale USA-Colombia.

Conflitti legati alla presenza militare statunitense

La prospettiva strategica moderna degli Stati Uniti in questi paesi si basa su due elementi principali: la lotta contro il narcotraffico (Ecuador, Colombia, Panamá) e il controllo di passaggi strategici (Panamá, Cuba). L’installazione di queste basi è avvenuta, quasi senza eccezioni, nel quadro di una cooperazione volontaria[9] tra gli Stati Uniti e i paesi ospitanti. Tuttavia, non sono mancati i conflitti (sociali, economici e diplomatici) scaturiti dalla presenza militare statunitense, che hanno alimentato un dibattito sulla loro efficacia e necessità. Di seguito, si analizzano i casi più controversi e rappresentativi:

  • Base di Guantánamo, Cuba: costruita nel 1903 attraverso il Trattato di Affitto Cubano-Statunitense, che concedeva agli Stati Uniti il diritto di utilizzare il territorio della baia in cambio di un pagamento simbolico annuale. Il conflitto nasce dal fatto che il trattato fu firmato in un contesto in cui Cuba godeva di un’indipendenza limitata: l’Emendamento Platt[10], firmato dopo la guerra ispano-cubano-statunitense (1895-1898), consentiva l’intervento statunitense nell’isola. Nel 1959, con la vittoria della Rivoluzione Cubana, L’Avana dichiarò immediatamente illegale la presenza nordamericana sull’isola e rifiutò di incassare il pagamento annuale. Inoltre, cominciò a esigere la restituzione della base, a cui gli Stati Uniti risposero affermando che il possesso del territorio è legale e perpetuo, secondo il trattato del 1903. Dal 2002, la base si è trasformata da installazione militare a centro di detenzione internazionale. Le denunce di torture, detenzioni arbitrarie e trattamenti disumani hanno suscitato indignazione e condanna a livello mondiale.[11]
  • Base di Manta, Ecuador: dopo la firma di un accordo nel 1999, l’Ecuador autorizzò l’uso della Base Aerea Eloy Alfaro, a Manta, per un periodo di dieci anni. L’intesa si inseriva nel contesto del Piano Colombia, una strategia di cooperazione tra vari paesi americani per combattere il narcotraffico. Dalla base decollavano missioni di sorveglianza e operazioni di intelligence contro gruppi insurrezionali[12] nella regione amazzonica peruviana. Tuttavia, sorsero critiche quando alcuni aspetti delle missioni non vennero condivisi con le autorità ecuadoriane, alimentando sospetti di attività di spionaggio verso paesi vicini, come Colombia e Venezuela. Nel 2008, con il governo di Rafael Correa, si decise di non rinnovare l’accordo. La motivazione ufficiale fu che le operazioni avevano oltrepassato i limiti concordati, costituendo una violazione della sovranità nazionale.[13]
  • Base di Palmerola, Honduras: conosciuta come Base Aerea Soto Cano, fu costruita negli anni ’80 a circa 80 km da Tegucigalpa. L’obiettivo era disporre di un avamposto per influenzare i conflitti civili in Nicaragua ed El Salvador. Tuttavia, nel 2009, la base divenne oggetto di polemica dopo che il presidente Manuel Zelaya fu arrestato da militari e trasportato prima alla base, poi esiliato in Costa Rica. La presenza di personale militare statunitense nella base sollevò sospetti su un possibile coinvolgimento di Washington nel colpo di Stato, anche se gli Stati Uniti negarono qualsiasi partecipazione. La base, pur essendo formalmente proprietà honduregna, è di fatto controllata dagli Stati Uniti. Le richieste di trasparenza restano costanti.
  • Basi in Colombia: nel 2007, il presidente Uribe autorizzò, tramite accordo con Washington, l’uso di sette basi militari[14] da parte degli Stati Uniti nel quadro della cooperazione anti-narcotraffico. Colombia è uno dei principali produttori mondiali di stupefacenti ed è da decenni colpita da guerriglie (FARC ed ELN) finanziate dal narcotraffico. Venezuela ed Ecuador denunciarono l’accordo come una minaccia alla sovranità regionale. Anche in Colombia vi furono proteste, poiché l’accordo non fu approvato dal Congresso. Nel 2010, la Corte Costituzionale lo dichiarò incostituzionale, bloccandone legalmente l’efficacia. Tuttavia, gli Stati Uniti continuano ad operare nel paese grazie ad accordi bilaterali precedenti.

Valutazione dei benefici

Ogni paese ha le sue motivazioni storiche e interne per accettare una base militare statunitense, ma ciò rappresenta un atto militare, sociale, politico ed economico.
Dal punto di vista militare, la presenza di basi ha aumentato l’efficacia nella lotta al narcotraffico. Tra il 2000 e il 2007, in Colombia si è registrata una riduzione a un terzo dei sequestri e degli omicidi legati al narcotraffico, nonché una chiara diminuzione degli attacchi agli oleodotti[15]. La cooperazione include supporto tattico e logistico, condivisione di intelligence satellitare, esercitazioni congiunte, assistenza in caso di catastrofi e facilitazioni per l’acquisto di armi statunitensi. Per Washington, rappresenta un’opportunità sia strategica che commerciale.

A livello sociale, una base può rappresentare una dichiarazione politica forte nella lotta al crimine organizzato, riconoscendo i limiti delle forze locali e coinvolgendo un attore esterno[16]. In ambito geopolitico, segnala un chiaro allineamento con gli Stati Uniti. E infine, sul piano economico, i paesi ospitanti ricevono investimenti in difesa: tra il 2001 e il 2008, la Colombia ricevette 5,525 miliardi di dollari in assistenza militare ed economica.

Tuttavia, questi benefici devono essere valutati alla luce delle conseguenze negative: mancanza di trasparenza, aumento della corruzione e violazioni dei diritti umani. Tali fattori spingono a riconsiderare se sia opportuno o meno cedere parte della propria sovranità.

Progetti futuri

Attualmente non esistono progetti concreti per l’installazione di nuove basi militari statunitensi, ma vi sono segnali e dichiarazioni che lasciano intendere una volontà di rafforzare la cooperazione.

Ecuador è un caso emblematico. Come menzionato, la base di Manta fu chiusa nel 2009 per irregolarità. Tuttavia, il presidente attuale, Daniel Noboa, ha espresso la volontà di consentire il ritorno delle forze statunitensi sul territorio, vista l’escalation della violenza legata al narcotraffico. I tragici eventi del gennaio 2024 — l’assassinio di un candidato presidenziale, la fuga del capo del più grande cartello del paese, e la presa di un canale televisivo da parte di terroristi — hanno messo in evidenza la debolezza delle forze di sicurezza locali.

Argentina rappresenta un altro caso, più legato alla geopolitica. Con l’elezione di Javier Milei nel 2023, il paese ha operato un forte riallineamento con la politica estera degli Stati Uniti. Nell’aprile 2024, il presidente ha annunciato la costruzione della Base Navale Integrata a Ushuaia, nella provincia di Tierra del Fuego, con la collaborazione degli Stati Uniti. Sebbene ufficialmente la base sia destinata a scopi logistici e scientifici (verso l’Antartide), non si esclude l’uso per il rifornimento di navi militari. Il governatore della provincia, Gustavo Melella, si è rifiutato di ricevere la comandante del Comando Sud statunitense, generale Laura Richardson, esprimendo preoccupazione per la presenza militare straniera nella regione.

Conclusione

La presenza di basi militari statunitensi in America Latina ha risposto sia agli interessi strategici di Washington, sia ai bisogni di sicurezza dei paesi ospitanti. Pur avendo rafforzato la lotta al narcotraffico e la cooperazione difensiva, hanno anche generato conflitti per l’impatto sulla sovranità e per la mancanza di trasparenza. I casi di Guantánamo, Manta e Palmerola mostrano chiaramente tali tensioni, mantenendo vivo il dibattito sulla loro legittimità e sui limiti dell’influenza di Washington nella regione. Con l’Ecuador che rivaluta la sua posizione e l’Argentina che si apre a nuove forme di cooperazione, il ruolo degli Stati Uniti in America Latina continua a evolversi, ridefinendo la sua influenza geopolitica.


[1] Il Belize ottenne l’indipendenza nel 1981 e molti paesi ampliarono il proprio livello di indipendenza durante gli anni ’60 e ’70.

[2] Il Suriname ottenne l’indipendenza nel 1975.

[3] Isole Vergini danesi, vendute agli Stati Uniti nel 1917.

[4] National Archives (1905) – Theodore Roosevelt’s Corollary to the Monroe Doctrine. Disponibile en: https://www.archives.gov/milestone-documents/roosevelt-corollary

[5] Office of the Historian / US Departament of State. Roosevelt Corollary to the Monroe Doctrine. Disponible en: https://history.state.gov/milestones/1899-1913/roosevelt-and-monroe-doctrine

[6] Alonso, C. (2019) – What are the Latin American countries with the most US military bases? Disponible en: https://cemeri.org/en/mapas/m-bases-militares-eeuu-americalatina-cu

[7] Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia.

[8] Esercito di Liberazione Nazionale.

[9] Con delle sfumature, poiché in alcune occasioni ci sono state pressioni politiche ed economiche da parte degli Stati Uniti per l’installazione di queste basi.

[10] Firmata nel 1902, quando l’isola era occupata militarmente dagli Stati Uniti, e abrogata nel 1934.

[11] CEJIL – Clase Guantanamo with Justice Now. Disponible en: https://cejil.org/comunicado-de-prensa/close-guantanamo-with-justice-now/

[12] FARC e altri gruppi associati al narcotraffico.

[13] Ikeda, A. (2018) – Exploring a Civil Resistance Approach to Examining U.S. Military Base Politics: The Case of Manta, Ecuador.

[14] Palanquero, Apiay, Malambo, Tolemaida, Larandia, Tres Esquinas, Bahía Málaga.

[15] Gli attacchi agli oleodotti sono diminuiti significativamente, passando da 263 nel 2001 a 103 nel 2004.

[16] C’è una sfumatura, perché l’America Latina ha una relazione storicamente complicata con gli Stati Uniti, a causa dell’interventismo di questo paese nei processi dittatoriali e nelle invasioni, soprattutto durante la Guerra Fredda e alla fine del XX secolo.

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