Il dominio spaziale è centrale nella geopolitica e influisce sugli altri ambiti del conflitto. La militarizzazione ne accresce vulnerabilità e rischi.
Il dominio spaziale può essere definito come l’ambito operativo che comprende l’uso dello spazio extra-atmosferico per scopi militari, civili e commerciali. Esso si riferisce alla capacità di accedere, operare e controllare lo spazio per ottenere vantaggi economici, energetici, strategici e tecnologici. Negli ultimi anni, come dimostrato dall’attività di SpaceX nel conflitto ucraino, le operazioni spaziali hanno avuto e continuano ad avere un impatto determinante sulle tattiche militare e sulla sicurezza nazionale, influenzando la geopolitica al pari del dominio terrestre, navale, aereo e cyber.
Le tecnologie spaziali più utilizzate nei conflitti sono quelle satellitari, distribuite in diverse orbite a seconda della loro funzione. Nell’orbita bassa terrestre (LEO), situata ad un’altitudine compresa tra i 300 e 2.000 km di altitudine, si concentrano i satelliti di osservazione e ricognizione, capaci di fornire immagini ad alta risoluzione per il monitoraggio del campo di battaglia e la raccolta di intelligence in tempo reale. Tra i più avanzati figurano i Key-hole KH-12statunitensi, il Persona russo e il Gaofen cinese[i]. Nella LEO operano anche i satelliti radar SAR (Synthetic Aperture Radar), come il Lupe tedesco, i Cosmo-SkyMed italiani e gli Onix statunitensi, che assicurano sorveglianza continua anche in mancanza di luce diurna o in condizioni meteorologiche avverse. Nell’orbita geostazionaria (GEO), situata ad un’altitudine minima di 35.786 km, e nell’orbita media terrestre (MEO), compresa tra 2.000 e 20.000 km di altezza, operano sia i satelliti di comunicazione militare, volti a garantire collegamenti sicuri e crittografati tra le forze armate, tra i quali i SICRAL italiani, il WGS statunitense e la costellazione satellitare Rodnik russa, che i satelliti di navigazione, come il GPS statunitense, il Galileo europeo e il BeiDou cinese, volti a garantire una localizzazione estremamente precisa outdoor, fondamentale per il coordinamento operativo di truppe, droni e missili.
Sebbene lo spazio non sia ancora stato teatro di un conflitto diretto, le infrastrutture spaziali sono sempre più vulnerabili ad attacchi, classificabili in irreversibili e reversibili a seconda della possibilità di ripristinare il funzionamento delle tecnologie spaziali. Gli attacchi irreversibili mirano alla distruzione permanente del satellite. Tra le tecniche più diffuse vi sono le armi anti-satellite (ASAT) cinetiche, come i missili ad impatto diretto, progettati per colpire e distruggere fisicamente un satellite in orbita. Anche l’uso di laser ad alta potenza può rendere un satellite inutilizzabile, accecando i sensori ottici o surriscaldando i componenti elettronici. Infine, i cyberattacchi distruttivi possono compromettere il software di bordo o sovrascrivere il codice operativo, portando alla perdita definitiva delle funzionalità del satellite[ii]. Gli attacchi reversibili, invece, non distruggono il satellite ma ne ostacolano temporaneamente le funzioni. Il jamming disturba le comunicazioni satellitari con interferenze, rendendo inutilizzabili trasmissioni e localizzazioni. Lo spoofing, invece, altera i segnali di navigazione, ingannando sistemi di guida di droni, missili e mezzi terrestri. I cyberattacchi di controllo, invece, possono temporaneamente disattivare un satellite o prenderne il comando per scopi ostili [iii].
Se gli attacchi ai satelliti diventassero una pratica comune nei conflitti, si potrebbe assisterebbe a un’escalation nell’uso delle armi spaziali, con conseguenze devastanti per la sicurezza globale. Le ASAT potrebbero essere impiegate su larga scala, con missili lanciati da terra o da piattaforme aeree per distruggere i satelliti nemici. La distruzione di più satelliti rilascerebbe enormi quantità di detriti, rendendo alcune orbite inutilizzabili. Innescando l’Effetto Kessler ovvero collisioni a catena capaci di compromettere l’intero ecosistema spaziale e limitare l’accesso allo spazio per anni. Parallelamente, l’uso di laser ad alta potenza potrebbe intensificarsi per accecare i satelliti di sorveglianza, ostacolando la raccolta di intelligence e aumentando il rischio di attacchi improvvisi. Anche i cyberattacchi distruttivi rappresenterebbero una minaccia concreta, in quanto, causerebbero una compromissione dei software di bordo e potrebbe portare alla perdita di controllo di asset strategici, con blackout nelle telecomunicazioni e nella navigazione globale. La dipendenza di droni, missili e unità militari dai segnali GPS renderebbe questi sistemi altamente vulnerabili. La loro alterazione o interruzione potrebbe determinare errori di coordinamento, malfunzionamenti di armi di precisione e persino incidenti su larga scala. Un ulteriore elemento critico sarebbe l’uso esteso di jamming e spoofing, capaci di neutralizzare i sistemi di guida e di navigazione, riducendo l’efficacia delle difese e aumentando il caosoperativo[iv]. In uno scenario di conflitto spaziale totale, la nazione in grado di neutralizzare le capacità satellitari dei suoi avversari otterrebbe un vantaggio strategico assoluto, dominando le operazioni terrestri, aeree e marittime. Questo potrebbe portare a uno squilibrio di potere senza precedenti, con una sola superpotenza in grado di monopolizzare l’accesso allo spazio e condizionare gli equilibri geopolitici globali. A rigor di logica, le nazioni alleate con la potenza dominante avrebbero accesso alle tecnologie spaziali avanzate, mentre gli stati rivali subirebbero un dislivello tecnologico e strategico, venendo esclusi da settori chiave come difesa, sicurezza e comunicazioni.
Uno degli elementi chiave per garantire la stabilità e la cooperazione internazionale nello spazio ed evitare la realizzazione dell’ipotetico scenario rappresentato, è lo sviluppo di accordi multilaterali e regolamenti condivisi per limitare l’uso delle attività di counterspace e garantire un utilizzo pacifico delle infrastrutture orbitanti. Attualmente, esistono diverse iniziative e trattati che mirano a prevenire la militarizzazione dello spazio e a stabilire norme di condotta per le operazioni satellitari. Tuttavia, la loro efficacia dipende dalla volontà delle potenze spaziali di aderire a tali regolamenti e di rispettarli. Tra questi vi sono il Trattato sulla Luna (1979), gli Artemis Accords, il Codice di Condotta internazionale per le attività spaziali. Uno dei più significativi, in termini di deterrenza, è il Trattato sullo Spazio Esterno (Outer Space Treaty, OST) del 1967, firmato e ratificato da oltre cento stati. Questo trattato vieta il posizionamento di armi di distruzione di massa in orbita e afferma il principio secondo cui lo spazio deve essere utilizzato esclusivamente per scopi pacifici e per il bene dell’umanità. Nonostante ciò, il trattato non fornisce norme specifiche riguardo all’uso di armi convenzionali o ASAT, lasciando spazio a interpretazioni ambigue e a sviluppi tecnologici non regolamentati[v]. Per affrontare le lacune dell’OST, negli ultimi anni sono emerse nuove proposte per rafforzare la sicurezza spaziale. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno avanzato l’idea di un “Code of Conduct for Outer Space Activities”, volto a stabilire regole più chiare sull’uso delle tecnologie spaziali per scopi militari e a incentivare la trasparenza tra le nazioni. Questo codice di condotta mirerebbe a prevenire l’uso aggressivo delle armi anti-satellite e a stabilire canali diplomatici per la gestione delle crisi spaziali. Le Nazioni Unite, invece, hanno promosso iniziative come la proposta per la prevenzione della corsa agli armamenti nello spazio esterno (PAROS), che cerca di espandere il Trattato sullo Spazio Esterno e di proibire qualsiasi sviluppo di armi spaziali. Il progetto è stato ostacolato da divergenze tra le grandi potenze, in particolare tra Stati Uniti e Russia, che temono in un futuro prossimo, restrizioni unilaterali alle proprie capacità militari. Un’altra iniziativa dell’ONU è la Risoluzione sulla trasparenza e sulla riduzione del rischio di conflitto nello spazio, che invita le nazioni a condividere informazioni sulle loro attività spaziali per evitare fraintendimenti e incidenti che potrebbero innescare tensioni militari. Se queste convenzioni e proposte dovessero trovare un consenso più ampio, si potrebbe costruire un sistema di deterrenza basato sulla trasparenza e sulla cooperazione. Gli stati, attraverso la diplomazia spaziale e l’uso di tecnologie per il monitoraggio delle attività in orbita, potrebbero garantire che nessuna nazione sviluppi segretamente armi spaziali offensive, riducendo il rischio di un’escalation militare. Inoltre, la creazione di un meccanismo di risoluzione delle dispute spaziali, simile alle strutture già esistenti per la gestione delle crisi nucleari, potrebbe fornire un ulteriore strumento per prevenire conflitti e garantire la stabilità. In questo scenario la deterrenza non deriverebbe solo dalla minaccia di ritorsioni militari ma anche dalla consapevolezza che la distruzione dell’equilibrio spaziale danneggerebbe tutte le nazioni, indipendentemente dal loro livello di sviluppo tecnologico.
[i] Zhong Bo, Aixia Yang, Qinhuo Liu, Shanlong Wu, Xiaojun Shan, Xihan Mu, Longfei Hu, e Junjun Wu, Analysis Ready Data of the Chinese GaoFen Satellite Data, Remote Sensing 13, 2021, no. 9: 1709, pp.1-14.
[ii] Il carattere strategico dello Spazio: Implicazioni e possibili sviluppi politici, militari, tecnologici e industriali, Centro Alti Studi per la Difesa, Istituto di Ricerca e Analisi della Difesa, Roma, 2022, pp.46-47.
[iii] Evans T. Alexandra, Andrew Radin, Katie Feistel, Krista Langeland, Bruce McClintock e Howard Wang, Space Strategic Stability: Assessing U.S. Concepts and Approaches, Santa Monica, CA: RAND Corporation, 2024, pp.28-31.
[iv] Ibidem.
[v] L’uso pacifico dello Spazio extra-atmosferico. Dalla Risoluzione 1962 (XVIII) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite al Treaty on Principles Governing the Activities of States in the Exploration and Use of Outer Space, including the Moon and other Celestial Bodies del 1967, agli altri Accordi Governativi sullo Spazio, Centro Alti Studi per la Difesa, Istituto di Ricerca e Analisi della Difesa, Roma, 2024, pp. 19-23.
