Come riportato da tutti i media occidentali, Bashar al-Assad ha lasciato il suo paese sotto la il comando (apparente) di Thair al-Sham (HTM), una formazione salafita.
In questa analisi si farà tutto il possibile per scrivere un’analisi previsionale circa la permanenza o meno delle truppe russe o meno in Siria. Più in dettaglio, i “movimenti” delle truppe russe in Siria verranno inseriti in una storica questione geopolitica: ovvero l’accesso della Russia ai mari caldi. Riguardo alla menzionata questione verrà dedicata particolare attenzione alla navigazione lungo la Southern Sea Route (SSR). Oltre alle questioni “storiche”, verranno menzionate questioni geopolitiche attuali, quali la diminuzione dell’importanza della SSR e l’accresciuta importanza dell’artico. Gli argomenti della geopolitica saranno corroborati da fatti estrapolati da fonti affidabili e l’analista non mancherà di esprimere il proprio giudizio analitico.
Corpus
Geopolitica storica: l’accesso ai mari caldi
La Russia (indipendentemente dalla sua declinazione politica) è sempre stato un paese con gravi difficoltà d’accesso ai mari caldi. Esagerando, si potrebbe ridurre tutta la sua politica estera russa dai tempi di Ivan IV a M. Gorbaciov come un tentativo di raggiungere quel tanto agognato accesso. Data l’impossibilità di raggiungere la condizione di Seapower[1], la Russia ha sempre dovuto accontentarsi di una condizione periferica nel sistema internazionale[2].
A partire dall’apertura del canale di Suez (1869), le potenze europee poterono utilizzare a pieno il Mediterraneo per passare attraverso il Mar Rosso e la SSR, la seconda rotta più breve tutt’oggi esistente per collegare l’Europa con l’Estremo Oriente. Da allora, il Mare Nostrum ritrovò la propria importanza tra i mari del mondo, dopo la sua eclissi avvenuta a partire dal Rinascimento.

I sovietici riuscirono ad assicurarsi una base nel 1971, quando Hafiz al-Assad, esponente del partito Ba’ath siriano e Presidente della Repubblica Araba Siriana, concesse una base alla marina militare sovietica a Tartush (si prega di prestare attenzione alla sola base di Tartush)[3].

I sovietici riuscirono ad ottenere un po’ di Seapower grazie a Tartush e alle altre basi navali nel mondo che costruirono nella seconda metà del XX° secolo. Nella seconda metà di quel secolo, L’Urss si impegnò nella costruzione di una marina oceanica sotto la guida dell’ammiraglio Gorshkov[4]. Tale flotta aveva la propria eccellenza nei sottomarini nucleari e nelle forze anfibie. Tuttavia, la marina sovietica rimase sempre priva di una portaerei e ciò costituì sempre un grave limite. Ecco una mappa che mostra i paesi nel mondo che ospitarono installazioni militari sovietiche durante la guerra fredda:

Come si può dedurre, la costruzione delle sopracitate installazioni nelle località più “esotiche” sarebbe stata impossibile senza un’adeguata marina.
I risultati raggiunti furono modesti: L’Urss, un paese con limitato accesso al mare, non avrebbe mai raggiunto il Seapower della flotta statunitense. Ecco un grafico che dimostra le attuali dimensioni della US Navy, praticamente identiche ai tempi della guerra fredda:

E un altro che mostra le sue capacità organizzative:

Il limitato accesso al mare di Mosca era inoltre corroborato dalla presenza di confini terrestri vastissimi, che richiedevano un monitoraggio costante e dispendioso: l’Urss era una nazione molto “continentale”. Un altro aspetto della “continentalità” sovietica era la presenza di etnie storicamente presenti sul suolo dell’Unione. Il primo ed il secondo fattore richiedevano di investire in potenti forze terrestri volte alla difesa esterna e interna del paese.
Gli Stati Uniti non potevano che dominare le rotte oceaniche con una marina numerosa, tecnologicamente avanzata e presente in tutti gli oceani e i mari del pianeta. Un altro fattore di indiscussa importanza era ed è tutt’ora la disponibilità di coste su due dei principali oceani del pianeta.
Rispetto alla guerra fredda, la Federazione non dispone di un numero consistente di basi militari all’estero, come non dispone del personale e dei fondi necessari per sovvenzionare un’adeguata politica navalista nei mari caldi. Inalterati rimangono i limiti di natura geografica. Secondo chi scrive, l’intervento militare russo a favore di Bashar-al-Assad nel 2015 è interpretabile come un tentativo volto a riacquistare una parziale proiezione nei mari caldi. Tuttavia, vi sono elementi di natura climatica e politica che stanno modificando l’attitudine russa nei confronti delle “storiche” rotte commerciali.
La “nuova” geopolitica: la navigazione nell’artico
Ad oggi, l’importanza delle vie di comunicazione e dei mari caldi non è diminuita, ma il controllo che l’occidente ha sempre esercitato sugli stessi si è ridimensionato. Questa analisi si soffermerà soltanto sull’importanza dell’accesso alla SSR. Il cambiamento climatico sta causando lo scioglimento dei ghiacciai in tutto il circolo polare artico. Per la precisione, il riscaldamento nell’artico è quattro volte più pronunciato rispetto al resto del mondo. Questa condizione ha rilevanti conseguenze per tutti i paesi artici. Secondo l’opinione di chi scrive, lo scioglimento dei ghiacciai è particolarmente importante per la Russia dato che tale paese dispone di una lunghissima costa artica e per il fatto che la rotta lungo la costa russa presenta le migliori condizioni possibili per transitare lungo la Northern Sea Route (NSR).


Attualmente, la NSR è utilizzata prevalentemente da imbarcazioni russe che trasportano materie prime da un luogo all’altro della Federazione russa. Il traffico commerciale-internazionale, ovvero volto a connettere il Nord Europa con l’Estremo Oriente, è praticamente inesistente. Il peschereccio è l’imbarcazione più presente nei mari artici. Lo scioglimento dei ghiacci rende disponibili acque molto pescose alle imprese ittiche, come confermato dal seguente grafico:

Come riportato dai media, le marine da guerra occidentali non sono riuscite a sgominare l’organizzazione sciita Ansar-Allah, i Partigiani di Dio (meglio noti come Huthi). È doveroso ricordare che Russia e Cina hanno concluso un accordo con gli Huthi già nel 2024 per consentire passaggio di navi russe e cinesi attraverso lo stretto illustrato nell’immagine. Secondo chi scrive, esiste una tenue collaborazione tra Russia e Huthi. Sempre secondo l’analista, la collaborazione tra Mosca e Sanaa potrebbe andare oltre: l’anno scorso, il presidente Putin ha annunciato che stava considerando di inviare missili antinave ai Partigiani di Dio. Secondo Reuters, i missili in questione sarebbero i P-800 Oniks, definiti come possibili “Game Changers”. Gli Huthi, già capaci di infliggere seri danni alle navi occidentali con armamenti rudimentali, potrebbero causare danni ancora più gravi. In questo momento, Mosca e Sanaa sono uniti dall’antioccidentalismo. Un altro elemento a favore di questa strategia è la guerra in Ucraina: i russi devono alleggerire la pressione in quello scenario, e per farlo devono aprire altri fronti. Secondo l’opinione di chi scrive, la fuga di Bashar-al-Assad e il ridimensionamento delle truppe in Siria sono motivate da un cambio di prospettive strategiche negli uffici di pianificazione del Cremlino. Ciò significa che i mari caldi e gli stretti continueranno ad essere importanti per la Federazione russa, ma in misura minore rispetto al passato. Più importante, l’azione russa verso le menzionate aree sarà caratterizzata dall’alleanza attori non statali piuttosto che dalla presenza di mezzi e strutture militari della Federazione. Per perseguire tal fine, è sufficiente un minor numero di truppe, mezzi ed installazioni nel paese levantino.
Nonostante lo stallo attuale, la Federazione russa sta mobilitando per sfruttare le opportunità rese disponibili dalla “nuova” geopolitica. La dottrina navale russa del 2022 chiarisce chiaramente che il Circolo Polare Artico è una zona di grande importanza strategica per Mosca. Il testo verrà analizzato attraverso la discourse analysis. Il documento comprende 39 pagine, 14.487 parole e 1.901 righe. Il sostantivo “arctic” compare 53 volte, “Northern Route” 13, “security” 53, “safety” 33, l’aggettivo “legal” 30 (si riferisce allo sviluppo di procedure e pratiche per sostenere le attività in mare). Dati i cambiamenti in corso in Siria e al Polo Nord, l’analista è convinto che il Cremlino stia modificando la sua proiezione verso i mari caldi e i colli di bottiglia, ovvero: per la Russia è preferibile utilizzare le proprie risorse per controllare l’artico e allearsi con attori non statali affacciati sui già menzionati mari e sugli stretti. Tali attori verrebbero addestrati, equipaggiati e poi lasciati liberi di operare. Un esempio è rappresentato dagli Huthi:
https://www.reddit.com/r/YemeniCrisis/comments/1bg7jd2/yemeni_crisis_current_situation_with_ceasefire/?rdt=49845
So What?
| Scenario | Contenuto | Percentuale |
| Best | La Federazione russa si impegnerà per favorire la pace con Ansar-Allah in cambio della disponibilità dell’Occidente a trattare riguardo alla guerra in Ucraina | 35% |
| Medium | Il Cremlino non si impegnerà nelle trattative e la situazione a largo dello Yemen rimarrà immutata. | 50% |
| Worst | La Federazione russa aumenterà il suo impegno indiretto a favore degli Huthi e fornirà loro potenti sistemi d’arma antinave. La navigazione attraverso lo stretto di Bab-el-Mandeb diventerà impossibile | 15 % |
[1] Espressione ideata dal contrammiraglio statunitense A. T. Mahan nel suo celebre libro “The Influence of Seapower upon History (1660-1770)”.
[2] La perifericità della Russia è un concetto coniato dal sociologo russo B. Kagarlitsky.
[3] E. Karsh, Soviet Policy towards Syria since 1970. Palgrave MacMillan, 1991
[4] “Soviet Naval Doctrine 1953-1975” by G. E. Hudson, World Politics, Vol. 29, No. 1 (Oct. 1976), pp. 90-113 (24 pages).
