Invitato personalmente dal presidente Xi Jinping, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita di Stato in Cina dal 7 al 12 novembre, con l’obiettivo di rilanciare le relazioni strategiche Italia-Cina.
Come annunciato dal Global Times, il motivo dell’incontro è stato quello di elaborare un piano di crescita delle relazioni bilaterali, allo scopo di collaborare per l’approfondimento della fiducia politica reciproca, l’espansione della cooperazione e degli scambi culturali. La visita ha inteso migliorare i legami Cina-Italia, particolarmente alla luce dei recenti scontri tra Cina e UE per i dazi sui veicoli elettrici cinesi. Non a caso, diversi paesi europei stanno rivalutando le loro politiche verso Pechino e l’Italia sembra voler tracciare un percorso indipendente, teso a tutelare i propri interessi.
L’incontro
Durante l’incontro, Mattarella ha sottolineato che sono in atto notevoli cambiamenti che richiedono uno sviluppo in un clima di armonia, ribadendo al contempo l’importanza delle relazioni bilaterali. Questa posizione, in effetti, riflette la propensione italiana per una diplomazia collaborativa e pacifica che favorisca il multilateralismo. In risposta, il presidente Xi Jinping ha sostenuto che la risoluzione delle divergenze dovrebbe avvenire attraverso il dialogo, riconoscendo l’Europa come partner importante per il percorso della modernizzazione cinese.
Gli accordi
In seguito a tali considerazioni, durante il Forum culturale Italia-Cina sono stati firmati dieci accordi e memorandum che spaziano in vari settori, tra i quali l’industria cinematografica e la concorrenza. Ciò sottolinea come l’Italia cerchi di rafforzare la propria influenza attraverso l’esercizio del soft power anziché attraverso la Belt and Road Initiative (BRI), per la quale nel 2023 ha deciso di non rinnovare l’adesione. Infatti, la diplomazia culturale rappresenta per l’Italia uno strumento strategico, che permette la costruzione di relazioni bilaterali su basi paritarie e non condizionate.
Tra gli accordi firmati emergono il Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Università e della Ricerca italiano e il Ministero dell’Istruzione cinese per la creazione di un meccanismo di consultazione periodica; il Programma esecutivo di collaborazione culturale tra Italia e Cina, mirato a strutturare e intensificare gli scambi culturali; il Memorandum d’intesa sulla traduzione di opere classiche italiane e cinesi, in collaborazione con l’amministrazione cinese per la stampa e le pubblicazioni e volto a diffondere la letteratura e la tradizione classica di entrambe le nazioni. Antonio Tajani, riconoscendo la millenaria tradizione culturale di ambo le nazioni, ha sostenuto che i suddetti accordi mettono in luce il ruolo strategico della cultura come collante nei rapporti bilaterali, confermando l’importanza di un approccio bilaterale non conflittuale, ma cooperativo.
In particolare, alcuni degli accordi firmati mirano a rafforzare la competitività delle imprese italiane in Cina, ampliando gli spazi per le esportazioni dei prodotti italiani grazie al memorandum tra l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE) e il Consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale. Inoltre, l’accordo di gemellaggio tra Villa d’Este di Tivoli e il Palazzo d’Estate manifesta l’importanza attribuita al patrimonio culturale, inteso non solo come elemento di reciproca ammirazione, ma anche come strumento per la promozione dell’attrattività dell’Italia come destinazione turistica e culturale in Cina. Infine, l’accordo di cooperazione scientifica tra il ministero della Scienza e della Tecnologia cinese e il Consiglio nazionale delle ricerche indicano un certo interesse per le tecnologie avanzate, che potrebbero avere un impatto positivo sulle istituzioni culturali e sulle università italiane.
Prospettive future nelle relazioni sino-italiane
La rinnovata collaborazione culturale e scientifica rappresenta un rilancio del partenariato strategico Cina-Italia su basi più bilanciate rispetto all’adesione alla BRI. Sebbene l’Italia abbia deciso di non rinnovare l’adesione alla BRI, mostra comunque una certa apertura verso nuove sinergie con Pechino, cercando allo stesso tempo di mantenere una propria autonomia per evitare una potenziale dipendenza economica e diplomatica. Tale posizione consente a Roma di costruire una propria identità internazionale, differenziandosi da altre nazioni europee che hanno adottato strategie più rigide nei confronti della Cina e mirando a scongiurare potenziali conflitti di interesse con l’Unione Europea e gli Stati Uniti.
L’attuale contesto internazionale e il ruolo di mediazione dell’Italia
In un contesto internazionale sempre più incerto, caratterizzato da una crescente competizione tra gli Stati Uniti e la Cina, l’Italia potrebbe rivestire un ruolo di mediazione tra Occidente e Oriente, nell’ottica di promozione di un dialogo che favorisca la cooperazione e la pace. Tuttavia, l’effettiva possibilità di svolgere questo ruolo dipende dalla capacità dell’Italia di sviluppare una strategia mirata di politica estera che non si concentri esclusivamente su obiettivi meramente economici, ma che veda il perseguimento della stabilità, della sicurezza e dello sviluppo culturale. Il dialogo culturale tra Italia e Cina, attraverso accordi come quelli relativi al patrimonio artistico e agli scambi educativi, fornisce una solida base per relazioni di natura paritaria, in cui l’Italia potrebbe svolgere un ruolo da protagonista senza compromettere la sua posizione all’interno del contesto occidentale.
Nello specifico, occorrerà trovare un equilibrio tra il rilancio dei legami con la Cina e il mantenimento di buoni rapporti con gli altri partner europei e con gli Stati Uniti. Difatti, non è da sottovalutare che gli Stati Uniti e l’UE possano guardare con sospetto una politica italiana eccessivamente orientata verso la Cina, particolarmente su temi delicati come la tecnologia, il commercio e la sicurezza. Un eventuale conflitto di interesse o tensione tra Pechino e gli alleati occidentali dell’Italia potrebbe determinare una certa difficoltà nel mantenimento di una posizione di neutralità, forzandola a operare scelte non semplici.
Un’indipendenza strategica
Per tale motivo, se l’Italia intende fungere da ponte diplomatico, sarà fondamentale che assuma una postura diplomatica totalmente autonoma, che sia in grado di promuovere il dialogo senza necessariamente compromettere i suoi rapporti con l’UE e gli Stati Uniti. Tale approccio avrebbe come obiettivo lo sviluppo di una strategia estera che, nel lungo termine, non trascuri gli interessi commerciali, ma che persegua una convergenza armonica di obiettivi diplomatici, economici e culturali.
In definitiva, la visita di Mattarella segna una fase di soft reset nelle relazioni sino-italiane poiché mostra che Pechino è disposta a consolidare la propria influenza in Europa adottando un approccio di soft power piuttosto che di competizione diretta. La Cina sembra infatti puntare su una diplomazia culturale come strumento per espandere la sua influenza in modo sottile, evitando pressioni politiche dirette o azioni unilaterali. La dinamica instaurata offre l’opportunità all’Italia di proporsi come mediatore internazionale, un ruolo che le permetterebbe di navigare tra gli interessi della Cina e quelli dei suoi alleati tradizionali, aprendo uno spazio per un possibile equilibrio diplomatico che, se gestito accuratamente, potrebbe tradursi in una nuova era di stabilità e cooperazione internazionale.
