Dal 4 al 6 settembre si è tenuto a Pechino il Summit 2024 del Forum sulla cooperazione Cina-Africa, segnando una nuova fase nelle relazioni sino-africane in un contesto geopolitico complesso, caratterizzato da crescenti sfide per il continente africano.
Come dichiarato dal portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, il tema centrale vertice è stato “Unire le mani per far progredire la modernizzazione e costruire una comunità Cina-Africa di alto livello con futuro condiviso”. Sono stati più di cinquanta i leader africani che si sono recati a Pechino per quello che è stato considerato uno degli incontri diplomatici più rilevanti organizzati dalla Cina, determinando un ulteriore rafforzamento dell’alleanza del “Sud globale”, termine adoperato per descrivere i paesi in via di sviluppo accumunati da sfide economiche e politiche.
Cos’è FOCAC?
Prima di approfondire quanto emerso nel summit, è utile comprendere cos’è FOCAC e quali sono i suoi obiettivi. Istituito nel 2000, il Forum sulla cooperazione Cina-Africa mira a favorire il dialogo collettivo e a promuovere la cooperazione economica, culturale e politica tra la Cina e l’Africa. Attualmente, aderiscono al forum cinquantatré paesi africani, tra cui economie strategiche come Algeria, Angola, Egitto, Etiopia, Kenya, Nigeria e Sud Africa.
In generale, FOCAC si riunisce ogni tre anni, alternando gli incontri tra Cina e Africa. Dalla sua fondazione, ha promosso una serie di importanti accordi su commercio, infrastrutture, istruzione e salute, includendo progetti relativi a costruzione di ferrovie, porti e zone economiche speciali. Come risultato, ne è seguito che gli investimenti cinesi in Africa sono cresciuti esponenzialmente, con la Cina che è diventata il principale partner commerciale del continente africano, superando persino paesi come Stati Uniti e Francia.
Inoltre, nel corso degli anni sono stati varati numerosi piani di finanziamento a lungo termine, inclusi prestiti a basso tasso di interesse e cancellazione dei debiti. Sebbene questi accordi abbiano indubbiamente contribuito a un certo sviluppo infrastrutturale in area africana, hanno anche sollevato crescenti preoccupazioni sull’indebitamento dei paesi africani verso la Cina, alimentando ampi dibattiti circa l’equilibrio tra sviluppo e dipendenza.
Il summit in breve
Chiarita ora la natura del forum e i suoi obiettivi, verrà fornita una breve panoramica degli aspetti cruciali dell’incontro. Sotto il già citato tema “Unire le mani per far progredire le modernizzazione e costruire una comunità Cina-Africa di alto livello con un futuro condiviso”, Cina e Africa hanno evidenziato i progressi compiuti nell’attuazione dei risultati FOCAC, mediante il raggiungimento di un consenso politico sul rafforzamento della cooperazione tra le parti.
In primo luogo, la Cina ha avviato partenariati strategici con i paesi africani che hanno legami diplomatici con la Cina, per un totale di 30 paesi, evidenziando la volontà di rafforzare la cooperazione con l’Africa nelle aree prioritarie individuate dal secondo piano decennale di attuazione dell’Agenda 2063, piano strategico dell’Unione Africana per la trasformazione dell’Africa in una potenza globale entro il 2063. Inoltre, è stata lanciata una proposta in sei punti sugli sforzi congiunti delle parti per la modernizzazione che, a giudizio di Xi Jinping, deve essere giusta ed equa, aperta e vincente e caratterizzata dalla diversità e dall’inclusione, mirando al sostegno della pace e della sicurezza.
L’aspetto più interessante dell’intero summit riguarda l’elaborazione di un progetto di cooperazione sino-africana per il futuro. Le due parti hanno infatti adottato la Dichiarazione di Pechino e il Piano d’azione per il rafforzamento della cooperazione Cina-Africa nei prossimi tre anni. In aggiunta, il presidente Xi Jinping nel suo discorso ha annunciato le dieci azioni di partenariato che la Cina intraprenderà con l’Africa per un percorso di modernizzazione da qui ai prossimi tre anni, includendo aree di apprendimento reciproco tra le civiltà, prosperità commerciale, cooperazione della catena industriale, connettività, salute, agricoltura, scambi interpersonali, sviluppo ecologico e sicurezza comune.
In particolare, si è anche parlato dell’accesso alle merci africane al mercato cinese, prevedendo la realizzazione di 30 progetti di connettività infrastrutturale e 1000 progetti di sostentamento nell’ambito della cooperazione allo sviluppo. Nel contesto delle dieci azioni di partenariato, Xi Jinping ha dichiarato che sarà fornito un sostegno finanziario all’Africa pari a 50 miliardi di dollari, comprendendo una linea di credito di 29,4 miliardi di dollari, 11,2 miliari di dollari di varie forme di assistenza e almeno 9,8 miliardi di dollari di investimenti in Africa da parte di aziende cinesi.
L’obiettivo, secondo il presidente cinese, è promuovere le opportunità economiche attraverso un trattamento tariffario zero verso i Paesi meno sviluppati dell’Africa, grazie all’ampliamento dell’accesso al mercato per i prodotti agricoli, in relazione all’idea di una cooperazione di alta qualità nell’ambito del noto progetto infrastrutturale della Via della Seta, istituendo una rete di collegamenti terra-mare tra Cina e Africa. Non solo, il partenariato intende estendersi anche nel settore farmaceutico a sostegno dell’industria farmaceutica africana. Infine, è stata dichiarata la volontà di fornire assistenza militare mediante una sovvenzione di 140 milioni di dollari.
Per l’Africa è una reale occasione di riscatto?
Il summit FOCAC 2024 ha rappresentato un’occasione di notevole rilevanza nell’ambito delle relazioni sino-africane, sollevando comprensibilmente interrogativi sul futuro del continente. Da un lato, è emerso un rafforzamento significativo della cooperazione tra Cina e Africa, come evidenziato dagli accordi siglati e dai piani di finanziamento annunciati, che offrono opportunità interessanti per lo sviluppo infrastrutturale e la crescita economica. Gli investimenti cinesi e i progetti di cooperazione delineati all’interno di settori strategici come l’energia rinnovabile, i trasporti e le tecnologie digitali potrebbero contribuire a risolvere alcune delle sfide più urgenti affrontate dai paesi africani, soprattutto relative alla carenza di infrastrutture e all’accesso ai mercati internazionali.
D’altro canto, emergono numerose preoccupazioni legate alla sostenibilità a lungo termine di tale partnership. In particolare, la Cina non ha previsto un allentamento del debito per molti paesi africani, evidenziando molte criticità riguardo alla crescente crisi del debito. In linea generale, già nel 2022l’Africa si ritrovava a dover affrontare una crisi del debito allarmante, con un’esponenziale crescita del debito pubblico che aveva raggiunto gli 1,8 trilioni di dollari. La Cina, come principale prestatore, ne è in parte responsabile e ciò induce perplessità su come tali debiti saranno gestiti in futuro.
Resta infatti da chiarire come saranno gestiti i finanziamenti, specialmente in riferimento alla trasparenza delle condizioni di prestito. Molti paesi africani temono che i termini onerosi fissati possano comportare situazioni di default, compromettendo la loro sovranità economica. Nonostante siano stati annunciati investimenti in 30 progetti infrastrutturali, l’assenza di una chiara offerta di assistenza per la ristrutturazione dei debiti sottolinea la precarietà della situazione.
Nel contesto appena descritto, è fondamentale considerare non soltanto gli aspetti economici, ma anche le implicazioni sociali e politiche che potrebbero derivare da una crescente dipendenza dei finanziamenti cinesi. Questa dinamica potrebbe determinare numerosi rischi di destabilizzazione poiché i governi locali potrebbero trovarsi sotto pressione per rispondere alle esigenze dei creditori, con le potenziali reazioni da parte della popolazione locale che potrebbe nutrire un certo scetticismo nei confronti della Cina come partner di sviluppo e vederla, piuttosto, come fonte di vincoli economici.
Chiarito ciò, è importante però evidenziare che l’Africa ricopre un ruolo strategico nell’ambito della Via della Seta, che mira a creare rotte commerciali globali. È chiaro che, in questo senso, la Cina non vede l’Africa esclusivamente come partner di sviluppo, ma anche come un elemento cruciale per l’espansione della sua influenza tanto economica quanto geopolitica. Sebbene tutto ciò possa apparire come una forma di colonizzazione economica, l’approccio adottato consentirebbe comunque, rispetto al passato, di colmare il deficit infrastrutturale e stimolare la crescita.
Tuttavia, è fondamentale che l’Africa sia consapevole dei rischi associati a questa dipendenza economica. Nonostante la Cina non stia colonizzando nel senso tradizionale, la sua presenza potrebbe comunque comportare forme di controllo economico che hanno il potenziale di limitare la sovranità dei paesi africani. Pertanto, l’Africa dovrà essere abile nella gestione di queste dinamiche in quanto potrebbe trarne vantaggio, ma al contempo sarà cruciale stabilire relazioni di cooperazione in grado di rispettare la sovranità e le esigenze locali. In definitiva, l’obiettivo chiave sarà trovare un equilibrio compreso tra l’accettazione degli investimenti cinesi e la costruzione di un’autonomia economica duratura.
