Russia, Antartide e Petrolio

La scoperta di un grande giacimento petrolifero in Antartide ha lanciato campanelli d’allarme a Londra e Buenos Aires. La scoperta russa rappresenta una minaccia per la stabilità del continente bianco?

Il 12 maggio 2024, il gruppo BRICS ha pubblicato sul suo account X la notizia che la Russia ha scoperto riserve di gas e petrolio nel territorio antartico britannico. Secondo la pubblicazione[1] si tratterebbe di circa 511 miliardi di barili di petrolio: per fare un confronto, si tratta di dieci in più di quanto è stato prodotto dall’intera area del Mare del Nord nell’ultimo mezzo secolo, il doppio delle riserve dell’Arabia Saudita nel 2022[2] e altri trenta nella Riserva Vaca Muertain Argentina. Le informazioni pubblicate su X sono integrate da quelle fornite dalla società che ha effettuato la scoperta, la società di geologia russa Rosgeo[3]. Lì la compagnia chiarisce, tra gli altri dettagli della spedizione, che le sue ricerche si sono svolte nel quadro di un’esplorazione strettamente scientifica[4]. Ora, qual è il quadro giuridico che regola le relazioni internazionali in Antartide? Perché la scoperta è considerata controversa da alcuni paesi? Esistono possibilità pratiche per lo sfruttamento delle risorse? E se sì, quali potrebbero essere le possibili conseguenze?

Dichiarazioni

È importante menzionare il fatto che la Russia non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali circa la scoperta (né smentita né riconosciuta) di quanto pubblicato dal resoconto ufficiale del gruppo BRICS di cui la Russia fa parte. L’Argentina, da parte sua, ha dichiarato di essere a conoscenza da anni delle indagini russe nella regione, precisando che non vi era nulla di nuovo in questa scoperta. Tuttavia, ha sottolineato che il caso è allo studio del Ministero degli Affari Esteri nazionale, senza successive dichiarazioni o chiarimenti[5]. Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda ha affrontato la questione in un’audizione parlamentare in cui è stato sottolineato il carattere ”problematico” delle attività di ricerca russe nel territorio, accusando che la ricerca russa nel territorio potrebbe avere un interesse più che scientifico[6].

Attualmente esistono due documenti internazionali che regolano le attività in Antartide: il Trattato sull’Antartide e il Protocollo di Madrid. Il Trattato sull’Antartide fu firmato nel dicembre 1959 da dodici paesi[7], tra cui Argentina, Chile, Unione Sovietica (oggi rappresentata dalla Russia) e Gran Bretagna. Il trattato, con l’intento di definire il quadro giuridico per l’uso internazionale del continente bianco, è stato firmato a Washington e la sua rappresentanza permanente si trova a Buenos Aires, in Argentina. Non ha una data di scadenza predeterminata, anche se tale caratteristica può essere definita mediante accordo unanime tra il firmatario originario e quelli successivi. Ora, nell’ambito della nostra analisi, segnaliamo l’articolo 1, che prevede l’uso esclusivo dell’Antartide per scopi pacifici, vietando la sperimentazione di qualsiasi tipo di arma. Non è un problema che la Russia abbia presumibilmente esplorato territori rivendicati da altri paesi, poiché la libera circolazione attraverso il continente è consentita ai sensi dell’articolo 2 e il Protocollo di Madrid (o Protocollo al Trattato sull’Antartide sulla protezione ambientale) è stato firmato nel 1991 come a complemento al Trattato sull’Antartide del 1959. Sottolinea la protezione della fauna, la gestione dei rifiuti e la preservazione del continente bianco (e dei mari circostanti) come territorio senza contaminazione antropica. Nelle sue aggiunte segnaliamo l’articolo VII, che vieta lo sfruttamento dei minerali per scopi economici, consentendo solo quello per scopi scientifici. Questo trattato è stato firmato dalla maggioranza dei firmatari del trattato originale (a cui hanno aderito molti altri paesi).

Entrambi i documenti potrebbero subire modifiche nelle disposizioni e negli articoli a partire dal 2048, quando (secondo quanto previsto nel trattato originario) questioni come il divieto di sfruttamento delle risorse minerarie potrebbero essere prese in considerazione a seguito della scoperta di questi giacimenti. È necessario saper che secondo RosGeo la scoperta dei giacimenti nel maggio 2024 da parte della missione russa è avvenuta nell’ambito dell’esplorazione scientifica, dato che è consentita specificamente l’esplorazione di risorse minerarie per scopi scientifici (non economici).

Ora, l’area rivendicata in Antartide dall’Argentina coincide in parte con quelle rivendicate da Cile e Gran Bretagna, essendo questo l’unico caso di rivendicazioni sovrapposte. L’Argentina espresse la sua rivendicazione nel 1940[8]basandosi su argomenti storici di continuità continentale e vicinanza geografica, mentre il Regno Unito fece lo stesso nel 1962. Attualmente, sebbene l’Argentina sia il paese con il maggior numero di basi nel continente, vivono strutture inglesi strettamente con le basi argentine. Parte del conflitto risiede nel fatto che la scoperta di queste riserve in un’area di rivendicazioni sovrapposte potrebbe eventualmente generare discussioni tra i due paesi coinvolti, su quale corrisponderebbe allo sfruttamento delle risorse.

Lo sfruttamento sarebbe possibile?

Dato per scontato che attualmente non si possa assistere ad uno sfruttamento delle risorse dato che ciò costituirebbe sia una violazione del Trattato sull’Antartide che del Protocollo di Madrid, ci sono e ci sarebbero questioni da risolvere in precedenza, come ad esempio:

  • La sovrapposizione delle aree rivendicative dove sono stati rinvenuti i depositi: Argentina e Gran Bretagna dovrebbero risolvere la questione. In un caso estremo, non va esclusa la possibilità, per quanto improbabile, che la disputa possa sfociare in uno scontro militare. Argentina e Gran Bretagna si affrontarono militarmente per l’ultima volta nel 1982 nella guerra delle Falkland/Malvinas, nella quale vinse la potenza anglosassone. Tale disputa territoriale contiene un’innegabile componente geografica strategica, basata sulla vicinanza del suddetto arcipelago all’area antartica contesa.
  • L’innegabile impatto ambientale che l’estrazione petrolifera avrebbe nell’area (sia nella sua parte marittima che continentale), mettendo a rischio le coste da possibili sversamenti di petrolio e danneggiando il fragile ecosistema che da secoli non subisce gravi impatti antropici.
  • Le difficoltà logistiche che comporterebbero l’estrazione del petrolio situato sotto chilometri di ghiaccio, il suo trasporto attraverso il continente e la distanza dal continente più vicino, le condizioni meteorologiche avverse e, naturalmente, l’opposizione internazionale visti i rischi impliciti.
  • Il pericolo che, se lo sfruttamento di quel giacimento diventasse possibile, si scatenerebbero pretese da parte di altri paesi per lo sfruttamento delle risorse minerarie presenti nelle loro zone.

In ogni caso, è improbabile che si possa assistere ad un cambiamento della situazione antartica prima del 2048. Ad oggi, il Trattato sull’Antartide è considerato una conquista delle relazioni internazionali, mentre non esistono gravi controversie che abbiano portato, in nessuna storia dell’umanità, dominio sul continente bianco, allo scontro armato. La natura giuridica, sociale, economica e politica dell’Antartide la trasforma in un punto in cui, sebbene esistano le bandiere, i confini quasi non esistono e lo spirito di collaborazione scientifica onnipresente in essa modella le relazioni umane basate su interessi comuni come la scienza e la cooperazione. È necessario tenere presente che affinché questo equilibrio venga mantenuto è fondamentale avere l’accordo e la volontà di tutti i soggetti coinvolti. La scoperta dei giacimenti è stata, come abbiamo visto, accolta con timore da alcuni paesi, mentre la stessa società di ricerca petrolifera ha sottolineato che le sue ricerche sono state effettuate nell’ambito giuridico autorizzato dal Trattato sull’Antartide, senza andare oltre


[1] Tweet original: https://x.com/BRICSinfo/status/1789767884358504752?lang=es

[2] Dati OPEP 2022.

[3] Rosgeo (Rossyiskoe Geologicheskoe Obshchestvo) è una società scientifica pubblica russa fondata nel 1992, dedicata alla ricerca geologica e alla promozione dell’educazione geologica. Sito web: https://rusgeology.ru/en/

[4] Nota originale in lingua russa: https://rusgeology.ru/press/news/rosgeologiya-vedet-nauchnuyu-deyatelnost-v-antarktide-v-strogom-sootvetstvii-s-mezhdunarodnymi-sogla/

[5] Dichiarazione ufficiale del portavoce presidenziale argentino Manuel Adorni. 16 maggio 2024.

[6] Kinyua, B. (2024) – Il Parlamento del Regno Unito indaga sull’esplorazione petrolifera russa in Antartide. Nota disponibile su: https://maritime-executive.com/article/uk-s-parliament-probes-russian-oil-exploration-in-antarctica

[7] Oltre ai paesi citati hanno firmato anche Australia, Belgio, Cile, Francia, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, ex Repubblica del Sud Africa e Stati Uniti d’America.

[8] Le prime esplorazioni argentine nel continente bianco risalgono al 1902, nel 1904 fu istituita la prima base permanente (Base Orcadas) e nel 1906 si ebbe la prima menzione ufficiale dell’Antartide (senza definire limiti specifici) come parte costitutiva del territorio argentino .

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