Verso l’apertura dell’hotspot di Shëngjin: il protocollo di collaborazione Italia-Albania in materia migratoria prende forma ma molti sono i dubbi irrisolti

Ansa.it: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/12/13/alta-corte-albanese-sospende-ratifica-accordo-rama-meloni_ce5d8bb4-27c8-47ec-b2be-728711378a58.html

Il 5 giugno 2024 si è tenuto l’ultimo incontro tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, e il Primo Ministro Edi Rama, prima dell’apertura del primo centro di accoglienza — costruito a Shëngjin — prevista per il primo di agosto 2024. Presentato come un “accordo di grande respiro europeo”, poca è la trasparenza sui costi sostenuti dal governo italiano per questo modello di accoglienza esternalizzato nonché sui concreti obiettivi dell’accordo.

Siglato a Roma in data 6 novembre 2023, il Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 44 del 22 febbraio 2024 con legge n. 14 del 21 febbraio 2024, recante la ratifica ed esecuzione di tale protocollo.

In virtù di tale accordo quinquennale, l’Albania ha riconosciuto all’Italia il diritto di utilizzare determinate aree sul territorio albanese destinate alla realizzazione di strutture per effettuare le procedure di frontiera e/o, a seconda dei casi, di rimpatrio, di circa 36.000 migranti all’anno. In particolare, l’accordo ha previsto la costruzione di due centri: un centro di prima accoglienza a Shëngjin, deputato a processare le procedure di ingresso (identificazione e registrazione) dei migranti salvati in acque internazionali dai mezzi di Marina Militare, Guardia Costiera e Guardia di Finanza italiane, e un centro di permanenza a Gjadër, destinato ad ospitare i richiedenti asilo in attesa dei risultati delle loro domande in Italia. La struttura di Gjadër avrà anche “funzioni di Cpr per coloro che non hanno titolo a entrare e sono in attesa del rimpatrio”, ha affermato Giorgia Meloni. Solo i migranti provenienti da Paesi ritenuti sicuri (21 in totale, tra cui Bangladesh, Egitto, Costa d’Avorio e Tunisia) saranno inviati in Albania, con esclusione delle categorie vulnerabili tra cui donne, minori, anziani e altre persone fragili. In cambio, l’Albania ha già ricevuto 16,5 milioni di euro a titolo di anticipo e 100 milioni sono stati congelati a titolo di garanzia.

Poiché i due hotspot, ancorché in territorio albanese, rimarranno sotto la giurisdizione italiana, con questo accordo l’Italia riuscirà ad aggirare il Regolamento di Dublino che consente ai richiedenti di rimanere nello Stato membro competente fino a quando non viene presa una decisione relativamente alla loro domanda. Ciò nonostante, l’Italia rischia comunque di violare il diritto europeo e internazionale qualora non risponda prontamente alle richieste di asilo dei migranti che si trovano nei centri anzidetti o in caso di respingimenti illegittimi. La responsabilità ricadrà, dunque, sempre e comunque sull’Italia, ma non è chiaro se e come l’Italia vigilerà sui centri di accoglienza sul territorio albanese.

Nemmeno sul concreto funzionamento — e, così, sui costi — vi è alcuna certezza. Nonostante l’operativitàdei centri fosse prevista per il 20 maggio, i tempi sono aumentati. Ad oggi, sembra che i centri saranno operativi a partire dal primo agosto 2024 ma il centro di Gjadër è ben lontano dall’essere completato. Ad essere lievitati, però, non sono solo i tempi ma anche i costi del progetto, tanto che da un investimento iniziale di 653 milioni di euro (come da relazione tecnica del Senato) si è già arrivati a una spesa approvata di 825 milioni, con un esborso previsto di oltre un miliardo, come sottolineato da Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra e portavoce di Europa Verde.

Quanto, infine, allo scopo dell’accordo, alla conferenza stampa del 6 novembre 2023 Giorgia Meloni dichiarava tre obiettivi: “contrastare il traffico di esseri umani, prevenire i flussi migratori illegali e accogliere solamente chi ha davvero diritto alla protezione internazionale” ma su come la costruzione di due centri sul territorio albanese aiuti a contrastare il traffico di essere umani e prevenire i flussi migratori illegali non v’è spiegazione alcuna. Resta, piuttosto, il dubbio che l’accordo altro non sia che uno scambio di intese e favori con un chiaro scopo politico, più che una soluzione ai tre obiettivi anzidetti, con il rischio, come efficacemente riportato da Amnesty International Italia, che “l’accordo possa essere utilizzato per eludere gli obblighi imposti dal diritto UE e internazionale” con “conseguenze devastanti per le persone in cerca di asilo, che potrebbero essere sottoposte non solo a una detenzione automatica e quindi illegale (…) ma anche a una procedura di asilo al di sotto degli standard e iniqua, senza avere accesso ad adeguate garanzie procedurali e di protezione giudiziaria”.

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