Le vie della sicurezza italiana: Nato, UE e Mediterraneo allargato

Fonte Immagine: ANSA

La sicurezza dell’Italia si è storicamente fondata sul ruolo della NATO, ma il centro di gravità dell’Alleanza si è inevitabilmente spostato verso il suo fianco nordorientale. È pertanto necessario che il governo italiano rifletta attentamente su come investire al meglio le proprie risorse politiche e militari, considerando soprattutto il suo ruolo nel Mediterraneo e nell’UE.

Il Mediterraneo offre a Roma un naturale spazio strategico per promuovere i suoi interessi, consentendole di potersi distinguere come punto di riferimento per NATO ed UE, sia in campo economico che di sicurezza. Tuttavia, la politica estera italiana è nei fatti vincolata agli obiettivi e alle dinamiche dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea, le cui priorità si concentrano oggi principalmente sull’Europa nord-orientale, soprattutto in seguito al conflitto in Ucraina. Pur essendo fondamentale per l’Italia consolidare la sua posizione all’interno di tali organizzazioni per ottenere riconoscimento internazionale, è altrettanto vitale che il paese adotti iniziative indipendenti nel Mediterraneo allargato. 

Nel Documento Programmatico pluriennale per la Difesa 2023-2025, il ministero della Difesa ha identificato la “difesa degli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei” come una delle direttive fondamentali della politica estera italiana. Questa strategia implica un contributo continuativo all’interno dell’Alleanza Atlantica così come la promozione della stabilità nel Mediterraneo Allargato.

Il Piano Mattei per l’Africa, sebbene presenti una definizione ancora troppo vaga, rappresenta un importante passo per l’Italia nel riaffermare il proprio interesse e impegno verso il Mare Nostrum ed il continente africano. Tuttavia, il successo a lungo termine di questo piano dipenderà inevitabilmente dalla capacità di garantire la sicurezza nel bacino mediterraneo. A tale scopo, l’Italia dovrebbe avviare iniziative autonome della propria Marina, combinandole con un coinvolgimento strategico degli alleati dell’Unione Europe e ponendo particolare enfasi sull’interesse energetico come motore per l’iniziativa. L’elevazione della questione a livello europeo risulta pertanto necessaria, sia per motivazioni economiche che per l’efficacia di futuri dialoghi e trattative con paesi terzi.

L’adozione di iniziative autonome, aventi l’obiettivo di garantire la sicurezza nazionale e ottenere un maggiore riconoscimento internazionale, potrebbe costituire un passo significativo per rafforzare l’importanza geopolitica dell’Italia e superare l’inerzia spesso riscontrata nelle azioni dell’UE e della NATO nel Mediterraneo. In tal senso, il governo Meloni è chiamato ad affrontare questioni strutturali all’interno di tali istituzioni, tra le quali rientrano l’adeguamento alla linea guida della NATO, che prevede il destinare il 2% del PIL nazionale alle spese militari, nonché il potenziamento del peso geopolitico dell’Italia all’interno dell’’Unione Europea. Ciò potrebbe essere realizzato principalmente promuovendo il ruolo dell’Italia come attore chiave per la sicurezza energetica europea e come ponte verso i paesi africani.

Per quanto riguarda la posizione del paese nella Nato, nonostante Roma sia ancora lontana dal raggiungimento dell’obiettivo di una spesa per la Difesa pari al 2% del PIL entro il 2028, è importante ricordare che l’Italia rappresenta uno dei maggiori contributori dell’Alleanza, sia in termini finanziari che di truppe.

Nonostante ciò, le dinamiche interne alla NATO sono strettamente legate al risultato delle prossime presidenziali statunitensi. Se Trump dovesse essere rieletto alla Casa Bianca, potrebbe verificarsi una accelerazione nel generale disimpegno statunitense, anche se è improbabile che Washington abbandoni completamente l’Alleanza, che rimane essenziale per la proiezione militare e strategica degli Stati Uniti nell’area euroasiatica. Un pericolo diretto alla sicurezza italiana appare improbabile anche nel caso di elezione del Taycoon, considerando sia il posizionamento geografico chiave del paese che la clausola di sicurezza collettiva dell’Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, la quale verrebbe comunque attivata in caso di minaccia diretta ed a prescindere dal raggiungimento del sopracitato obiettivo del 2%. 

Tuttavia, indipendentemente dall’esito delle prossime elezioni presidenziali, è evidente che gli Stati Uniti desiderino imporre una maggiore condivisione di responsabilità all’interno della NATO. Washington vuole gradualmente abbandonare il suo ruolo di unica forza trainante dell’Alleanza, preferendo concentrarsi sui propri obiettivi strategici ed incoraggiando una partecipazione più attiva e responsabile da parte dei suoi alleati. Questo impone all’Italia di smarcarsi da un’accettazione pedissequa delle strategie statunitensi, ricercando invece una maggiore autonomia decisionale e tentando di emergere come attore primario nel Mediterraneo, assumendosi maggiori responsabilità laddove Washington non possa o non voglia intervenire.

Le preoccupazioni del governo italiano in merito agli equilibri atlantici dovrebbero pertanto focalizzarsi su due aspetti: il riconoscimento e l’autonomia. Il riconoscimento internazionale risiede nella partecipazione attiva agli interessi dell’alleanza verso Nord e verso Est, che può sicuramente risultare problematica in termini finanziari, ma che non può mancare in termini di truppe e di sostegno politico. Ciò risulta fondamentale per guadagnare la fiducia degli alleati e per consolidare la propria reputazione di partner affidabile. Infatti, l’impegno in questa direzione è stato già riconosciuto con la nomina dell’ammiraglio Dragone come Chairman del Comitato militare a partire dal 2025. L’autonomia risiede invece nello smarcarsi, contemporaneamente, dal focus nordorientale della NATO perseguendo iniziative autonome, bilaterali e di coinvolgimento dei partner europei nel Mediterraneo allargato.

L’attivismo e la deterrenza italiana nel Mediterraneo non possono prescindere dal citato coordinamento con i membri UE, essenziale sia per la gestione delle sfide economiche e migratorie che devono essere delineate dal Piano Mattei, sia per la componente difensiva riguardante il controllo marittimo. Lo sviluppo del contrasto al terrorismo, la gestione dei flussi migratori e dei partenariati economici possono rappresentare il simbolo di un’assunzione di responsabilità di Roma verso l’Africa. Questo non solo in ottica di promozione dell’interesse nazionale italiano, ma anche perché, in vista di una futura difesa comune europea, il fronte sud dell’Europa appare più vulnerabile rispetto al fronte nord-orientale, che costituisce oggi il principale focus difensivo della NATO.

L’Italia può assumere il ruolo di capofila in questo contesto, poiché è generalmente percepita in modo meno ostile dai paesi africani rispetto ad altre nazioni europee con un passato coloniale più marcato, come la Francia. Nonostante ciò, la collaborazione con il governo francese e gli altri partner europei per quanto riguarda l’Africa appare indispensabile, sia sul piano economico che politico. Questo è cruciale per garantire un’interazione efficace con Turchia e Cina in merito ai loro interessi nel continente, nonché per affrontare al meglio le sfide condivise dell’Europa in Africa.

La sicurezza energetica può fungere da motore per tale coinvolgimento, consentendo all’Italia di svolgere il ruolo di hub energetico e logistico europeo da tempo desiderato. Questo risulta particolarmente importante in un periodo di riconversione e ristabilizzazione degli approvvigionamenti energetici, in seguito allo shock causato dall’invasione russa in Ucraina. La protezione dei cavi sottomarini e dei gasdotti è pertanto fondamentale, considerando il recente sabotaggio del Nord Stream e la crescente importanza delle importazioni di gas provenienti dall’Algeria. Inoltre, è essenziale intavolare rapporti positivi in vista di futuri accordi commerciali ed energetici con il continente africano anche in merito alle risorse naturali, utili per la transizione energetica.

In conclusione, la difesa e la sicurezza italiane si sviluppano su vari fronti. Il riconoscimento politico all’interno della NATO dipende non solo dal sostegno politico e militare agli obiettivi strategici nel versante nordorientale, ma anche dal rispetto del principio del 2% di spesa militare in rapporto al PIL. Sebbene un rischio immediato per la sicurezza italiana possa sembrare limitato nel caso di mancato rispetto di questo obiettivo, raggiungerlo non solo rafforzerebbe la coesione all’interno dell’Alleanza, ma attenuerebbe anche l’impatto di eventuali preoccupanti cambiamenti nelle politiche statunitensi, come potrebbe verificarsi in caso di una rielezione del Presidente Trump.

Per garantire interessi nazionali, economici e difensivi nell’Europa meridionale, è invece essenziale che l’Italia agisca autonomamente rispetto alla NATO e coinvolga l’Unione Europea in iniziative nel Mediterraneo allargato. La posizione geografica privilegiata e il vantaggio reputazionale in Africa consentono a Roma di assumere un ruolo guida nella regione, offrendo opportunità di crescita economica e maggiore influenza decisionale nell’UE e potenzialmente anche nella NATO.

Nonostante ciò, la sicurezza energetica e migratoria sono sfide fondamentali e complesse, che richiedono lo sviluppo di dialoghi e accordi bilaterali, soprattutto con Germania e Francia. Gli sforzi diplomatici con i partner europei rimangono tanto cruciali quanto complessi, sia per garantire la sicurezza energetica europea, considerando la potenziale transizione verso un nuovo ruolo strategico della penisola nella gestione delle forniture africane (il rapporto con la Germania, principale hub di gas in Europa, potrebbe perciò risultare conflittuale), sia per la gestione dei flussi migratori, dove le visioni italiane e francesi appaiono ancora incompatibili.

D’altra parte, l’auspicato attivismo implica una revisione dei principi consolidati della politica estera italiana. Storicamente orientata verso l’integrazione occidentale ed europea come mezzo di riconoscimento, talvolta a discapito degli interessi nazionali, l’Italia potrebbe trarre vantaggio da un cambio di rotta che favorisca un maggiore protagonismo nel Mediterraneo. Tuttavia, ciò richiede una profonda riflessione sugli obiettivi nazionali, svincolati dagli indirizzi di UE e NATO, e su come questi possano coesistere con le aspirazioni degli alleati.

Le opportunità collegate a questo nuovo attivismo includono il perseguimento più efficace dei propri interessi nazionali, nonché il rafforzamento della influenza e leadership italiane. Tuttavia, il principale rischio di tale esposizione è la possibile perdita di sostegno internazionale ed il risentimento degli alleati, specialmente se la promozione degli interessi autonomi non venga affiancata dal coordinamento delle proprie azioni con quelle di NATO e della UE. Un’integrazione dei propri obiettivi con un rafforzamento del sistema difensivo alleato nel Mediterraneo e con lo sviluppo della gestione dell’approvvigionamento energetico europeo potrebbe mitigare tali rischi.

La novità che questo contesto presenta per l’Italia risiede nel passaggio da una mera accettazione di obiettivi esterni ad un ruolo più autonomo e centrale, assumendo la posizione di mediatore attivo e portatore di un interesse generale sia per l’UE che per la NATO, con i relativi vantaggi e responsabilità.

Nonostante le opportunità offerte dal contesto internazionale, l’Italia è quindi chiamata a mantenere una visione equilibrata che riconosca l’importanza dei vincoli esterni rappresentati dalla NATO e della Unione Europea nel perseguimento della propria sicurezza internazionale[1]. Politicamente ed economicamente, il governo italiano deve continuare a considerare la NATO e l’UE come gli organi in cui sviluppare i propri interessi, per affrontare al meglio le sfide emergenti e per garantire la sicurezza a lungo termine del paese. Il coinvolgimento nella NATO offre all’Italia una difesa collettiva rigida ma essenziale, mentre l’attivismo nell’UE fornisce opportunità di crescita economica e di cooperazione multilaterale, specialmente in merito allo sviluppo del Piano Mattei e delle cooperazioni bilaterali in seno all’iniziativa. Le parallele iniziative autonome sono altresì possibili e cruciali, ma necessitano del sostegno economico e politico sia dell’Alleanza Atlantica che dell’Unione Europea. 

In definitiva, il governo italiano deve bilanciare l’allineamento con le necessità di Washington e Bruxelles con il perseguimento degli interessi nazionali nel Mediterraneo allargato, integrandoli nell’ambito dei più ampi disegni strategici atlantici ed europei. Questo equilibrio risulta fondamentale per ottenere il sostegno politico e finanziario necessario per garantire la difesa e sicurezza del paese.


[1] G. De Ruvo, Il vincolo esterno (non) è un destino in Limes, 2/2024, pp. 50-52

Latest from Senza categoria