Una verità ambigua sull’autogol statunitense?

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Il presidente Russo Vladimir Putin, l’otto febbraio scorso, ha rilasciato un’intervista al giornalista americano Tucker Carlson. Il contenuto dell’intervista ha rilevanza storica ed economica e fornisce spunti sui dati economici attuali e sulle previsioni future riguardanti le economie Russa e Statunitense.

L’analisi attenta della trascrizione dell’intervista rileva l’ironia di Putin nei confronti delle azioni economiche dell’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Inoltre, emergono verità celate dietro brevi battute sarcastiche riferite agli Stati “anti-Russi”.

L’intervista è stata condotta dal giornalista americano Tucker Carlson, noto anchorman di Trump; 

I punti critici dell’intervista possono essere così sintetizzati:

  • Guerra in Ucraina: Putin, attraverso una lunga analessi storica che parte dall’862 d.C., quando lo stato Russo iniziò ad esistere come stato centralizzato e arrivando digressione dopo digressione a sostenere la sua tesi che l’invasione russa dell’Ucraina è stata motivata dalla necessità di “salvare i russofoni del Donbass dal genocidio” e di “denazificare” il paese.
  • Rapporti con gli USA: Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a trattare con gli Stati Uniti riguardo all’Ucraina.

In particolare va sottolineata una domanda posta da Tucker: “ il dollaro americano, che in un certo senso ha unito il mondo in molti modi, forse non a tuo vantaggio, ma sicuramente a nostro vantaggio. Scomparirà come valuta di riserva, la valuta universalmente accettata? In che modo, secondo te, le sanzioni hanno cambiato la posizione del dollaro nel mondo?”- Putin risponde affermando mediante dati e percentuali attendibiliche fino al 2022 l’80% delle transazioni commerciali estere della Russia avvenivano in dollari statunitensi ed Euro, in particolare i dollari USA rappresentavano il 50% delle loro transazioni, mentre oggi la percentuale è scesa al 13%. D’altro canto le transazioni in Yuan cinesi che rappresentavano il 3% delle transazioni commerciali, oggi rappresentano il 34%…Continua affermando che insieme al presidente Xi Jinping, hanno fissato l’obiettivo di raggiungere quest’anno 200 miliardi di dollari di scambi reciproci con la Cina. Dichiara l’obiettivo di voler superare questo livello. Il commercio bilaterale con la Cina ammonta già a 230 miliardi, mentre le statistiche cinesi dicono che ammonta a 240 miliardi di dollari.

Inevitabilmente la diversificazione dei partner commerciali russi ha determinato una svalutazione del dollaro, se prima veniva considerata la moneta internazionale di interesse primario, i divieti imposti alla Russia e la presenza di ulteriori monete di scambio internazionali quali lo Yuan Cinese e la rupia indiana, hanno determinato il suo deprezzamento progressivo. Secondo la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, le transazioni in Yuan nel 2022 hanno superato i 6.000 miliardi di dollari, segnando il quinto anno consecutivo di crescita nell’uso di questa moneta asiatica. Le transazioni in Rupia indiana, una delle valute minori più diffuse al mondo, hanno raggiunto quasi 760 miliardi di dollari nel 2022, segnando una crescita del 70% rispetto all’anno precedente.

Anche il Rublo russo ha accresciuto la sua posizione nel mercato internazionale, in Russia, le transazioni internazionali vengono sempre più spesso regolate in rubli. 

Questi dati riflettono le dinamiche in corso nel panorama finanziario globale e l’evoluzione delle relazioni commerciali tra i paesi. Nonostante, quindi, la maggior parte delle transazioni commerciali internazionali avvengano tutt’oggi in dollari, quest’ultimo non detiene il primato internazionale prospettando un deprezzamento sempre maggiore del suo valore.

È noto che le sanzioni imposte alla Russia hanno colpito il debito sovrano russo. Gli Stati Uniti hanno vietato i pagamenti in dollari sul debito sovrano russo soggetto alla loro giurisdizione. Inoltre, l’esportazione, la vendita e la fornitura di banconote in dollari dagli Stati Uniti alla Russia sono state vietate. Questo ha reso difficile per la Russia gestire i suoi pagamenti internazionali.

Le sanzioni stanno avendo un impatto significativo sull’economia russa, rendendo necessario diversificare i suoi partner commerciali.

Le strategie della resilienza economica Russa

La Russia ha un debito pubblico molto basso, ammontando a meno di 300 miliardi di dollari rispetto al Prodotto Interno Lordo (PIL) di quasi 1.700 miliardi di dollari. È importante notare che gran parte di questo debito è collocato all’estero, rappresentando solo una piccola frazione, approssimativamente una ventina di miliardi di dollari all’anno.

La resilienza finanziaria della Russia è influenzata da diversi fattori: Prezzo dell’energia: Grazie ai prezzi elevati dell’energia, la quantità di titoli di debito russi è relativamente contenuta.: 

Aumento degli stipendi: i salari sono aumentati, specialmente per i lavoratori che hanno una domanda elevata; infatti, la mancanza di lavoratori nel paese ha portato a salari più alti, riducendo il divario tra diverse categorie di lavoratori.

Nuovi Partner Commerciali: l’incremento delle relazioni commerciali con la Cina, l’India e i paesi BRICS.

La Russia, inoltre, continua ad esportare petrolio verso diversi paesi nonostante le sanzioni internazionali e la crisi in Ucraina, ad esempio:

  • La Cina è il principale acquirente di petrolio russo, importa circa il 52% del petrolio russo.
  • L’India ha aumentato notevolmente le importazioni di petrolio russo da quando è iniziata la crisi in Ucraina. Il petrolio russo è offerto a un prezzo significativamente inferiore rispetto al prezzo di riferimento globale del petrolio Brent;
  • La Turchia è l’unico altro paese che ha importato più di 10 miliardi di dollari di petrolio russo nel 2023;
  • Gli Emirati Arabi Uniti continuano a importare petrolio russo, anche se in quantità più ridotte;
  • La Corea del Sud importa petrolio russo per un valore di circa 2,1 miliardi di dollari.

Infine, Slovacchia, Ungheria, Belgio, Giappone, Spagna, Singapore, Brasile, Paesi Bassi, Arabia Saudita, Egitto, Bulgaria, Italia, Malaysia, Repubblica Ceca e altri paesi importano anche petrolio russo, ma in quantità inferiori.

Le sanzioni internazionali hanno avuto un impatto significativo sull’industria petrolifera russa, ma non così pregnante rispetto a quanto previsto dall’inizio della guerra. Si tenga conto che le sanzioni hanno colpito le compagnie petrolifere russe, impedendo loro di accedere a soluzioni di credito e limitando la loro capacità di finanziamento, inoltre hanno ridotto i proventi delle esportazioni di petrolio russo del 14%, corrispondenti a una diminuzione di 34 miliardi di euro.

Tuttavia, la cifra nasconde dettagli interessanti: l’impatto non è stato così dannoso per Mosca come inizialmente previsto. La Russia ha aggirato il tetto massimo dei prezzi del petrolio imposto dai Paesi del G7. Trasportando, ad esempio, il greggio con una flotta di petroliere obsolete su cui le sanzioni hanno un’influenza limitata. Nonché, l’incapacità di applicare costantemente il tetto massimo dei prezzi ha permesso alla Russia di ridurre le perdite di ricavi nel corso dell’anno. Tenendo in considerazione che nonostante le sanzioni, Mosca continua a vendere il suo greggio a prezzi superiori ai 60 dollari al barile.

Analisi comparativa tra l’Economia Russa e quella degli Stati Uniti: Crescita, Debito e Bilancia Commerciale

Un retaggio storico può mostrarci come la Russia abbia affrontato la grande crisi avvenuta nel 1998 paragonabile, per alcuni osservatori, alla crisi finanziaria mondiale del 2008.  

Nel 1998 la Russia si trovò di fronte ad una crisi determinata da un tasso di cambio del rublo sopravvalutato e da tassi di interesse elevati imposti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) per contenere l’inflazione. Altri fattori che contribuirono alla crisi furono gli investimenti esteri nei titoli di stato, con un rendimento che raggiunse il 70%, e il deflusso di capitali esteri, che ammontava a 5 miliardi di dollari all’anno. Inoltre, il ribasso del prezzo del petrolio aggravò ulteriormente la situazione.

Nonostante la grave crisi economica, la Russia dimostrò una notevole resilienza. Nel 1999, il tasso di crescita aumentò del 6,4%, e nel 2000 addirittura del 10%. La forte svalutazione del rublo rese le esportazioni più competitive a livello internazionale, e l’aumento dei ricavi petroliferi contribuì a stimolare la ripresa economica.

Oggi, a distanza di 26 anni dalla crisi del 1998, la Russia si trova nuovamente sotto i riflettori a causa delle sanzioni imposte in seguito alla guerra in Ucraina. Tuttavia, possiamo considerare la resilienza a lungo termine della Russia come un fattore chiave. Concentrando l’attenzione sulle sue risorse naturali, indipendentemente dalle dinamiche territoriali, militari e finanziarie, la Russia continua a resistere ai tentativi di default.

Ed infatti, se consideriamo le previsioni di crescita economica, il rapporto debito/PIL e i dati della bilancia commerciale Russa, emerge un confronto interessante con gli Stati Uniti. 

È importante notare che gli Stati Uniti attualmente non affrontano minacce economiche significative e mantengono livelli di inflazione contenuti. Le previsioni economiche di statista, ampiamente condivise, indicano una leggera flessione del PIL russo, che oscillerà tra un minimo del 33,51% (nel 2028) e un massimo del 35,78% (nel 2024). La percentuale di debito rispetto al PIL raggiungerà un massimo del 21,81% (nel 2024) e un minimo di 18,19% (nel 2028). Nel caso degli Stati Uniti, le previsioni indicano che il PIL oscillerà tra un minimo del 14,57% (nel 2028) e un massimo del 15,2% (nel 2024). La percentuale di debito statunitense crescerà gradualmente, passando da un attuale minimo del 128,01% a un massimo del 137,49% (nel 2028).

La bilancia commerciale di un paese riveste un ruolo cruciale nell’economia globale. Nel 2022, la bilancia commerciale russaha registrato un surplus di 282,38 miliardi di dollari USA. Questo indica che il valore delle esportazioni ha superato quello delle importazioni. Tuttavia, nel 2023, il surplus commerciale è diminuito notevolmente a 140 miliardi di dollari USA. Questa riduzione è stata influenzata da diversi fattori, le esportazioni sono diminuite del 28,3%. Gran parte di queste esportazioni riguarda i prodotti minerali, inclusi quelli del settore energetico. Le vendite verso paesi europei sono diminuite del 68%, mentre sono aumentate verso paesi asiatici e africani. Nel gennaio 2024, la bilancia commerciale russa ha continuato a rimanere invariata, con un surplus di 10,22 miliardi di dollari USA.

Nel gennaio 2024, gli Stati Uniti hanno registrato un disavanzo commerciale di 67,4 miliardi di dollari, il più grande in nove mesi. Le esportazioni sono aumentate leggermente, raggiungendo 257,2 miliardi di dollari.

La Russia continua a registrare un surplus commerciale grazie alle sue esportazioni di commodities come petrolio greggio e gas naturale. Le fluttuazioni nei prezzi delle materie prime e le dinamiche commerciali internazionali possono influenzare notevolmente la bilancia commerciale del paese. Gli Stati Uniti, d’altra parte, affrontano sfide diverse, ma mantengono una posizione di rilievo nell’economia globale.

CONCLUSIONI

Il confronto tra gli Stati Uniti e la Russia è un compito complesso, poiché coinvolge una vasta gamma di indicatori economici che possono portare a risultati notevolmente diversi.  Alcuni indicatori chiave, come il tasso di crescita, il rapporto debito/PIL e la bilancia commerciale, emergono come fattori determinanti, almeno nell’attuale contesto.

È innegabile che vi siano significative divergenze tra i due paesi in termini di tasso di occupazione, disoccupazione, crescita demografica e distribuzione della ricchezza (misurata dall’indice di Gini). Tuttavia, al momento, non possiamo prevedere un possibile default della Russia o una celere conclusione della guerra, soprattutto considerando l’opposizione di alcuni paesi occidentali.

Un parallelo interessante può essere tracciato tra Vladimir Putin e Leonid Breznev, ex Segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Negli anni ’70, Breznev perseguì una politica economica nota come “piccolo compromesso”, che favoriva una società più consumistica e tollerava la corruzione e il lavoro nero. Questo modello conservatore mirava a garantire equilibrio tra conservatorismo e controllo evitando riforme radicali. Oggi, possiamo affermare che Putin abbia ottenuto risultati simili, anche se non possiamo ignorare il fatto che la Russia detiene ancora il primato in termini di risorse naturali, un fattore cruciale che definisce la sua potenza economica.

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