L’attuale corsa alle tecnologie verdi è sempre più terreno di scontro e competizione tra superpotenze ed è guidata dall’aggressività cinese e dalla forte risposta degli Stati Uniti e, probabilmente, la nazione che vincerà questa competizione, guiderà l’economia globale del ventunesimo secolo.
Sulla questione ambientale la Cina ha mostrato un deciso cambio di passo in occasione della 21° Conferenza quadro sui cambiamenti climatici (COP 21) che si è tenuta a Parigi nel dicembre 2015. In quell’occasione Pechino ha preso per la prima volta impegni vincolanti sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti ponendosi così fra i paesi guida nel contrasto al cambiamento climatico. La Cina, vuole anche imporsi come paese leader e pioniere delle tecnologie rinnovabili e come modello di sviluppo.
Nel 2020 il presidente Xi Jinping, in un video all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha annunciato due elementi importanti nella lotta ai cambiamenti climatici; ovvero che la Cina punta a raggiungere un picco di emissioni di CO2 prima del 2030, in realtà già previsto, ma soprattutto la neutralità in termini di emissioni di carbonio prima del 2060. Tuttavia, Pechino continua a costruire centrali a carbone in patria e in Africa. Risale infatti al 2023, l’accordo firmato con la sudafricana Eskom, firmato a margine dello stesso vertice dei BRICS in Sudafrica per prolungarne la vita delle centrali a carbone.
Infatti, realizzare il nuovo obiettivo sarà una sfida enorme: in Cina i combustibili fossili rappresentano il 90% delle fonti energetiche e il carbone, quella tra tutte a più alta intensità di carbonio, genera due terzi dell’energia elettrica. Tenuto conto della tradizionale cautela dimostrata dalla Cina nell’assumere impegni internazionali, l’annuncio suggerisce inoltre che il governo cinese è fiducioso che il progresso tecnologico in materia di efficienza energetica e il costo delle energie rinnovabili possano consentire di raggiungere la neutralità in termini di emissioni di carbonio, senza ostacolare lo sviluppo economico del paese, inoltre la Cina non ha ancora precisato in che modo raggiungerà il suo obiettivo per il 2060.
Fondamentale in questo senso è stato il XIV Piano Quinquennale (2021-2025). Il documento tocca la questione ambientale in molti dei suoi articoli anche se, senza dettagli precisi. Si parla così di un’agricoltura moderna e di una profonda riforma delle zone rurali; delle industrie ad alta tecnologia, il che significa anche la lotta all’inquinamento industriale; di ottimizzazione dell’approvvigionamento energetico per l’industria; di un sano sviluppo dell’urbanizzazione. Riferimento importante è l’attenzione data alla costruzione di una società rispettosa delle risorse e dell’ambiente, si fa riferimento all’economia circolare, alla protezione e ripristino dell’ecologia naturale, rafforzamento nella gestione delle risorse, all’utilizzo razionale delle risorse marine. I Piani quinquennali sono molto importanti nell’ambito della politica cinese e il fatto che ben dieci dei 47 capitoli sono riferiti all’ambiente è importantissimo per capire le future mosse del paese.
Inoltre, esistono inoltre immense opportunità legate alle nuove tecnologie verdi in cui la Cina ha assunto una posizione di leadership. Oggi le imprese cinesi producono oltre il 70% dei moduli solari di tutto il mondo. Controllano inoltre gran parte della raffinazione di minerali essenziali per l’energia pulita, come il cobalto e il litio. Un obiettivo ambizioso a lungo termine fornirà un ulteriore stimolo allo sviluppo di queste tecnologie. La Cina ha anche avuto un enorme successo con gli autobus elettrici. Nel 2018, 421.000 dei 425.000 autobus elettrici del mondo si trovavano in Cina. Anziché uno Stato fondato sul petrolio, la Repubblica popolare cinese può diventare uno Stato fondato sull’energia elettrica. Questo sviluppo avrà enormi conseguenze geopolitiche.
Di conseguenza, negli ultimi 20 anni, la Repubblica Popolare Cinese ha rafforzato la propria posizione sulla scena globale come innovatore energetico, in particolare ha aumentato in maniera considerevole la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili. Tuttavia, l’incremento di quota di energia prodotta da queste fonti non è stato sufficiente a bilanciare la portentosa crescita economica cinese, portando di fatto la Cina ad incrementare le proprie emissioni di CO2 nell’ambiente.
La risposta degli Stati Uniti:
Nel 2022, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha firmato l’Inflation Reduction Act (IRA) che spinge gli Stati Uniti verso un passo gigantesco per il raggiungimento degli obiettivi climatici previsti dall’Accordo di Parigi, contribuendo allo stesso tempo a stimolare lo sviluppo di una serie più ampia di tecnologie energetiche pulite critiche da diffondere a livello globale. L’IRA investirà almeno 369 milioni di dollari in energia pulita per costruire un settore interno per la produzione di tecnologie verdi come fornitore chiave di equipaggiamenti critici per il solare e l’eolico.
L’accelerazione alla corsa per le tecnologie verdi in realtà non è una corsa collettiva contro l’emergenza climatica ma è una nuova rivoluzione industriale per la competizione nella fornitura di tecnologie green per il futuro dell’industria. L’area dell’Indo-Pacifico ha però rappresentato il maggiore aumento nella generazione di energia rinnovabile con la sola Cina che ne rappresenta il 32% della produzione globale, seguita dalla UE (26%), Stati Uniti (17%), India (5%) e Giappone (4%)
La motivazione di questa race to do è che la nazione che vincerà questa competizione dominerà l’economia globale nei prossimi anni. Non si tratta però solo di inventare nuove tecnologie ma di attrarre le industrie del settore. La tecnologia green, specialmente nella generazione di elettricità e nei trasporti ha avuto un incremento esponenziale dal 2021. Un numero crescente di paesi sta considerando le tecnologie verdi come una nuova rivoluzione industriale che sta trasformando l’economia globale e il potere economico delle nazioni.
La corsa green
Questa “corsa green” non riguarda soltanto la sfida ambientale contro il cambiamento climatico ma si tratta anche di una gara per creare, inventare e produrre tecnologie verdi con lo scopo imporre la propria leadership nel settore su scala globale. Anche l’invasione russa dell’Ucraina ha aumentato le necessità di tutti paesi di affrancarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili per la propria sicurezza energetica ma anche per il potenziale derivante dalle risorse rinnovabili per stabilizzare i prezzi dell’energia. Attualmente il centro di gravità di questa cosa tech è l’Indopacifico, con la Cina che gioca un ruolo chiave altri paesi dell’est Asia come Corea del Sud, Giappone e Indonesia mentre l’India ha iniziato un approccio strategico ma la strada è ancora lunga. Tuttavia, USA e Unione Europea stanno guadagnando terreno
Le tecnologie verdi soprattutto nella generazione di energia elettrica e nei trasporti ha sperimentato una crescita esponenziale dal 2021. Questa corsa coinvolge le industrie a tutti i livelli, dalla rivoluzione verde alla rivoluzione digitale e dell’intelligenza artificiale ed è particolarmente intensa nella regione dell’Indo-pacifico.
Se fino ad ora il dominio cinese appariva incontrastato, cominciano a notarsi le prime crepe. Per quanto riguarda invece gli Stati Uniti, le politiche attuali, se non saranno bruscamente interrotte dai risultati elettorali del 2024 potrebbero portare alla creazione di un importante polo produttivo di veicoli elettrici entro la fine del decennio. Inoltre, il potenziale economico, tecnologico e di know how statunitense rimane ancora superiore a quello cinese, pertanto, il soprasso USA nei confronti della Cina, in uno dei settori più importanti dal punto di vista strategico, economico e geopolitico, potrebbe essere dietro l’angolo.
