In un mondo sempre più interconnesso, in cui le informazioni viaggiano a velocità incredibili e le comunicazioni tramite internet sono vitali per l’economia e la sicurezza, i cavi sottomarini rivestono un ruolo cruciale. Tuttavia, dietro questa tecnologia apparentemente invisibile, si cela una complessa dinamica geopolitica. La capacità di un attore di controllare questo tipo di infrastruttura consente di ottenere enormi vantaggi, determinando in modo decisivo l’assetto geoeconomico e geopolitico mondiale. In questo panorama caratterizzato da rapidi cambiamenti nella costruzione e nella proprietà di questi cavi, la Cina sta recentemente cercando di assumere un ruolo di primo piano.
L’ascesa digitale della Cina
Questi fili di fibra ottica che si estendono per chilometri nei fondali marini consentono il trasferimento rapido dei dati tra continenti, collegando tutto il mondo in una fitta rete di comunicazioni. Circa il 97% del traffico internet globale passa attraverso questi, e solo una piccolissima percentuale attraverso i satelliti, la seconda alternativa nel campo delle comunicazioni a lunga distanza. Per comprendere meglio l’importanza strategica di quest’infrastruttura basti pensare che in un giorno, attraverso questi cavi, vengono effettuati circa 10 trilioni di dollari di trasferimenti finanziari e 15 trilioni di transazioni finanziarie.
Se fino ad oggi gli Stati Uniti hanno detenuto la leadership mondiale per il controllo di cavi sottomarini, negli ultimi anni si è assistito all’ascesa della Cina come un credibile concorrente per Washington nella corsa al controllo del traffico Internet attraverso i cavi in fibra ottica. A partire dal 2015, il Dragone Asiatico si è impegnato a raggiungere il controllo di almeno il 60% dei cavi sottomarini entro i prossimi 10 anni, un obiettivo sancito nel quadro del Made in China 2025. Si tratta di un traguardo per nulla irrealistico considerando gli investimenti in rapida crescita nel settore da parte di imprese statali e di giganti cinesi come Huawei e Hentong.
Questi investimenti rientrano nel più grande contesto della “Digital Silk Road”, componente tecnologica della Belt and Road Iniziative (BRI), introdotta nel 2015. Attraverso la Via della Seta digitale (VSD), Pechino aspira a consolidare la propria posizione come superpotenza tecnologica investendo nella connettività digitale e nel controllo delle infrastrutture globali di comunicazione.
Cina e Stati Uniti: uno scontro sott’acqua
Obiettivo finale della nuova strategia digitale cinese è la ridefinizione dell’assetto geopolitico mondiale e la messa in discussione dell’egemonia statunitense attraverso accordi commerciali e sulle infrastrutture. Tale obiettivo si incontra con il crescente desiderio di molti paesi in via di sviluppo per un’alternativa alle tradizionali collaborazioni con partner occidentali. Questa strategia basata nell’acquisizione del soft power digitale, di fatti, consentirebbe al dragone cinese di proiettare la sua influenza nel mondo in modo meno invasivo rispetto a un tradizionale controllo militare, tipico di Washington.
Di conseguenza, l’avanzata tecnologica della Cina rappresenta una seria minaccia per gli Stati Uniti non solo per le possibili implicazioni di spionaggio e sabotaggio, ma soprattutto per il mantenimento della sua postura nell’ordine internazionale, già in declino nell’ultimo decennio. Non sorprende infatti che negli ultimi anni l’amministrazione statunitense abbia intensificato i propri sforzi nel contenere la Cina e le sue ambizioni nel campo tecnologie avanzate.
Preoccupazioni dal fronte occidentale
Dinnanzi ai crescenti investimenti cinesi nell’infrastruttura digitale, crescono anche le preoccupazioni del resto del mondo occidentale. Queste preoccupazioni derivano dal fatto che, in maniera più o meno velata, il colosso asiatico controlli a tutti gli effetti le società investitrici cinesi, sia private che statali, responsabili della produzione o della gestione dei cavi sottomarini. Non solo le principali compagnie coinvolte nello sviluppo della rete di cavi sottomarini, come China Mobile o China Telecom, sono imprese a guida statale che operano sotto il completo controllo del governo cinese, ma anche i colossi tecnologici rimangono parzialmente sotto la sfera di influenza di Pechino.
Il controllo di queste infrastrutture consentirebbe a Pechino di installare backdoor per scopi di spionaggio e intercettazione dei dati che attraversano i cavi, nonché la capacità di sabotare il flusso di dati o provocare un isolamento delle comunicazioni. Le conseguenze di tale minaccia sono equiparabili, se non addirittura superiori, a quelle di un attacco con armi convenzionali.
Ulteriori preoccupazioni emergono in relazione ai recenti investimenti da parte delle compagnie statali cinesi al di fuori dei confini della Cina e della regione asiatica, in particolare in Africa. Questi progetti di sviluppo promossi da Pechino, soprattutto nell’ambito dell’Iniziativa Belt and Road, sollevano interrogativi sulle motivazioni che spingono le aziende statali cinesi ad investire in queste regioni e sui benefici che il governo di Pechino spera di ottenere. Se da una parte, l’obiettivo palesato dalla Repubblica Popolare Cinese è quello di espandere i propri mercati esteri attraverso una maggiore connettività e la costruzione delle infrastrutture di supporto necessarie, dall’altra, è probabile che attraverso quest’espansione digitale la Cina punti, in modo meno palese, ad esportare il proprio modello di controllo anche all’estero, creando sfere di influenza illiberali sotto la sua egida. In altre parole, tali investimenti potrebbero rappresentare, nei piani di Pechino, un mezzo per diffondere tecnologie di sorveglianza e acquisire il controllo di infrastrutture strategiche così da controllare i paesi che le ospitano.
Se tali intenzioni siano effettivamente ciò che muove Pechino non è certo. Tuttavia, in futuro è possibile la superpotenza cinese riesca nel suo obiettivo di consolidare il controllo sulla maggior parte delle comunicazioni globali. Se tale scenario si concretizzasse, la Cina acquisirebbe un notevole vantaggio, non solo in termini di accesso alle informazioni, ma anche da una prospettiva strategico-militare.
Questa possibile evoluzione solleva interrogativi cruciali per le potenze occidentali in relazione alla loro sicurezza, ma soprattutto per la stabilità globale. In un’epoca in cui la digitalizzazione permea sempre più aspetti della nostra vita, infrastrutture tecnologiche, come i cavi sottomarini, rivestono un ruolo fondamentale nella competizione geopolitica tra le due principali potenze mondiali. Pertanto, sebbene la rapida ascesa della Cina nel mondo della connettività globale abbia parzialmente spostato la frontiera di competizione tra Pechino e Washington dal piano militare ed economico al piano digitale, i possibili effetti di questa rivalità rimangono comunque rilevanti.
