La collaborazione militare tra Manila e Canberra si arricchisce di un nuovo elemento.
Similmente a quanto accaduto con gli Stati Uniti poche settimane fa, nei giorni scorsi le forze navali filippine hanno intrapreso un’esercitazione di pattugliamento congiunto con la controparte australiana della durata di tre giorni, volta a migliorare l’interoperabilità tra le due Marine all’interno di una strategia condivisa dai due Paesi, in cui il rispetto dell’ordine internazionale basato sulle regole è dichiaratamente un punto politico cardine.
Un altro obiettivo strategico è quello di rispondere efficacemente alla sempre più forte pressione cinese sui paesi rivieraschi del Mar Cinese Meridionale, reclamato interamente da Pechino. Le Filippine hanno bisogno di partner importanti per organizzare una risposta strategicamente rilevante: oltre all’Australia e agli Stati Uniti, negli ultimi anni Manila ha rafforzato la cooperazione con il Giappone, un altro Paese che ha un forte interesse nel mantenimento dello status quo.
Per l’Australia è invece anche una questione di posizionamento, sia in termini politici che geografici. Il Paese gode di un accesso privilegiato al Mar Cinese Meridionale, in virtù del quale Canberra sta programmando le proprie strategie anche in termini di procurement, come dimostrato dal patto AUKUS.
La recente visita del primo ministro Anthony Albanese a Pechino, passo fondamentale per la distensione nei rapporti tra Australia e Cina, è stata ampiamente criticata dall’opposizione, preoccupata per una virata verso una postura più morbida nei confronti di Pechino. Questa esercitazione dimostra invece come la distensione con Pechino non passa attraverso soluzioni alle problematiche politico-strategiche di lungo periodo, ma si basa maggiormente su accordi win-win in cui la valutazione è principalmente economica. D’altronde l’economia australiana e quella cinese sono profondamente interconnesse, tanto da rendere l’una un partner irrinunciabile per l’altra.
Come dimostrato infatti anche nel recente summit tra Xi e Biden, la Cina ha bisogno di successi diplomatici che possano instillare nuovamente fiducia nei mercati, che non vedono più la Cina come un partner affidabile non solo a causa delle crescenti tensioni internazionali, ma anche per l’eccessivo protagonismo dello Stato (e soprattutto del Partito) nelle attività economiche del Paese.
Sembra quindi chiaro che il dossier economico al momento sia il più importante sulle scrivanie di Zhongnanhai, aspetto che porta Pechino a limitare al minimo le escalation sui temi della grande strategia, almeno fino a un momento più propizio.
