Il vertice Xi-Albanese nel segno del disgelo

Fonte immagine: https://www.abc.net.au/news/2023-11-03/australia-prime-minister-albanese-china-trip-xi-jinping-analysis/103056546

Per Xi Jinping, l’incontro con Anthony Albanese è l’occasione perfetta per provare a ricucire le relazioni non solo con l’Australia, ma con l’Occidente tutto.

Nonostante i rapporti tra Cina e Australia negli ultimi anni siano stati decisamente burrascosi, il primo ministro Anthony Albanese si avvia a visitare Pechino per incontrare Xi Jinping. Si tratta del primo viaggio in Cina di un primo ministro australiano dal 2016: da allora le relazioni diplomatiche tra i due Paesi sono deteriorate, pur mantenendo importanti relazioni commerciali.

Questa visita rappresenta un punto di svolta per Pechino, che ha una forte necessità di ricostruire i propri rapporti politici con l’Occidente politico. La Cina non sta passando una buona stagione economica, come testimoniato dalla crescita ormai ridotta, dai numerosi dubbi sulle bolle speculative immobiliari e dal tasso di disoccupazione giovanile, che ha raggiunto il 21%. Xi Jinping ha quindi bisogno di rivitalizzare le proprie relazioni diplomatiche per dimostrare che il Paese è ancora in grado di essere un partner economico affidabile, nonostante le difficoltà affrontate con la pandemia e la guerra in Ucraina.

Albanese, dal canto suo, ha ben chiara la necessità di avere delle relazioni stabili con la Cina, importante partner commerciale, soprattutto per quanto riguarda il settore minerario e agricolo. Questo è dimostrato dalla lenta rimozione degli ostacoli al commercio imposti vicendevolmente dai due Paesi, che hanno portato l’export australiano verso la Cina alla cifra record di 127 milioni di dollari USA. Insieme alle relazioni economiche vanno però considerate le preoccupazioni derivanti dall’assertività di Pechino nel Mar Cinese Meridionale: pur non essendo un Paese rivierasco e non avendo dispute aperte con Pechino, l’Australia può giocare un ruolo importante negli equilibri del Mar Cinese Meridionale, soprattutto quando si doterà dei sottomarini a propulsione nucleare derivanti dal patto Aukus.

I due Paesi hanno quindi molto da guadagnare da un riavvicinamento, soprattutto dal punto di vista economico. Il punto principale sarà però la percezione della visita da parte degli altri leader occidentali, Stati Uniti in primis. L’Australia dovrà comunque evitare la narrazione della visita come un koutou alla corte dell’imperatore, ribadendo in una certa misura alcuni punti fermi della propria politica estera, come l’alleanza con gli Stati Uniti e la difesa della libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale.

Posizioni che di per sé non costituiscono un problema insormontabile per Pechino, focalizzata sulla natura win-win dell’accordo: Xi Jinping ha anche bisogno di dimostrare sul fronte interno che la Cina è ancora un peso massimo della diplomazia mondiale, nonostante i contraccolpi degli ultimi anni, e che l’ipotesi di un isolamento politico sia comunque lontana. La buona riuscita di questa operazione diplomatica potrebbe migliorare l’immagine cinese come partner economico affidabile, anche se è difficile che altri Paesi dell’Occidente rinuncino alle proprie strategie di de-risking e reshoring, ormai viste come parte integrante delle proprie strategie di sicurezza.

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