L’European Sky Shield Initiative

Partecipanti all’European Sky Shield Initiative (Fonte Immagine: https://www.swp-berlin.org/10.18449/2023C06/)

L’attuale situazione di sicurezza in cui verte l’eurozona è caratterizzata da un alto livello di allerta, percepita più che reale, causato dall’andamento del conflitto russo-ucraino. Quest’ultimo, giunto quasi al giro di boa del secondo anno, ha comportato lo sviluppo di un sentimento comune di insicurezza e dalla relativa necessità di creare una linea di difesa dello spazio aereo “alleato” contro eventuali minacce provenienti dall’atmosfera. Quanto detto si concretizza con la nascita del progetto, di genitorialità tedesca, denominato European Sky Shiel Initiative.

Punto di situazione del conflitto alle porte dell’Europa

Il conflitto russo-ucraino, scoppiato circa un anno e mezzo fa alle porte dell’Europa, è al momento caratterizzato da un’assenza di particolari eventi di rilievo, al netto di finti tentativi di colpi di stato. Tale mancanza è dovuta ad una serie di motivazioni, tra cui condizioni metereologiche, la mancanza di uomini e mezzi, nonché dalla possibile preparazione di operazioni ad alto impatto operativo. Questa situazione ha fatto sì che la leadership militare russa prediligesse l’utilizzo di armamento a lungo raggio e di tipo stand-off. Nello specifico, ci si riferisce all’impiego di missili balistici a corto e medio raggio, droni di tipo suicide/one way attack di manifattura iraniana (per approfondimenti: https://iari.site/2023/04/08/lindustria-iraniana-dei-droni/) e armamento rilasciato da bombardieri strategici. Un esempio concreto di quanto detto è possibile inquadrarlo nel mese di Marzo 2023, quando la Russia ha condotto, ai danni dell’Ucraina, circa 80 attacchi con l’ausilio dei succitati sistemi, nello specifico: missili ipersonici Kh-47 Kinzhal, missili antinave Kh-22, missili antiaerei della famiglia S-300/400, missili cruise Kalibr e droni iraniani della famiglia Shahed.

Una conseguenza dell’impiego di questo armamento è l’incremento di consapevolezza delle capacità e disponibilità, in seno alla Russia, di condurre attacchi da distanze considerevoli, aprendo anche alla possibilità di colpire in territori dell’Unione Europea, qualora ritenuto militarmente pagante. 

Quindi, in risposta a questa capacità e in maniera del tutto preventiva, parallelamente alla fornitura di armamento all’Ucraina che vada a contrastare gli attacchi russi, la Germania nell’ottobre 2022 ha colto l’occasione per farsi promotrice del progetto denominato European Sky Shied Initiative, finalizzato alla costruzione di un sistema integrato di difesa aerea di livello europeo.

Prima di porre la lente d’ingrandimento sul progetto europeo è necessario definire l’elemento di natura “tattica” che è alla base di questo progetto: il sistema di difesa aerea integrato, anche conosciuto come Integrated Air Defence System.

Sistema di difesa aerea integrato (a.k.a. Integrated Air Defence System – IADS)

Nel seguente paragrafo verrà delineato l’elemento posto alla base del progetto europeo, il sistema di difesa aerea e più in particolare, considerando il vasto territorio da proteggere (il cosiddetto fianco-est della NATO – NATO Eastern Flank), il sistema di difesa aerea integrato o IADS. 

Lo scopo principale di un sistema di difesa aerea è quello di proteggere assetti critici (centri di gravità, assetti ad alta valenza strategica, infrastrutture critiche, ecc…), forze amiche e/o popolazione civile da eventuali attacchi condotti mediante lo sfruttamento dell’atmosfera con il lancio di missili aria-superficie, cruise ovvero missili balistici. Perciò, indipendentemente da quale sia il sistema con il quale viene condotto un attacco, il sistema di difesa è il medesimo. In particolare, vi sono una moltitudine di sistemi in grado di fornire una difesa ad ombrello (bubble) contro le succitate minacce. Tra questi, in maniera esemplificativa, come rappresentato nella figura successiva, vi è: IRIS-T SLM (Infra-Red Imaging System-Tail/Surface Launched Medium Range), CAMM (Common Anti-air Modular Missile), PATRIOT, SAMP/T (Sol-Air Moyenne Portée/Terrestre), THAAD (Terminal High Altitude Area Defence), ARROW 3, AEGIS ASHORE.

Rappresentazione sistemi di difesa aerea occidentali (Fonte: https://bit.ly/2023C06AirDefenceSources)

L’insieme di più sistemi di più sistemi di difesa aerea, sistemi radar di scoperta sia land-based che space-based, il tutto coordinato da uno o più – a seconda se si decida di creare un sistema di tipo centralizzato o decentralizzato – sistema di comando e controllo (Command and Control – C2), danno vita ad un sistema complesso denominato: sistema di difesa aerea integrato o Integrated Air Defence System – IADS. Una IADS ha il compito di difendere una vasta aerea geografica mediante la corretta integrazione e gestione di differenti sistemi di difesa aerea assolvendo ad una serie di compiti fondamentali: sorveglianza dello spazio aereo, tracciamento e identificazione di eventuali assetti nemici, gestione dell’armamento a disposizione e infine abbattimento dell’assetto nemico. 

Dal punto di vista storico, uno dei primi Paesi che ha sviluppato questa capacità militare è lo stesso che sta fornendo l’impulso allo sviluppo del progetto europeo, ossia la Russia. 

Come nota conclusiva di questo paragrafo è doveroso sottolineare che il tutto, a differenza di quanto accadeva nel secolo scorso, avviene con un modus operandi orientato al concetto di conduzione di operazioni militari di tipo multi-domino. 

Il progetto European Sky Shield Initiative – ESSI

Il progetto denominato European Sky Shield Initiative, o ESSI, promosso dalla leadership tedesca, nasce dalla necessità di creare un sistema di difesa aerea integrata a livello europeo, dove ogni Stato aderente mette a disposizione un ventaglio di sistemi d’arma capaci di colmare eventuali gap della difesa di una singola nazione e/o dell’Alleanza Atlantica. 

Dall’immagine seguente, benché datata 2022, è possibile evidenziare che i Paesi dell’Eurozona che hanno a disposizione avanzati sistemi d’arma o hanno pianificato una specifica futura acquisizione sono tre: Francia, Italia e Svezia, mentre i Paesi con limitate capacità sono di natura più consistente e sono localizzati nella zona orientale dell’Europa. La stessa zona dovrebbe configurarsi come la frontline di un eventuale costituzione di un sistema di difesa aerea integrata. Ulteriore problema, meno visibile, ma di assoluto interesse, è che i Paesi siti nella zona orientale hanno una forte dipendenza, in termini strumentali, da sistemi di difesa aerea di manifattura sovietica, come SA-6, SA-14, SA-13, SA-9, SA-5, SA-10, nonché hanno sostanziali limiti in termini di distanze coperte, ossia in taluni casi non dispongono sistemi di tipo lungo/medio/corto/cortissimo raggio.

Rappresentazione capacità europee dei sistemi di difesa aerea (Fonte: https://www.csis.org/analysis/making-most-european-sky-shield-initiative)

È possibile ricercare l’origine di questo progetto all’interno del discorso effettuato dal Cancelliere tedesco Olaf Scholz tenutosi nella cornice della Charles University di Praga il 29 agosto 2022[1]. Nello specifico, Scholz evidenziava la criticità, in seno al contesto europeo, relativa dei sistemi di difesa contro minacce provenienti dall’aria o dallo spazio, facendosi promotore di un’iniziativa di ammodernamento e implementazione di un sistema di difesa aereo integrato europeo, al fianco del dispositivo NATO.

In seguito, il 13 ottobre 2022 a Bruxelles, 14 membri NATO[2] e la Finlandia hanno siglato una “lettera d’intenti” per lo sviluppo dell’European Sky Shield Initiative; mentre di recente altri due Paesi hanno preso parte al progetto: Danimarca e Svezia, portando quindi il numero del consesso a 17 membri.

Nuova postura dell’Austria e Svizzera al progetto

Con lo scorrere del tempo e con le prospettive di un accordo di pace in Ucraina sempre più lontane, altri due Paesi dell’eurozona, di cui il secondo storicamente neutrale, Austria e Svizzera, hanno manifestato la volontà di prende parte al progetto ESSI tramite la firma di una dichiarazione d’intenti.

Con la firma del succitato documento da parte di Viola Amherd (Vicepresidente della Confederazione svizzera e Ministro della Difesa) e Klaudia Tanner (Ministro della Difesa Austriaco) a Berna, il numero dei partecipati al progetto di difesa aerea integrata europea a 19 membri. In questa cornice è opportuno evidenziare che, a discapito di quanto si possa pensare in un primo momento, l’adesione a questo progetto non sarà la causa di un cambiamento di postura dei due Paesi, i quali si sono dichiarati sin dall’inizio del conflitto russo-ucraino neutrali.

La partecipazione di questi due Paesi al progetto a guida tedesca evidenzia due punti fondamentali: uno di natura “attuale” e uno di natura “previsionale”. Il primo evidenzia un crescente timore di un allargamento del conflitto in atto anche al di fuori dei confini russo-ucraini e quindi una crescente necessità a porre in essere le misure difensive necessarie per scongiurare una ipotetica aggressione.

Il secondo punto è ascrivibile ad una postura più europeista, intesa come impegno per la difesa di uno spazio aereo comune.

Considerazioni e scenari futuri

Dal punto di vista geopolitico e securitario il progetto European Sky shiel Initiative apre lo spazio ad una moltitudine di considerazioni e scenari futuri. 

In prima istanza questo progetto può essere l’inizio di una lunga serie di iniziative similari che potrebbero portare alla creazione di una partnership di paesi europei il cui fine ultimo è quello di difendere, in un contesto multi-dominio, l’Europa in generale e, in particolare, il fronte che si affaccia all’Ucraina. In particolare, è probabile che la politica di sicurezza e difesa comune (PSDC), descritta nel trattato di Lisbona del 2009 (noto anche come trattato sull’Unione Europea – TUE), possa avere un boost nel suo piano di attuazione utilizzando come progetto pivot appunto l’ESSI.

Tale iniziativa però, potrebbe incontrare sul suo percorso di attuazione due difficoltà: una di natura tecnica-operativa, mentre la seconda di natura prettamente geopolitica. La prima è data dalla difficoltà tecnologica di rendere interoperabili e connessi sistemi d’arma la cui manifattura è diversificata, ovvero la produzione dei sistemi è in mano a diversi Paesi costruttori. La seconda, molto più complessa da gestire rispetto alla prima, è insita nella genitorialità dell’iniziativa.

Nello specifico, ci si riferisce al fatto che il Paese confinante, ossia la Francia, non sposa il punto di vista tedesco in termini di acquisizione di armamento., nonché dalla possibilità di incrementare l’influenza nei consessi europei di Berlino. Mentre la Germania è a favore di un’acquisizione di armamento oltreoceano (made by USA) e israeliano, la Francia sposa una visione più lungimirante e orientata alla produzione di tipo homemade di armamento. 

Le vie di azione sono quindi molteplici e un approccio olistico è quanto mai richiesto. Secondo uno studio condotto dal Center for Strategic and International Studies denominato “Making the Most of the European Sky Shiedl Initiative”, per far fronte alle molteplici problematiche, è necessario creare una forte leadership in grado di fornire le cd. direction and guidance, bilanciare i vari obiettivi, gestire la competitività e creare un vero e proprio marchio intorno all’iniziativa in modo tale da attrarre investitori e industrie leaders nel settore della difesa e sicurezza come MBDA e Leonardo. Accanto alla leadership, risulta essere opportuno implementare ciò che in gergo militare viene chiamato il concept of operation, ossia la definizione di un programma e i relativi obiettivi da raggiungere, nonché favorire un fluido e costante scambio informativo tra le varie Nazioni partecipanti. 

Infine, risulta essere altrettanto importante supportare ed incentivare la cooperazione sia politica – mediante azioni finalizzate alla co-produzione, co-sviluppo, integrazione e interoperabilità dei processi – sia mediante esercitazioni in ambito di single Nation e in ambito NATO-EU.

In conclusione, fermo restando quanto detto in precedenza, se tale progetto riesca a raggiungere la sua piena attuazione, può essere considerato un game changer qualora il conflitto debba espandersi verso Ovest e può significare un cambiamento di azione delle potenze europee, quindi favorendo un approccio meno individualista e più europeista.


[1] “Speech by Federal Chancellor Olaf Scholz at the Charles University,” Die Bundesregierung. —- LINK

[2] Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Germania, Ungheria, Lituania, Lettonia, Olanda, Norvegia, Slovacchia, Slovenia, Romania e Regno Unito

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