Il nuovo accordo internazionale firmato a New York sulla protezione degli oceani si sta attualmente scontrando con una scappatoia legale sollevata nel 2021 da un gruppo di industrie le quali potranno iniziare attività di estrazione mineraria dai fondali marini, nonostante l’accordo raggiunto sull’incremento del 30% delle zone protette di oceano. Attualmente, in Giamaica, si stanno svolgendo le trattative sull’estrazione mineraria nelle acque profonde, ma GreenPeace urge una moratoria da parte degli Stati che rispettano il mandato dell’ISA per bloccare questa incombente minaccia.
Dieci lunghi anni di negoziati, il 5 Marzo 2023 presso l’headquarter delle Nazioni Unite, è stato raggiunto l’accordo sul trattato sulla protezione internazionale degli oceani – The High Seas Treaty. Questo trattato permetterà di incrementare del 30% la percentuale di oceano protetto entro il 2030, salvaguardando la fauna marina. L’ultimo accordo internazionale in materia risale al 1982 – the UN Convention on the Law of the Sea nel quale si delineavano ‘high areas’ (equivalente di acque internazionali) dove ogni Nazione poteva: pescare, fare ricerca, etc. ma solamente l’1,2% di queste acque erano ‘zone protette’. Nonostante ciò, numerose ricerche e gruppi ambientalisti hanno espresso numerose remore sulle attività di estrazione mineraria dai fondali marini chepossono causare: inquinamento acustico, disturbare la fauna marina, etc.
Il 16 Marzo 2023, a Kingston, capitale della Giamaica, sono iniziate corso le trattative internazionali sull’estrazione mineraria dai fondali marini nel framework della 28° sessione dell’International Seabed Authority. Sebastian Losada, Senior Oceans Policy Adviser di Greenpeace International, ha dichiarato: “Quali governi vorrebbero minare la realizzazione di questo Trattato dando il via libera all’estrazione minerarie in acque profonde dopo lo storico successo raggiunto a New York? Siamo venuti a Kingston per dire forte e chiaro che l’estrazione in alto mare non è compatibile con un futuro sostenibile ed equo. La scienza, le imprese e gli attivisti del Pacifico hanno già detto che non è così. Gli stessi Stati che hanno portato a termine i negoziati per la protezione degli oceani devono ora tracciare una linea di demarcazione e garantire che le profondità marine siano protette dalle attività estrattive. Non possono permettere che questa industria sconsiderata vada avanti”.
Julien Rochette, direttore del programma Ocean dell’IDDRI, l’Istituto francese per lo sviluppo sostenibile e le relazioni internazionali, ha dichiarato: “Per quanto riguarda le aree marine protette, è tanto più complesso in quanto ci troviamo in uno spazio particolarmente vasto, che rappresenta circa la metà del pianeta. Quindi, a priori, avremo grandi aree marine protette. Ovviamente non possiamo mettere un poliziotto dietro ogni utente del mare, tuttavia il trattato imporrà e impone agli Stati il controllo delle attività di pesca o di trasporto marittimo svolte dai propri cittadini. Inoltre, ciò che è interessante notare è che abbiamo a disposizione sempre più strumenti tecnologici per monitorare i mari e gli oceani. Gli strumenti tecnologici, in particolare quelli satellitari, che si stanno sviluppando oggi in diverse regioni del mondo e che consentiranno di supportare l’attuazione del trattato e in particolare di monitorare le attività che si svolgeranno nelle aree marine protette”.
Questo nuovo accordo fornisce speranza e sostentamento sul lungo termine; non solo perché finalmente gli Stati Membri delle Nazioni Unite hanno finalmente migliorato un accordo di oltre 40 anni, ma i target e gli obiettivi prefissati potranno rispettare gli impegni presi a COP15 sulla biodiversità. Questo accordo avrà un effetto benefico anche sulla barriera corallina, fortemente esposta a rischio a causa dell’aumento della temperatura e l’acidificazione delle acque a causa dell’inquinamento globale.
Salvaguardare la biodiversità marina attraverso strumenti e tecnologie innovative, come quelle proposte dall’Università di Hong Kong, permetterà di garantire la sopravvivenza anche di milioni di persone che vivono grazie alla pesca ed al turismo. Infine, gli esperti sottolineano quanto gli esseri umani e i coralli condividano un patrimonio genetico comune, pertanto salvaguardarli ci permette di studiarli ed aprire nuovi orizzonti per la ricerca medica[1]. Nonostante ció, le industrie del settore stanno sfruttando una scappatoia legale – ‘two year rule’ la quale rappresenta sia un ultimatum per le Nazioni adempienti al mandato dell’ISA[2] (Autorità internazionale dei fondali marini), sia consentirà a tale industrie di iniziare operazioni di estrazione mineraria dai fondali marini dal Luglio 2023. Infatti, l’isola del Pacifico di Nauru nel giugno del 2021 notificò all’ISA, di invocare la sezione 1(15) dell’Accordo attuativo del 1994 per consentire alla Nauru Ocean Resources Inc. (NORI), società mineraria (controllata dalla start-up mineraria canadese The Metals Company) da essa patrocinata, per poter iniziare un progetto che includeva lo sfruttamento del mare.
L’invocazione della “regola dei due anni” dà al Consiglio dell’ISA due anni di tempo per finalizzare una serie di regolamenti che disciplinino lo sfruttamento dei minerali sui fondali marini internazionali. Se l’ISA non riuscisse ad adottare il regolamento entro luglio 2023, allora sarà obbligata ad “approvare provvisoriamente” questa richiesta.
Un argomento contro l’estrazione dai fondali marini profondi è l’esistenza di specie precedentemente sconosciute nelle profondità marine. Nonostante le conoscenze scientifiche siano ancora scarse, gli scienziati sono già in grado di prevedere che gli impatti ambientali che potrebbero derivare dall’estrazione di minerali dai fondali marini sarebbero significativi e in gran parte irreversibili. Pertanto, nelle prossime due settimane, i governi nazionali dovranno non solo fare marcia indietro da questo ultimatum ma anche iniziare a lavorare su una moratoria che consenta di eliminare la minaccia di attività estrattiva in acque profonde. La prossima riunione dell’Assemblea dell’ISA si terrà a Luglio 2023, in Giamaica, e sarà composta da 167 Stati più l’Unione Europea.
[1]L’acropora ha il 48% di corrispondenza con quello di un individuo.
[2] L’ISA è un organismo intergovernativo autonomo incaricato di regolamentare le attività estrattive nelle acque internazionali.
