Sahara Occidentale, la rilevanza geopolitica dell’ultima “colonia africana”

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Fonte Immagine: Africa Rivista

Il Marocco occupa gran parte del Sahara Occidentale, mentre i saharawi aspettano il referendum sull’autodeterminazione promessogli nel 1991. Nel frattempo, le potenze straniere usano la regione come merce di scambio per i propri obiettivi politici.

L’occupazione marocchina del Sahara Occidentale

Affacciato sull’Atlantico, nel Nordafrica, il Sahara Occidentale è, secondo molti, comprese le Nazioni Unite, “l’ultima colonia africana”. Il territorio, in gran parte pianeggiante e desertico, con una superficie di poco inferiore all’Italia, confina a sud e ad est con la Mauritania, per un piccolo tratto nel nord-est con l’Algeria e a nord con il Marocco. Quest’ultimo ne rivendica la sovranità e, di fatto, governa su quasi l’80% del Sahara Occidentale. Il resto è controllato dalla Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi, proclamata nel 1976 dal Fronte Polisario, organizzazione politica e militare che lotta per la liberazione del Sahara Occidentale dal dominio marocchino, subentrato al potere coloniale spagnolo. 

L’occupazione marocchina del Sahara Occidentale è illegale secondo il diritto internazionale. Nel 1965 e 1966, l’ONU approvò due risoluzioni in cui si stabiliva «il diritto del popolo saharawi a decidere con referendum se creare il proprio Stato o unirsi ad uno Stato esistente», scrive lo studioso Marco Zupi nel rapporto dell’Osservatorio di politica internazionale. Inoltre, la Corte internazionale di giustizia espresse nel 1975 un parere consultivo con cui «escluse qualsiasi forma di sovranità territoriale sul Sahara Occidentale da parte del Marocco o della Mauritania» prima dell’occupazione spagnola della regione. Perciò, secondo la Corte, non esistevano legami giuridici tra Marocco, Mauritania e Sahara Occidentale che potessero giustificare le pretese dei due Paesi. Nel 1991, l’ONU diede vita alla missione “Minurso” per assicurare l’implementazione del piano di pace e preparare il referendum con cui gli Sahrawi avrebbero dovuto scegliere tra l’annessione al Marocco e l’indipendenza. A distanza di più di 30 anni, il referendum non si è ancora tenuto.

Oggi, il 70% dei Saharawi vive nella porzione di territorio controllata dal Marocco, mentre la restante parte dei Saharawi vive in campi profughi in Algeria, Paese sostenitore del Fronte Polisario. L’Algeria, in questi anni, è stata la principale alleata della popolazione Saharawi nella battaglia per l’indipendenza.

Sahara Occidentale, una pedina geopolitica

La questione del Sahara Occidentale è il principale motivo di attrito tra Marocco e Algeria. Tra i due Paesi, ormai da decenni, le relazioni politiche e diplomatiche sono molto tese, contraddistinte da azioni e ritorsioni di varia natura nel corso del tempo. 

Alla base di questa ostilità tra Marocco e Algeria c’è sicuramente l’ambizione, che hanno entrambi i Paesi, di diventare la prima forza politica nella regione del Maghreb. Se il controllo dell’intero Sahara Occidentale passasse nelle mani del Fronte Polisario, Algeri ne guadagnerebbe molto. In primo luogo, avrebbe in questo modo «accesso all’Atlantico e a rotte più comode verso l’Africa Occidentale», scrive il The Economist.  Allo stesso tempo, «il Marocco sarebbe accerchiato nell’angolo nordoccidentale del continente», fatto che potrebbe aiutare l’Algeria a riguadagnare terreno, in termini politici, nei confronti di Rabat, che al momento risulta avere una maggior influenza nel continente. Grazie a investimenti a vantaggio dei Paesi subsahariani e all’apertura di numerosi nuovi consolati e ambasciate in Africa, il Marocco ha raggiunto un traguardo importante: adesso, meno della metà dei membri dell’Unione Africana riconoscono lo stato del Sahara Occidentale, ovvero la Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi. Contemporaneamente, secondo il rapporto dell’Osservatorio di politica internazionale, Il Paese, con l’obiettivo di perseguire una strategia di annessione, ha accresciuto «la presenza militare sul territorio, favorendo una politica di insediamento e colonizzazione dei civili, con incentivi economici ai cittadini marocchini interessati a trasferirsi nelle zone occupate del Sahara Occidentale». 

In questo scenario, la decisione nel dicembre 2020 dell’amministrazione Trump di riconoscere la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale ha rafforzato in maniera significativa le rivendicazioni di Rabat sulla regione. Il riconoscimento americano non è venuto meno con il passaggio dei poteri all’attuale inquilino della Casa Bianca, Joe Biden. Al contrario, l’amministrazione democratica ha confermato al re del Marocco Mohammed VI la posizione della precedente amministrazione. Ad esserne colpiti negativamente sono il Polisario e la popolazione saharawi, per i quali, spiega ancora l’Osservatorio di politica internazionale, «la decisione degli Stati Uniti indebolisce ulteriormente una condizione militare e politica in sé sbilanciata». Per gli USA, il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale è servito come merce di scambio per ottenere la normalizzazione delle relazioni tra il Marocco e Israele, fedele alleato di Washington. Con la firma di questo accordo, Rabat ha accettatodi riconoscere a sua volta lo Stato di Israele, che tradizionalmente non ha buoni rapporti con i paesi arabi per via delle sue politiche nei confronti della Palestina.

La questione del Sahara Occidentale ha interessato anche la Spagna, che nel marzo del 2022 ha rotto la sua storica neutralità e ha mostrato per la prima volta apertura alle rivendicazioni marocchine. Con l’invio di una lettera al re Mohammed VI, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchéz ha descritto come  la soluzione «più seria, realistica e credibile» il piano del Marocco di rendere il Sahara Occidentale una regione autonoma facente parte del proprio Regno. Con questa mossa, il governo di Sanchéz ha posto le basi per una distensione dei rapporti incandescenti che si erano venuti a instaurare con il Marocco in seguito ad alcune tensioni fra i due Paesi. Il primo chiaro risultatoottenuto è stato una notevole riduzione della pressione migratoria dal Marocco. L’allentamento dei controlli alle frontiere è stato, infatti, una delle tattiche principali di Rabat per spingere all’angolo la Spagna.

Sullo status del Sahara Occidentale, il diritto internazionale sta perdendo la battaglia con l’utilitarismo politico, che invece ha le armi affilate e usa la regione per spostare l’ago della bilancia degli equilibri geopolitici. 

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