Da Mosca a Washington: l’attuale sistema di sicurezza collettivo ha nuove sfide e nuove incertezze 

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Fonte immagine: http://russiaintranslation.com/2021/05/09/le-cose-piu-interessanti-del-discorso-di-vladimir-putin/

Mentre l’Occidente si compatta in difesa della sovranità territoriale ucraina, Putin conduce il suo Paese verso la lotta all’attuale sistema internazionale basata su uno scontro valoriale serrato

Il discorso di Putin davanti all’Assemblea nazionale sembra avere una funzione prettamente unificatrice e propagandistica per il Paese. Il Presidente russo ha dichiarato che l’operazione militare continuerà in maniera sistematica, affermando anche l’imbattibilità sul campo di battaglia.  

Quest’ultima affermazione, dato l’andamento del conflitto, non si presenta come una certezza inscalfibile, bensì denota una chiusura totale verso compromessi diplomatici nel breve termine. 

D’altra parte, almeno sotto l’aspetto mediato e comunicativo, il sostanzioso rifornimento di armi occidentali in sostegno dell’Ucraina, sembra non scoraggiare le ambizioni russe.

Nonostante alle origini del conflitto i vertici russi avessero previsto uno sforzo militare inferiore a quello attuato, la Russia si è mostrata pronta ad accettare un impegno maggiore pur di non pagare il costo probabilmente ritenuto più alto, ossia la disattesa delle aspettative e il non raggiungimento degli obiettivi politico-militari. 

La sospensione del Trattato New Start 

Nel corso del suo intervento, Putin ha annunciato di voler sospendere il Trattato New Start, l’accordo di riduzione degli armamenti nucleari tra Russia e Stati Uniti. 

Entrato in vigore per la prima volta il 5 febbraio 2011 e rinnovato nel 2021, il Trattato imponeva dei limiti sul possesso di armi strategiche

Essi riguardavano le testate nucleari dispiegabili su missili balistici intercontinentali (ICBN), sottomarini lanciamissili balistici (SLBM) e aerei bombardieri pesanti, per un limite massimo complessivo di 1550 testate.

Nello specifico, 700 testate nucleari operative schierabili attraverso la triade nucleare[1] e 800 lanciatori di missili balistici comprendenti anche le potenziale testate non schierate. In sostanza, vi era un margine di 100 vettori nucleari non operativi che entrambe le parti potevano tenere. 

L’aspetto principale da considerare in questo momento, ancor prima del rischio di proliferazione degli armamenti, è la portata geopolitica del cambiamento avvenuto. La rinuncia della Russia all’accordo potrebbe far regredire il dialogo tra grandi potenze nucleari (e membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU) di qualche decennio, interrompendo una condizione di monitoraggio reciproco sulle dotazioni impiegabili. La mossa di Putin appare come una ulteriore scissione nei confronti dell’attuale sistema internazionale, guidato – secondo il Cremlino – da un Occidente tirannico e intenzionato a distruggere la Russia. 

Sotto il profilo giuridico, il Trattato prevede la possibilità di ritiro in caso di eventi straordinari connessi alla compromissione di interessi superiori[2]. D’altra parte, il Ministero degli Esteri russo ha aperto – stando alle dichiarazioni – alla possibilità di rivedere tale scelta, qualora Washington mostrasse una chiara volontà politica di de-escalation e di riduzione di nuovi test nucleari. 

L’interruzione di questo importante Trattato riguardante indirettamente la sicurezza collettiva, è candidata innanzitutto a svincolare i principali attori internazionali da una rendicontazione reciproca e costante, volta a valutare i rischi e le intenzioni degli Stati nello scenario globale. Il rischio potrebbe provenire dall’effetto domino riguardante tutti quegli attori dal potenziale bellico rilevante, intenti a contestare le attuali consuetudini del sistema internazionale attraverso la deterrenza, in primis Cina e Iran. Pertanto, seppur il tema centrale sia di natura bilaterale (USA-Russia), la tendenza lascia presagire che possa allargarsi a livello regionale. Del resto, se i due principali Paesi dotati di armamenti nucleari cessano di essere “imbrigliati” nel reciproco monitoraggio, potrebbe sorgere una vacatio regolamentare potenzialmente portatrice di anarchia e disordine. 

Una proliferazione nucleare?

Tornando ai rapporti in materia di armamenti tra Stati Uniti e Russia, la scelta di Mosca non sembra legata ad una volontà di aumentare la quantità di testate nucleari a disposizione del Cremlino. Questo perché, l’industria bellica russa sta accusando gli stringenti regimi sanzionatori imposti, prospettando una difficoltà nell’innovazione tecnologico-militare difficilmente raggiungibile nel breve termine. Inoltre, effettuare test nucleari e implementare numericamente e qualitativamente i propri armamenti implica dei costi molto importanti, al momento scongiurabili per le casse russe. Il conflitto in atto sta risultando molto dispendioso per Mosca, costretta a fronteggiare un arsenale ucraino rinvigorito costantemente e pesantemente. 

L’esito del conflitto, al momento di complicata previsione, resta l’incognita più indefinibile e più rilevante dei possibili risvolti futuri, sia sul piano geopolitico, sia sul piano strettamente militare. 

Ciò che sembra probabile, in caso di sconfitta da parte russa, è un ridimensionamento generale all’interno del sistema internazionale in grado di condurre il Cremlino ad una fase di stallo e di revisione strategico militare complessiva. 

Contrariamente, in caso di vittoria, la Russia potrebbe acquisire una posizione di forza – militare e diplomatica – di ampia portata nel medio termine successivo alla fine del conflitto. 

Nell’attuare scenario, Washington si mostra intenzionata a sostenere qualsiasi sforzo pur di non dover rivedere l’architettura di sicurezza collettiva europea coltivata dal 1945 fino ad oggi. 


[1] La tre componenti sfruttabili per il dispiegamento di armi nucleari: terrestre, navale e aerea 

[2] New Start Treaty, art.14, par.3

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