Il Centro di contenimento del terrorismo – Cecot, è il carcere più grande dell’America Latina, inaugurato la settimana scorsa a El Salvador, dal Presidente Nayib Bukele. Una struttura senza precedenti ne eguali in tutta l’area, e forse nel mondo, pronta a contenere 40mila detenuti.
Le motivazioni della creazione di un tale edificio si possono ridurre ad una sola causa, la guerra in atto da oltre un anno nel Paese latinoamericano tra le bande armate, dette pandillas, ed il governo salvadoregno. Nel 2022 la criminalità ed omicidi legati ai pandilleros ed alle loro gang, tra le più famose anche a livello mondiale troviamo la Mara Salvatrucha (MS-13) e le due fazioni di Barrio-18 (18-Sureños e 18-Revolucionarios), sono aumentate a dismisura aprendo un vero e proprio scontro diretto tra le gang, dette maras, e l’esecutivo Bukele. L’apice della difficilissima situazione è stato toccato nel marzo 2022, quando in un solo giorno sono stati commessi ben 62 omicidi, seguita poi dalla morte di altre 87 persone tra il 25 ed il 27 dicembre passato. L’escalation inarrestabile di violenza ha portato alla scelta severa e drastica di Bukele di attuare uno stato di emergenza, tutt’ora in vigore, che ha portato ad essere detenute 62.975 persone delle maras, ovvero il 2% della popolazione adulta di El Salvador. Questo dato preoccupa da molto tempo, in quanto El Salvador poteva finora ufficialmente ospitare 20.000 detenuti.
Il pugno di ferro utilizzato dal governo rientra nel cosiddetto Plan de Control Territorial, lanciato il 1° giungo 2019 poco dopo l’insediamento di Nayib Bukele, che prevede la messa in campo di un pacchetto di durissime misure per riprendere il controllo del territorio e ripristinare dei decenti livelli di sicurezza. Articolato in sette fasi e con risorse finanziarie stanziate di oltre 570 milioni di dollari, il Plan ha visto un accelerazione proprio nel corso del 2022 nel suo utilizzo, con in parallelo il regime di emergenza che ha consentito arresti di massa senza alcun mandato giudiziario.
Così un’ulteriore misura voluta del Presidente ed esecutivo è stata la costruzione di questo enorme complesso carcerario. I lavori sono iniziati nel 2022, e nel tempo record di sette mesi con oltre 3000 persone al lavoro supervisionati da una ditta messicana, Bukele accompagnato dal ministro dei Lavori pubblici, Romeo Herrera, il direttore della Polizia civile nazionale, Mauricio Arriaza Chicas e il ministro della Difesa, René Francis Merino Monroy hanno inaugurato la struttura.
Il Cecot è stato costruito in una valle rurale a breve distanza dall’imponente vulcano Chichontepec, a Tecoluca, circa 74 chilometri a sud-est di San Salvador. Il governo per costruire il carcere ha acquistato 166 ettari, 23 dei quali sono stati utilizzati per costruire otto padiglioni che si trovano all’interno di un perimetro delimitato da un muro di cemento alto 11 metri e lungo 2,1 chilometri, protetto da filo spinato elettrificato. Per accedere all’edificio sia i detenuti che il personale di sicurezza e amministrativo devono raggiungere le aree di registrazione prima di attraversare tre cancelli fortificati controllati dalle guardie giurate. Dal punto di vista strutturale, Cecot è costruito interamente di acciaio e cemento ed è dotato di due pozzi con relativo impianto idrico di 600 metri cubi, quattro cisterne e otto sottostazioni elettriche per garantirne piena e totale autonomia. I padiglioni hanno un tetto curvo, per garantire la ventilazione naturale, e ha un’area edificabile di 6.000 metri quadrati, e in ciascuna delle sue 32 celle dotate di sbarre d’acciaio, saranno ospitati almeno 100 detenuti. Ogni cella è di circa 100 mq, con due lavandini, due wc, e cabine di lamiera di ferro senza materassi per 80 posti letto. Ogni padiglione avrà inoltre delle celle cosiddette punitive, buie e prive di finestre, destinate ai detenuti che avranno una cattiva condotta. L’edificio non ha cortili, aree ricreative o spazi coniugali, e conseguentemente i detenuti lasceranno le loro celle sono ed esclusivamente la cella solo per i processi, che si svolgeranno in modalità virtuale e non avranno alcun contatto con il mondo esterno. Ad assicurare la sicurezza della struttura vi saranno oltre 800 tra soldati ed agenti di polizia.
Le immagini della gigantesca struttura sono state pubblicate sui social dalla Secretaría de Prensa de la Presidencia, l’ufficio stampa del presidente.
Se da un lato vi sono le scelte ed azioni di Bukele ed il suo esecutivo, dall’altro tante sono le critiche sia sulla struttura sia sulla gestione di questa emergenza. L’organizzazione non governativa Human rights watch(Hrw), che ha a più riprese denunciato le violazioni dei diritti umani nel quadro dello stato di emergenza in vigore nel Paese, ha diffuso il 27 gennaio scorso i dati contenuti in un database che confermerebbero le accuse nei confronti delle autorità salvadoregne. Senza scendere troppo nei dettagli, i dati raccolti mostrano come centinaia di migliaia di persone siano state arrestate e perseguite con accuse molto generiche. Oltre a ciò le autorità di El Salvador avrebbero attuato anche azioni e modalità che violano i diritti umani, ben oltre ciò che lo stato di emergenza concede.
Nonostante questo le autorità salvadoregne godono di ampia approvazione del popolo per quanto riguarda questa tematica. Secondo un sondaggio pubblicato lo scorso settembre dall’istituto Cid Gallup, di base in Costa Rica, il 95% dei salvadoregni approva l’operato Bukele in materia di sicurezza, mentre il 91% è d’accordo con le misure durissime adottate contro le bande armate. In un quadro più generale l’approvazione verso l’operato del Capo di Stato è del’85%, e la stessa percentuale la si trova anche a favore di adottare misure ancor più drastiche e severe contro i pandilleros.
