L’estrazione del litio in Bolivia: opportunità o potenziale problematica?

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Fonte immagine: National Geographic

Il raggiungimento di un accordo tra il governo boliviano e una multinazionale cinese operante nel settore minerario apre le porte all’estrazione del litio su larga scala nel paese sudamericano. Ma questioni ambientali, fattori di natura storica e considerazioni geopolitiche possono ancora mettere in discussione il contratto. 

Venerdì 20 Gennaio il Presidente boliviano Luis Arce ha presenziato alla firma di un accordo di portata storica, non solo per il suo paese ma potenzialmente per l’intera economia globale. L’agenzia governativa che si occupa dei giacimenti di litio boliviani (YLB) ha infatti concesso l’appalto per lo sviluppo dei filoni del prezioso minerale – necessario per la realizzazione delle ormai onnipresenti batterie elettriche – al colosso cinese Catl

Il consorzio, rappresentato per l’occasione dal suo negoziatore Qinghua Zhou, si è impegnato ad investire oltre un miliardo di dollari nel progetto, indicando inoltre il 2025 come probabile data per l’inizio delle operazioni di export – operazioni che potrebbero risultare nella produzione di 25.000 tonnellate annue di litio. 

Un contratto di tale portata potrebbe proiettare la Bolivia sulla scena globale, rendendola un ambito partner commerciale: al momento l’Australia e il Cile sono i maggiori produttori di litio, ma i giacimenti boliviani (condivisi in parte con il già citato Cile e con l’Argentina) rappresentano il 75% delle riserve totali del minerale, il cui prezzo è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni. 

Le operazioni di estrazione del litio, tuttavia presentano importanti criticità, dato che i metodi impiegati possono avere importanti ricadute ambientali, danneggiando gli ecosistemi circostanti e modificando il paesaggio. 

Queste considerazioni assumono un peso ancor maggiore in Bolivia, dato che sull’area in questione (Potosì ed Oruro) grava una pesante eredità connessa all’industria estrattivo-mineraria. Il Cerro Rico non dista molto dai siti di estrazione del litio, e la sua presenza funge da memento per tutti coloro i quali desiderano avvicinarsi alle ricchezze del sottosuolo boliviano. La montagna ricca, come gli Spagnoli la soprannominarono, ha rappresentato per secoli una fonte di ricchezza pressoché inesauribile, producendo enormi quantità di argento che finanziarono le imprese di re ed imperatori in tutta Europa, e regalando alla città sottostante periodi di splendore quasi senza eguali. 

I costi, tuttavia, sono egualmente impressionanti. La montagna, nella tradizione del luogo, “mangia” gli uomini che vi lavorano, riducendone drammaticamente la aspettativa di vita e causando l’insorgere di malattie respiratorie croniche e spesso fatali. 

Gli spagnoli si sono avvalsi, storicamente, di un brutale sistema di corvée per costringere le popolazioni indigene circostanti a lavorare nelle miniere, un compito reso a mala pena sopportabile dalla masticazione di foglie di coca. I minatori hanno addirittura sviluppato un culto dedicato ad una sorta di diabolica divinità della miniera, El Tio, che deve essere placato con offerte appropriate per evitare crolli o esplosioni. L’intera economia boliviana ha sofferto – e soffre ancora – le conseguenze di questa terribile operazione multi-centenaria, che ha alterato la società in una maniera pressoché irreversibile. 

Pertanto, lo sfruttamento di risorse minerarie comporta delle implicazioni particolarmente pesanti in Bolivia, che devono essere tenute in considerazione dagli interlocutori.

Infine, è importante menzionare che la scelta di una multinazionale cinese non è dettata esclusivamente da ragioni tecniche: è probabile che fattori geopolitici abbiano avuto un certo peso, dato che la Bolivia è il paese sudamericano più ostile agli Stati Uniti. Un allineamento con il rivale cinese, dunque, può essere letto come una mossa strategica, in opposizione al potere egemone che per anni ha trattato l’America Latina come il suo dominio naturale – basti citare la ben nota Dottrina Monroe

L’intensificarsi della competizione per minerali chiave e terre rare che caratterizzerà i prossimi anni porterà quindi paesi come la Bolivia al centro della nuova guerra fredda tra USA e Cina, modificando i già fragili equilibri della regione. 

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