Un bilancio dell’India come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

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L’India ha occupato il seggio di membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2021/2022. Seppure il mandato non sia immune da criticità, il paese è stato ampiamente lodato per gli sforzi in favore della pace e della cooperazione internazionale.

Nel 2020, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) ha eletto per l’ottava volta l’India tra i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza (CdS) per il biennio 2021/2022. Durante tale periodo, il paese ha detenuto due volte la presidenza di turno del CdS, nei mesi di agosto 2021 e dicembre 2022. Lo scorso 31 dicembre, il mandato dell’India si è concluso. Esso ha ricevuto parole di apprezzamento da parte degli altri membri del CdS, i quali hanno riconosciuto che l’India ha svolto il suo incarico in una fase particolarmente complessa per la comunità internazionale, scossa dalla difficile ripresa post-pandemica e dal conflitto russo-ucraino, con le molteplici crisi (economica, energetica ed alimentare) che ne sono derivate. Tra le priorità dell’India per la sua azione nel CdS rientrano il rispetto dei principi del multilateralismo, dello stato di diritto e la creazione di un sistema internazionale giusto ed equo. Inoltre, il paese ha inteso proporsi come portavoce delle istanze del cosiddetto “Global South”, il sud del mondo. Le tematiche sulle quali la presidenza indiana si è concentrata sono state la riforma del multilateralismo, la lotta al terrorismo, la sicurezza marittima e il peacekeeping. Nel mese di dicembre, su iniziativa indiana, si sono tenuti due incontri sui primi due temi riportati.

Il primo incontro, svoltosi il 14 dicembre, aveva come oggetto il “nuovo orientamento per un multilateralismo riformato”, che prevede una riforma dei tre pilastri dell’architettura multilaterale dell’ONU (pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani). Affinché sia rappresentativa e rifletta le realtà attuali, essa deve poter affrontare sfide quali il terrorismo, la radicalizzazione, le pandemie, le minacce derivanti dalle nuove tecnologie e la crescente competizione geopolitica. C’è anche bisogno di sforzi per rilanciare lo sviluppo globale e migliorare i sistemi monetario, finanziario e commerciale mondiali. Il secondo incontro, tenutosi il 15 dicembre e conclusosi con una dichiarazione della presidenza indiana, verteva sull’approccio globale al terrorismo. Nella dichiarazione è stato sottolineato come il terrorismo impedisca il godimento dei diritti umani e minacci lo sviluppo socioeconomico degli Stati; è stato altresì affermato che tutti i membri dell’ONU devono far sì che le proprie misure antiterrorismo rispettino i loro obblighi internazionali, così come l’importanza della cooperazione tra tutte le parti coinvolte (Stati, attori non statali e società civile). 

Relativamente alla sicurezza marittima, una dichiarazione fu adottata durante la presidenza indiana nell’agosto 2021. In essa, sono stati affermati cinque principi: risoluzione delle dispute marittime in modo pacifico e secondo il diritto internazionale, libertà del commercio marittimo, lotta comune contro le minacce marittime rappresentate da disastri naturali e attori non statali (soprattutto i pirati), preservazione dell’ambiente marino e promozione della connettività marittima responsabile. Va infine ricordata la risoluzione 2589, adottata su iniziativa indiana, in base a cui gli Stati che ospitano o hanno ospitato missioni di peacekeeping dell’ONU sono chiamati a prendere tutte le misure necessarie per perseguire i responsabili di uccisioni del personale o di altri atti violenti contro di essi.

Il mandato dell’India ha presentato anche delle criticità, riguardanti soprattutto la sua posizione circa il conflitto russo-ucraino. Nuova Delhi, infatti, si è astenuta nella maggioranza delle risoluzioni pertinenti, rifiutandosi di condannare l’invasione dell’Ucraina e i referendum russi di annessione di alcune regioni ucraine nonché di sostenere la richiesta di riparazioni russe verso l’Ucraina. Tale posizione ha sorpreso e irritato i paesi occidentali, che hanno biasimato l’India per non essersi schierata in favore di Kiev. Dal canto suo, l’India ha ribattuto affermando di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale ucraina ma di voler mantenere aperta la porta del dialogo e della diplomazia con tutte le parti al fine della cessazione delle ostilità. Analoga sorpresa ha suscitato l’astensione dell’India relativamente alla risoluzione di condanna da parte del CdS nei confronti del regime militare birmano, insediatosi con il colpo di Stato del 2021. Anche in questo caso, Nuova Delhi ha smentito le accuse secondo cui sarebbe in favore del regime, affermando di supportare una diplomazia costruttiva verso di esso.  

Il ministro degli esteri Subrahmanyam Jaishankar ha annunciato una nuova candidatura dell’India per il biennio 2028/2029. In realtà, l’obiettivo del paese è di diventare un membro permanente del CdS. Finora, la Cina è stata l’unico membro permanente a non aver espresso il proprio sostegno a favore dell’India. Nonostante non sia stato possibile raggiungere il consenso necessario per una riforma del CdS, è giunto il momento di prendere atto della sua necessità e soprattutto di riconoscere il ruolo dell’India come potenza politica ed economica emergente sulla scena internazionale.

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