OLTRE IL MEDITERRANEO: STRATEGIE COMUNITARIE NEL BALTICO E NEL MARE DEL NORD

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Fonte immagine: https://marinecue.it/mar-baltico-e-mare-del-nord-acque-si-separano/12702/

Con gli occhi puntati sul Mediterraneo come eterno Mare Nostrum, bacino storicamente privilegiato come punto d’arrivo o di transito di beni commerciali e non solo, per l’UE ed i suoi Stati membri occorre approfondire la visione d’insieme sui due mari a Nord, spesso fuori dai dibattiti istituzionali europei. 

Quadro generale

La politica marittima integrata (PMI) dell’Unione europea è un approccio olistico a tutte le politiche dell’UE correlate ai mari. Si basa sull’idea che, coordinando la sua ampia gamma di attività interconnesse relative agli oceani, ai mari e alle coste, l’Unione possa trarre maggiori rendimenti dal proprio spazio marittimo con un minore impatto sull’ambiente. La PMI mira quindi a rafforzare la cosiddetta economia blu, che comprende tutte le attività economiche marittime. 

Non c’è, in verità, una competenza esclusiva in materia marittima nel TFUE[1]; tuttavia, un combinato disposto di diversi articoli pone la base normativa su cui è basato il regolamento n. 508/2014 del Parlamento e del Consiglio Europeo[l1] , che stabilisce il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca. La PMI disegna un quadro di coerenza e di interconnessione tra i diversi bacini, dal Mediterraneo al Mare del Nord, promuovendo diversi obiettivi:

Massimizzare, in modo sostenibile, lo sfruttamento dei bacini per potenziare le aree riguardanti i trasporti marittimi, i porti marittimi, la cantieristica, l’occupazione nel settore marittimo, l’ambiente e la gestione della pesca.

  • Costruire un solido know-how di conoscenze e innovazione per la materia marittima.
  • Incoraggiare il turismo e il miglioramento della qualità della vita nelle aree costiere, favorendo strumenti contro la lotta alle catastrofi naturali in mare.
  • Entrare a pieno titolo negli affari marittimi internazionali con una politica coesa e solida.                               

Tra i primi risultati di questa strategia si ricorda la crescita blu avuta in questi anni, con azioni volte a sfruttare meglio l’estrazione mineraria dei fondali, a migliorare l’apporto dell’acquacoltura e progredire nello sviluppo dell’energia oceanica. Vale la pena ricordare inoltre, l’utilizzo securitario del mare: la sorveglianza marittima integrata punta a fornire informazioni e dati tra le autorità coinvolte, in diversi aspetti, tra cui il controllo delle frontiere e della pesca e la salvaguardia dell’ambiente marino dall’inquinamento.

Pesca e ambiente

Le direttive europee sulla pesca nei mari del Nord Europa sono redatte in parte secondo il modello [l2] FAO di gestione e archiviazione del pescato. Ci si basa sulla cosiddetta zona “Fao 27”, cioè Atlantico nord-orientale e Mar Baltico: gli acquirenti di prodotti ittici devono poter rintracciare il nome commerciale e scientifico, tipo di cattura e informazioni sulla zona di pesca. 

Nonostante il Mediterraneo resti il fulcro centrale della politica comunitaria in tal ambito, gli Stati del Nord chiedono maggiore attenzione e il ruolo dell’Ue è proprio questo, cioè quello di coordinare e costruire strategie in quei bacini storicamente più in ombra nell’ottica comunitaria. Uno dei principali interlocutori della zona del Baltico è il CBSS[2], raggruppamento dei Paesi rivieraschi che mirano a incrementare le potenzialità della regione. In questa interlocuzione continua, fra Unione e Paesi del CBSS, vengono prese decisioni come l’accordo politico sui totali ammissibili di catture (TAC) e sui contingenti per gli stock ittici dell’ottobre 2022. In sostanza, l’accordo prevede: 

– riduzione del TAC per diversi tipi di pescato, come le aringhe                                                                                                                                                       -fissazione del TAC per le catture accessorie del merluzzo bianco, sia nel Baltico occidentale che orientale                                                                                                                                                         -nell’ambito della pesca ricreativa di salmone, si dichiara che dopo la cattura del primo esemplare, i pescatori dovranno cessare la pesca del salmone per il resto della giornata                                                                                                                                                              – accordo Ue-Regno Unito sulla fissazione delle possibilità di pesca per la busbana norvegese per il periodo dal 1º gennaio al 31 ottobre 2023

Quest’ultimo punto rivela la difficoltà di gestire il pescato e arrivare a soluzioni condivise in un bacino marittimo aperto, non chiuso come il Mediterraneo. In particolare, l’Unione Europea e il Regno Unito post Brexit dialogano innanzitutto per stabilire rapporti concilianti dopo il 2026, cioè al termine della transizione successiva al referendum 2016, e lavorare affinché sia garantito l’accesso alle acque inglesi ed europee per i rispettivi pescherecci. 

Gli accordi andranno raggiunti anche coi paesi nordici, specialmente dopo la decisione di Norvegia e Isole Fær Øer di incrementare[l3]  la pesca dello sgombro nell’Atlantico nord-orientale. Nel 2021 i due Paesi hanno aumentato del 55% il pescato, più della quota assegnata in acque internazionali, mentre nel 2022 hanno deciso di portare le rispettive quote al 35% e al 19,6%, superando la quota annua consigliata dal Comitato scientifico ICES[3]. A tal proposito l’Ue minaccia sanzioni come i dazi sull’esportazione ittica verso l’Unione, ma occorrerà trovare una soluzione diplomatica per riequilibrare la pesca in quella zona, affinché non si svantaggi l’industria della pesca comunitaria.

La formulazione del dialogo tra Unione Europea e paesi nordici dovrà tenere bene a mente il fattore ambientale. Nel Mare del Nord, dagli anni ’90 ai giorni nostri, c’è stato un drastico incremento della plastica in mare, utilizzata soprattutto per oggetti adibiti alla pesca. Nel Baltico, regione che conta cento milioni di abitanti e 8000 km di costa, grava la perdita di biodiversità, l’eutrofizzazione, la pesca eccessiva e gli elevati livelli di contaminanti, come i prodotti farmaceutici. Inoltre, non è da sottovalutare nemmeno l’impatto ambientale dell’esplosione del gasdotto Nord Stream del settembre scorso: i 778 milioni di metri cubi di metano fuoriusciti nelle acque baltiche potrebbero valere, secondo gli scienziati, un terzo delle emissioni totali della Danimarca nel 2022.

L’Ue innanzitutto ha previsto specifici forum per migliorare il collegamento con i paesi baltici, come quello annuale sulla strategia nel Mar Baltico, atto a rendere quel bacino più verde e resiliente e a collegarlo maggiormente al sud Europa, e proseguendo nelle sfide climatiche e digitali. 

Ha poi adottato il Programma Quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione 2021-2027[l4] , il quale propone: 

  • un nuovo approccio nel raggiungimento della neutralità climatica e salvaguardia della natura; 
  • di ripristinare e proteggere gli ecosistemi marini e gli habitat degradati; 
  • di prevenire ed eliminare l’inquinamento riducendo a zero i rifiuti di plastica in mare, soprattutto nei bacini nordici;
  • di dimezzare l’uso di sostanze chimiche e pesticidi e rendere l’economia blu circolare e climaticamente neutra. 

Inoltre, la Commissione ha approvato la proposta italiana da 500 milioni di euro per aiutare le imprese a sostituire le navi più inquinanti con navi più ecosostenibili, che potranno utilizzare biocarburanti e combustibili sintetici oppure aumentare la dotazione per lo sfruttamento della propulsione eolica. L’iniziativa è valida per le compagnie che operano verso porti europei, dunque volta al collegamento nord-sud del continente.

Tema energetico e difesa

La sicurezza energetica è un tema prioritario per gli Stati europei, a causa soprattutto di due fattori: la già avviata politica del Green Deal europeo, che prefigura un ricambio di fonti per arrivare alle energie rinnovabili e le conseguenze della guerra d’Ucraina, con il tentativo di molti Stati membri di sganciarsi dall’approvvigionamento russo. In quest’ottica, le opportunità “blu” possono giocare un ruolo fondamentale. 

Riguardo al Mare del Nord, i governi di Germania, Paesi Bassi, Belgio e Danimarca, con la Presidente [l5] von der Leyen, hanno firmato un accordo [l6] in base al quale, entro il 2050, si trasformerà quel bacino nel più grande centro di energia pulita in Europa. Le caratteristiche ideali del Mare del Nord, venti intensi e acque poco profonde, consentiranno di realizzare questa “centrale verde” portatrice, secondo le stime, di una capacità eolica offshore dieci volte maggiore di quella attuale. Gli investimenti privati dovrebbero essere di 135 miliardi, a cui potranno essere aggiunti i fondi europei messi a disposizione per gli obiettivi di neutralità climatica entro la metà del secolo.

Impegno simile è quello realizzato dai Paesi rivieraschi del Baltico, sempre nell’ottica della sfida al binomio impatto ambientale/azzerare le forniture russe. La Commissione, insieme agli 8 Paesi che affacciano sul Baltico, hanno deciso di potenziare di sette volte l’attuale energia eolica offshore, entro il 2030. I 2,8 gigawatt di capacità eolica installati attualmente saranno portati a 20, cosicché da superare l’attuale disponibilità offshore di tutta l’Ue. Strategia che potrebbe dunque portare all’indipendenza energetica gli europei e contemporaneamente dare seguito all’obiettivo di aumentare le quote di energie rinnovabili comunitarie dal 40 al 45% entro il 2030.

Rimanendo nel Baltico, l’unico Paese rivierasco non convocato per queste consultazioni, la Russia, è anche il maggior problema militare che l’Unione Europea deve affrontare. Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina non sono mancate minacce e presunti sabotaggi da parte russa. Eclatante è il controverso caso concernente il gasdotto Nord Stream nel Mar Baltico del settembre scorso. Infatti, numerose sono state le illazioni circa un possibile coinvolgimento russo, con le accuse ucraine di vero e proprio attacco terroristico alle infrastrutture di un Paese Nato

A tal proposito, l’Alleanza Atlantica non ha perso tempo a mostrare la propria flotta in mare, con significato di soft power, per cercare di arginare le minacce russe. Per esempio, nel Baltico, a giugno 2022, ha preso il via l’operazione aereonavale Baltops, per rafforzare la capacità di deterrenza dei paesi dell’Alleanza. Le manovre che hanno coinvolto 16 Paesi sono partite da Stoccolma e hanno testato strategie militari eterogenee, tra cui l’assalto anfibio dal mare, con 4.000 militari, e gli attacchi dall’alto organizzati da 60 aerei, che potranno avvalersi dell’imponente nave da guerra anfibia statunitense Kearsarge. Gli Stati membri dovranno contare anche sullo strumento militare marittimo della Nato per contenere, ed eventualmente, contrastare Mosca in caso di pericolosa escalation. 


[1] Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea

[2] Council of the Baltic Sea States 

[3] International Council for Exploration of the Sea

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