LA PERICOLOSITA’ DELL’ IMITAZIONE 

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Tra Brasilia, Washington D.C., Bolsonaro e Trump la parola in comune è “estremismo di destra”. Dopo Capitol Hill l’estremismo di destra americano, ma più in generale quello a livello mondiale, è stato investito da una ondata di adrenalina e over confidence. Il problema, però, è anche quello della riproducibilità degli eventi.

La vicenda

Nelle ultime ore la notizia dell’attacco a Brasilia ha fatto il giro del mondo e le immagini dei seguaci di Bolsonaro che assaltano il palazzo del Congresso hanno sconvolto il mondo intero.  

Tuttavia, ben prima che si verificasse l’attacco, i militanti di destra avevano organizzato l’assalto sui social, lasciando quindi tracce online sulle intenzioni che avevano e senza preoccuparsi troppo di celare i loro obiettivi. La consapevolezza che si potesse correre il rischio di un attacco simile a quello accaduto al palazzo governativo di Capitol Hill, a Washington D.C. il 6 gennaio 2021, era profonda. 

Come nel caso di Capitol Hill, anche per quest’ultimo attacco l’azione è stata preceduta e incitata da interventi e da interviste rilasciate da personalità politiche o comunque di una certa influenza. La retorica che è stata impiegata è la stessa in tutti e due i casi, ovvero la retorica che sfrutta la narrativa  degli errori nel conteggio dei voti, dell’impadronimento dell’elezione da parte di Lula attraverso metodi illegali e i dubbi sulla effettiva perdita da parte di Jair Bolsonaro.

Venutosi a creare un contesto del genere, anche fomentato da soggetti provenienti da ambienti di destra fortemente legati all’ex presidente USA Donald Trump, e unito ad una forte polarizzazione politica, il risvolto più ovvio era quello di uno scontro. 

Nelle ultime 10 settimane i sostenitori di Bolsonaro hanno manifestato e chiesto che il risultato delle elezioni di ottobre venisse rivoluzionato e per tutto questo tempo i sostenitori non sono stati soggetti a particolare resistenza da parte del governo e della polizia. 

Il problema dell’imitazione

Eventi come quello di Capitol Hill sono particolarmente pericolosi non solo per la portata mediatica che hanno ma anche per il loro grado di influenza. I concetti centrali sono la “ripetibilità” e la “riproducibilità”. Sebbene siano termini che si usano solitamente in ambito scientifico per, rispettivamente, osservare la percentuale di variabilità e replicare un test, si possono applicare anche alle scienze sociali. 

In questo caso servono per poter osservare la dinamica dell’assalto. Dato che le condizioni e il contesto in cui l’assalto di Washington D.C. a Capitol Hill ad opera dei sostenitori di Trump e l’assalto organizzato a Brasilia hanno più tratti non in comune che somiglianze, si può concludere che il solo fattore in comune che i due eventi hanno è la volontà dei soggetti promotori di queste violenze, di creare caos e attirare attenzione. 

Se il 6 gennaio 2021 gli estremisti di destra si sono organizzati per opporsi e fermare il momento del passaggio ufficiale della presidenza da Trump a Biden, nel caso di Brasilia l’irruzione non aveva come obiettivo quello di fermare il passaggio di potere, bensì di portare scompiglio. Infatti, deve essere notato, quando si legge un evento, il contesto in cui esso avviene. A Washington D.C. il palazzo del Campidoglio era gremito di membri del Congresso che erano al lavoro, mentre a Brasilia il palazzo del Congresso era pressoché vuoto, o comunque non aveva al suo interno personalità di rilievo, a causa della stagione estiva. 

Un contesto così diverso non può che significare un diverso obiettivo dell’azione 

L’obiettivo, a Brasilia, era di attirare attenzione sul sostegno che la destra brasiliana ancora ha nei confronti dell’ex presidente Bolsonaro. Tuttavia, questa azione violenta ed eversiva ha sortito l’effetto contrario: secondo alcuni dati recenti il sostegno popolare nei confronti dell’attuale presidente Lula è aumentato.  La criticità allora risiede nella capacità dei vari gruppi, politici e non, di riprodurre un evento, in questo caso l’assalto ad un luogo simbolico.  

Il punto focale di questo tipo di azione non è sempre quello di organizzarsi  e attivarsi per ottenere qualcosa in particolare, ci si può organizzare anche solo perchè si vuole attenzione mediatica. Con questi ultimi due attacchi questa dinamica dell’assalto rischia di diventare un po’ troppo popolare e ripetibile.

Dai Lessons Learned si dovrebbe imparare 

Dagli eventi passati si dovrebbero derivare degli insegnamenti, ovvero delle “lezioni imparate”.  Questa pratica è molto in voga negli ambienti militari e di Intelligence americani e consiste nel prendere in considerazione un particolare evento del passato e analizzarlo a fondo. In particolare si osservano le dinamiche, l’organizzazione e l’epilogo di un certo evento e si osserva ciò che è andato bene ma soprattutto ciò che è andato storto, scrivendo un’analisi il più dettagliata possibile su come, in futuro, se dovesse capitare di nuovo una situazione simile a quella considerata, non si ricommetteranno gli stessi errori. 

La verità però è che evitare che certi eventi accadano ancora è estremamente difficile per tutta una serie di motivi, come per esempio le difficoltà della comunicazione tra agenzie di sicurezza nazionale e organi di comando o la gestione delle informazioni reperite in tempi brevi e in modo appropriato. Dal passato si può imparare, ma ci deve essere la volontà di chi decide di ascoltare. 

Caterina Anni è laureata in Sicurezza Internazionale con una specializzazione in Analisi e Intelligence. Si avvicina allo studio dei gruppi estremisti Far- right con l'internship presso The Counterterrorism Group di Washingon D.C., con cui collabora per 7 mesi. Scrive per Analytica for Intelligence and security studies e lo IARI per l'area di Difesa e Sicurezza.

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