Il petrolio russo estratto in artico verso nuovi mercati

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Fonte Immagine: Poland@sea

La riduzione dello scambio commerciale tra la Russia e i Paesi artici induce Mosca a trovare nuovi partner. Si intensificano le esportazioni di petrolio russo verso l’India.

La globalità della guerra in Ucraina sta ridisegnando il sistema di approvvigionamento energetico mondiale. Causa principale è lo status russo di Paese fortemente orientato all’esportazione di gas e petrolio. Nonostante le numerose sanzioni imposte dall’Unione Europea e la graduale decrescita delle importazioni europee delle risorse russe, Putin non intende rinunciare allo sfruttamento delle ricchezze che l’artico custodisce.

Se quindi gli ex-partner europei stanno cercando nuove soluzioni che vanno dalla riapertura delle centrali a carbone all’aumento delle trivellazioni nel Mediterraneo e a soluzioni più environment-friendly, la Russia cerca nuovi acquirenti per il suo petrolio.

L’India sta emergendo come uno dei partner più interessati ad incrementare le quote di importazioni provenienti da Mosca. Secondo i dati di tracciamento delle navi monitorato da Bloomberg, da Marzo 2022 l’India ha aumentato le importazioni di petrolio russo fino ad un milione di barili in più al giorno. Nelle ultime tre settimane quasi tre quarti del volume di greggio partito dal porto di Murmansk è diretto verso i mercati asiatici.

L’interesse indiano per l’artico però non è emerso come diretta conseguenza della guerra in Ucraina e della possibilità di rafforzare i rapporti con la Russia. Nel 2022 Nuova Delhi ha rilasciato la sua Arctic Policy nella quale lo Stato indiano si dichiara “Tripolar State”, giustificato dalla presenza di stazioni di ricerca scientifica in entrambi i poli e dall’Himalaya, il cui ecosistema presenta numerosi punti in comune con quello artico ed antartico. Riguardo questo aspetto, la policy artica indiana riconosce l’importanza di studiare i punti in comune tra la regione himalayana e l’artico, e cita lo Special Report on Ocean and Cryosphere (2019) diffuso dall’IPCC da una prospettiva di cambiamento climatico.

Il documento che rivela la strategia ufficiale indiana è fortemente improntato sull’interesse che l’India nutre per la ricerca scientifica e su come il miglioramento delle capacità di ricerca e di sviluppo tecnologico possano sviluppare in modo sinergico la ricerca di soluzioni per la crisi climatica globale. 

In qualità di Paese non artico l’India non vanta nessun diritto di sovranità territoriale né tanto meno di controllo sulle rotte marittime artiche. Da questo punto di vista, lo status è molto simile a quello della Cina e, come per il colosso asiatico, la graduale decrescita di approvvigionamento energetico tra Russia ed Unione Europea si è tradotta in un incremento delle importazioni di petrolio dalla Russia.

Nonostante esistano profonde differenze di posizionamento tra India e Cina nel quadro relazionale con la Russia e in termini di dipendenza di approvviggionamento energetico da Mosca, entrambi i Paesi emergono come soluzioni alternative per Putin per l’esportazione di risorse naturali artiche.   

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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