Il ruolo della Lituania nella guerra russo-ucraina

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Fonte dell’immagine: https://www.fpri.org/2017/06/natos-baltic-defense-challenge/

Questi primi 10 mesi di conflitto in Ucraina hanno ricordato al mondo che la tecnologia può cambiare lo svolgimento di una guerra e portare a scenari inediti e talvolta futuristici, ma l’essenza stessa della guerra non può essere snaturata. La guerra, e le sue battaglie, anche nel XXI secolo continuano ad essere vinte da chi riesce a schierare più uomini, a motivarli meglio e ad avere una catena logistica ed un’economia più efficienti.

Gli aiuti all’Ucraina

La catena logistica ucraina ha fin da subito avuto bisogno di ingenti aiuti esteri. La maggior parte dei quali è arrivata e continua ad arrivare dagli Stati Uniti. Se non stupisce che il primo fornitore di aiuti militari a livello globale siano gli Usa, sorprende che appena un mese dopo l’invasione, a marzo del 2022, la Lituania fosse già tra i primi 10 Paesi per forniture, e ad agosto tra i primi 5 per donazioni in rapporto al Pil, come rilevato da un’analisi condotta dal Kiel Institute for the World Economy ad agosto del 2022.

La Lituania, con meno di 3 milioni di abitanti e un Pil di venti volte inferiore a quello della Spagna, ha donato ad oggi più di 640 milioni di euro, di cui 232 in aiuti militari.

Questa scelta di contribuire nel supporto all’Ucraina non ha incontrato l’opposizione politica e popolare che ha invece caratterizzato il dibattito in altri Paesi dell’Ue ben più ricchi, come l’Italia o la Germania. Da febbraio a oggi il Paese baltico ha fornito alle forze armate ucraine 50 veicoli da trasporto truppe M113, un numero imprecisato di MANPADS, visori notturni, armi anti-drone, artiglieria howitzer, nonché, da settembre in poi, 35.000 divise invernali. 

L’impegno bellico sembra condiviso dalla popolazione come dimostra ad esempio la raccolta fondi indetta da alcuni influencer lituani che in appena 3 giorni è riuscito a raccogliere 5 milioni di euro destinati all’acquisto per mezzo del governo di un drone turco Bayraktar TB2.  Le ragioni di questo appoggio alla causa ucraina che appare supportato da gran parte della popolazione ha ragioni storiche e sociali profonde.

Le ragioni storiche dell’inimicizia tra Lituania e Russia

La Lituania, a causa della sua posizione geografica sfavorevole per l’assenza di barriere naturali[1], ha vissuto nel corso della sua storia le scorrerie e le occupazioni di svariati popoli e potenze. La Russia ne ha minacciato l’indipendenza fin dall’epoca del Commonwealth polacco-lituano, nel XVI secolo, quando lo Zar Pietro il Grande usava corrompere i membri del Parlamento per bloccare (grazie al sistema dei veti) le riforme della Confederazione. 

Ma la ferita più profonda nella coscienza collettiva lituana risale al 1940, quando il Paese cedette senza combattere all’ultimatum di Stalin, che ne imponeva di fatto l’annessione all’Urss. In quell’occasione inoltre, la Lituania subì il rapimento da parte di agenti russi del NKVD del capo della propria intelligence nazionale, Augustinas Povilaitis. La mancata resistenza dell’esercito lituano all’Urss è stata utilizzata, nei 40 anni successivi, dalla propaganda comunista come prova dell’evidenza di un assenso del Paese all’annessione.

L’importanza strategica della Lituania 

Tornando a tempi più recenti, la Lituania, Paese membro Nato dal 2004, ha assistito con preoccupazione all’annessione russa della Crimea nel 2014 e ha iniziato da allora a chiedere insistentemente alle potenze Nato di incrementare le proprie truppe nei territori baltici e di schierarvi una brigata permanente.

L’invasione russa dell’Ucraina a febbraio non ha fatto altro che velocizzare questo processo di maggiore integrazione della Lituania nell’Alleanza Atlantica. Infatti, pochi mesi dopo lo scoppio del conflitto, ad aprile 2022, il Presidente lituano Gitanas Nauseda ha nuovamente ribadito la necessità di aumentare il numero delle truppe Nato dispiegate e di rafforzare le difese aeree del Paese, ricevendo le rassicurazioni del Cancelliere tedesco Olaf Scholz in merito all’ingrandimento del battlegroup Nato, già presente nel Paese dal 2016, fino a farlo diventare una brigata.

D’altra parte, non deve stupire che i Paesi Baltici abbiano un’importanza non indifferente nella strategia dell’alleanza atlantica per quanto riguarda la difesa del proprio fianco orientale. Spaventa particolarmente la posizione geografica del Paese nei confronti della Bielorussia, incuneata in profondità a sud della Lituania, in particolar modo dopo aver constatato l’appoggio logistico fornito dal Paese del Presidente Lukashenko all’esercito della Federazione russa nelle primissime fasi dell’invasione dell’Ucraina.

 Il ruolo della Lituania nel conflitto russo-ucraino potrà difficilmente divenire materialmente decisivo a causa delle condizioni economiche e militari e dello scarso peso demografico del Paese baltico, ma il supporto lituano all’Ucraina assume una valenza simbolica e politica importante.

In primo luogo potrebbe essere utile a fugare quell’idea radicata nell’establishment russo di godere di ampio consenso in gran parte delle ex Repubbliche sovietiche. In secondo luogo, potrebbe assumere un’importante funzione di “bussola morale” nei confronti di altri Paesi membri della Nato e dell’Ue, più economicamente e militarmente rilevanti ma allo stesso tempo più titubanti, soprattutto per quanto riguarda l’opinione pubblica, nel fornire supporto militare all’Ucraina.

D’altra parte la Lituania conosce il valore della democrazia, avendone pagato il prezzo con più di un milione tra morti e deportati ad opera del totalitarismo nazista, dal 1941 al 1944, e sovietico, dal 1944 al 1991. 

Da una democrazia più giovane come quella lituana potrebbe avere origine un impulso, nei confronti dei Paesi europei le cui tradizioni democratiche sono più risalenti, in grado di rinnovare gli ideali antitotalitaristi e di utilizzare tutti gli strumenti atti a difendere le istituzioni democratiche, inclusi quelli militari.


[1] Il Paese si trova infatti all’estremità occidentale del bassopiano sarmatico, la più vasta pianura europea

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