Il gelido inverno tra Mosca e l’Europa orientale

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Se l’inverno europeo si sta dimostrando clemente dal punto di vista climatico, diverso è lo stato del rapporto tra Mosca e l’est Europa, oggi sempre più lontane.

La guerra in Ucraina ha segnato una nuova fase nei rapporti tra l’Europa orientale e Mosca. Una relazione che si poteva dire certamente complicata già in precedenza, con i Paesi dell’est Europa che formavano l’avanguardia occidentale e atlantica nei confronti della Russia: a partire dalla Polonia e dai Paesi baltici, fino ad arrivare alla Romania passando per Repubblica Ceca e Slovacchia, è questo il corridoio di più marcata russofobia del vecchio continente.

A concorrere sicuramente il recente passato trascorso sotto il giogo di Mosca, direttamente o indirettamente. L’invasione russa dell’Ucraina è stata sin dall’inizio per la regione un nuovo motivo di grave preoccupazione ma anche un’occasione per indebolire lo storico nemico russo e guadagnare rendita geopolitica da giocare su altri tavoli. Con la situazione sul campo di battaglia non certo rosea per il Cremlino, si segnalano negli ultimi giorni una serie di rilevanti iniziative da parte dei Paesi della regione.

Moldova

Partiamo dal capitolo moldavo: il piccolo Paese, diviso tra pulsioni filorumene e una certa russofilia particolarmente forte nella regione indipendentista della Transnistria, legata a Mosca, ha recentemente sospeso la trasmissione di alcuni canali in lingua russa. Un’iniziativa che l’ormai nota portavoce del ministero degli esteri russo Maria Zakharova ha definito come un grave atto di censura. Il piccolo Paese, stretto non solo geograficamente tra Romania (e dunque Unione Europea) e mondo slavo, sembra aver di recente assunto, al di là del complicato equilibrismo che l’ha sempre contraddistinta, un maggiore sbilanciamento verso l’occidente, complice anche la presidenza della filoeuropea Maia Sandu.

A tale avvicinamento, che ha contribuito a rilanciare la sempre presente ipotesi di unione con la Romania, contribuiscono una serie di iniziative come l’avvio, dal prossimo anno, di corsi gratuiti di rumeno anche per gli adulti non madrelingua. Nel Paese non si è inoltre mai sopito il timore di un allargamento del conflitto nel proprio territorio: un’eventualità che, particolarmente paventata nella scorsa primavera, non è oggi del tutto scomparsa ed è stata anzi di recente rilanciata dall’intelligence moldava, prima di essere parzialmente ritrattata. Bucarest ha comunque offerto parziali rassicurazioni al suo vicino, a cui la legano profonde affinità linguistiche e culturali, riaffermando la propria vicinanza e rilanciando la collaborazione per rendere la Moldova infrastrutturalmente più vicina all’Europa (e alla Romania) e più indipendente da Mosca.

Repubblica Ceca

Spostandoci a occidente la Repubblica Ceca ha recentemente ricevuto i primi carri armati Leopard 2 dalla Germania, una fornitura concordata negli scorsi mesi che rientra nel quadro complessivo di sostegno bellico a Kiev: la Germania si è infatti impegnata a consegnare i propri carri armati a Praga con l’obiettivo di rendere più moderne le forze armate ceche che a loro volta consegneranno i propri mezzi più antiquati di epoca sovietica agli ucraini. Tale scelta è motivata dal fatto che i mezzi più vecchi che la Repubblica Ceca fornisce agli ucraini sono più conosciuti da questi ultimi e non necessitano dunque di un grande e lungo addestramento, permettendone un più celere utilizzo. L’operazione ha al contempo l’obiettivo di permettere a Berlino di rifornire l’Ucraina di armamenti in maniera meno diretta, lasciando così maggiore spazio di manovra alla diplomazia.

Polonia

Tra tutti i Paesi dell’est Europa è però la Polonia quello maggiormente sul piede di guerra con Mosca. Non c’era certamente bisogno di un conflitto nelle proprie vicinanze per evidenziare l’astio che intercorre tra Varsavia e il suo vecchio dominatore russo ma il conflitto in Ucraina ha certamente contribuito a esacerbare tale posizione. Il governo polacco, che è già oggi il principale bastione antirusso in Europa e uno dei Paesi più militarizzati del vecchio continente, ha annunciato la possibilità per gli adulti fino ai 65 anni di partecipare a addestramenti militari volontari con le forze armate del Paese. Si tratta della seconda possibilità dopo che la precedente, nello scorso autunno, aveva riscosso un grande successo. L’obiettivo più evidente è quello di avvicinare un maggior numero di cittadini alle forze armate; in secondo luogo l’iniziativa ha l’obiettivo non meno importante di mantenere la popolazione polacca avvezza all’uso delle armi e alimentare la postura antirussa e pienamente immersa nella storia del popolo polacco che vive in una fase risorgimentale, in contrapposizione con il clima da fine della storia che prevale invece nell’Europa occidentale.

Il clima gelido sopravvive anche al price cap sul gas

A questi episodi si aggiunge il recente accordo europeo sul tetto al prezzo del gas che, aldilà delle conseguenze pratiche, ha importanti risvolti simbolici concernenti il rifiuto di ristabilire lo status quo antecedente alla guerra, rifuggendo dunque il ripristino delle normali forniture energetiche dalla Russia in Europa. Una decisione che è certamente favorita dalla clemenza climatica mostrata dall’autunno e dai primi scampoli d’inverno. Tuttavia se l’inverno climatico sembra finora essere tutt’altro che gelido non si può dire altrettanto della metaforica stagione invernale che è calata tra il vecchio continente, in particolare nella sua regione orientale, e Mosca.

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