La risoluzione del Parlamento Europeo v. la Russia: lo scontro tra realtà e ideale

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Il 23 novembre 2022, il Parlamento Europeo adotta una risoluzione dai toni severi. Con 498 voti favorevoli, 58 contrari e 44 astenuti, si è adottata una raccomandazione che esprime tutta la contrarietà degli stati europei nei confronti della Federazione Russa. Il PE a Strasburgo, infatti, definisce la Russia come “Stato che sponsorizza il terrorismo” e chiede a tutti i membri dell’UE e ai suoi organi di adottare misure rigide di contrasto all’invasione russa in Ucraina e ai crimini connessi. Tale risoluzione, però, non ha valore giuridico in quanto gli stati membri non sono tenuti ad osservare alcuna disposizione di questo tipo di atti del PE. La domanda che ci si pone ora è: i toni della raccomandazione saranno di supporto ad una soluzione diplomatica del conflitto? Qual’è l’intenzione del PE considerato il valore sì ideale, ma poco concreto in termini di azione di questo documento?

Il Parlamento Europeo: “sottolinea che gli attacchi deliberati e le atrocità perpetrati dalla Federazione russa contro la popolazione civile dell’Ucraina, la distruzione di infrastrutture civili e altre gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale costituiscono atti terroristici contro la popolazione ucraina e sono crimini di guerra; esprime la sua indignazione e la sua condanna senza riserve verso tali attacchi e atrocità, così come per gli altri atti commessi dalla Russia nel perseguimento dei suoi obiettivi politici distruttivi in Ucraina e nel territorio di altri paesi; riconosce, alla luce di quanto precede, che la Russia è uno Stato sostenitore del terrorismo e uno Stato che fa uso di mezzi terroristici” (Risoluzione del PE, 23 Novembre 2022). 

Questa è una delle affermazioni più forti adottate dalla Risoluzione in questione. In particolare, i membri del PE hanno ribadito che la definizione della Federazione Russa come “Stato sponsor del terrorismo” deriva dalle reiterate e costanti violazioni del diritto internazionale nonché dai crimini di guerra commessi e che, secondo l’opinione adottata, l’invasore continua a commettere. La comunità internazionale non solo ha adottato misure contro l’invasione arbitraria ai danni un’altro Stato indipendente e sovrano come l’Ucraina da parte della Federazione Russa, ma definisce in qualche modo il campo di battaglia, vietando in ogni caso l’attacco di obiettivi civili. Come ben sappiamo, la Russia tendenzialmente non ha seguito questo tipo di indicazioni invadendo e attaccando il territorio ucraino per raggiungere gli obiettivi, non sempre chiari, della sua cosiddetta “Operazione speciale”.

In questo scenario vanno chiariti alcuni punti fondamentali. 

Il primo è che l’UE attraverso le decisioni e l’operato del Consiglio Europeo, all’indomani degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, ha redatto una lista di Persone, Gruppi ed Entità coinvolti in atti terroristici e oggetto di misure restrittive. L’UE revisiona questa lista periodicamente, ogni 6 mesi, indicando ed applicando conseguentemente misure restrittive e sanzioni volte al contrasto dell’operato di questi soggetti. Le sanzioni sono per lo più economiche, bloccando eventuali capitali presenti sul territorio europeo e/o cooperando a livello giudiziario e di polizia per indagare ed approfondire i casi in questione (Elenco dei soggetti terroristici stabilito dall’UE)

Il caso sopracitato, però, non si applica come risultato della Risoluzione del PE. Quest’ultimo, infatti, non ha la competenza giuridica per poter né decidere l’inserimento di suddette entità all’interno di questa lista, né tantomeno di decidere ed applicare alcuna sanzione né azione comune di contrasto alle attività belligeranti della Russia. Senza contare che la Federazione Russa non fa parte di alcuna delle sopracitate categorie. 

Il secondo elemento, tanto degno di nota quanto chiaro a chi conosce le dinamiche e almeno una parte del funzionamento di questo organo e dell’UE in generale, è che questo atto ha un valore prettamente simbolico. Potremmo sostenere che la risoluzione non ha prodotto conseguenze a livello sostanziale in termini di azione politica e di fatto nei confronti dell’invasore, ma ha un enorme potere diplomatico o perlomeno di presa di posizione nei confronti dello Stato “colpevole” di aver rotto l’equilibrio del continente europeo. Non di poco conto è stato il risultato delle votazioni (498 voti favorevoli, 58 contrari, 44 astenuti) che sostiene il fronte comune e di condanna dell’UE nei confronti della Russia.

In terzo luogo pare evidente che la risoluzione dell’UE, dopo diverso tempo dall’inizio della guerra, abbia un duplice obiettivo. Il primo, più ideologico, è l’ennesima presa di posizione, a livello globale, della condanna ferma e categorica all’atteggiamento della Federazione Russa che si delinea come nemico della democrazia occidentale e della lunga “pace democratica” che il continente europeo ha vissuto dopo la 2° guerra mondiale. Il secondo afferisce alla sfera della realtà dei fatti e cioè che l’UE non prevede una struttura legale e formale per far fronte a questa situazione che vede le sanzioni e la dipendenza energetica dei paesi membri come non sufficienti e in contrasto con la cessazione del conflitto. Il PE, mediante la risoluzione, sembra aver dichiarato agli stati membri e a tutta l’Unione Europea l’urgenza di dotarsi di un quadro giuridico nei confronti della situazione di tensione dell’Europa orientale e della guerra russo-ucraina.

A supporto del peso diplomatico e di facciata dell’atto del PE, bisogna sottolineare che la Russia non ha visto di buon grado la decisione di “sbandierare” alla comunità globale, con la voce di un attore internazionale di peso non indifferente come l’UE, che la Russia starebbe sponsorizzando atti terroristici. La risposta della Federazione Russa non ha tardato ad arrivare tramite la dichiarazione della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zhakarova che ha affermato: “Propongo di riconoscere il Parlamento europeo come sponsor dell’idiozia”. Seppur le parole della portavoce possano sembrare di poca maturità per il peso dello scontro e del tema di cui si sta discutendo, sono comunque, per la loro tempestività, una prova dell’altissima attenzione sul dibattito.

Nonostante le polemiche scaturite dall’adozione della risoluzione, uno degli obiettivi principali è sicuramente isolare ulteriormente la Russia nelle proprie relazioni con i paesi membri dell’UE. Alcuni paesi, in realtà, sembrano avere le idee più chiare della comunità di cui fanno parte e di conseguenza alcuni di essi come Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia hanno già inserito la Russia nella propria lista nazionale di paesi terroristi. Al contempo, paesi di grande rilevanza come gli USA non hanno ancora, e forse non lo faranno mai, preso una posizione di tale portata diplomatica. Chiaramente, i 4 paesi sopracitati, hanno uno storico ben diverso nelle proprie relazioni se non proprio posizioni diffidenti nei confronti della Russia che sta agendo nei confronti dei propri “vicini” con un atteggiamento, secondo loro, imperialista attivando così il doloroso e temuto ricordo della sottomissione della Guerra Fredda.

Rimane ancora da chiarire quali saranno i prossimi passi dell’UE nei confronti della situazione attuale. Una cosa è certa, con il difficile momento che l’unione sta passano, colpita al suo interno da uno dei più grandi scandali che si siano mai verificati e/o emersi, sarà ancora più difficoltoso concentrarsi su un lavoro giuridico importante per prendere delle decisioni di contrasto alla Russia belligerante. Senza contare che le conseguenze che queste azioni potrebbero avere nei confronti dei paesi membri, come la crisi energetica che sta vivendo tutta la comunità europea a causa dei rapporti incrinati con uno dei suoi maggiori fornitori di gas, potrebbero essere devastanti se non si prevedono misure integrative alle mancanze di forniture. La diplomazia dovrebbe fare un lavoro enorme per superare le diffidenze e le condizioni limitanti imposte dai due schieramenti, ma in questo frangente pare che la guerra sia la “nuova normalità” del continente europeo e solo un soggetto forte potrà cambiare irreversibilmente la situazione, non senza perdite da parte di ambo gli Stati coinvolti nel conflitto.

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