Qatargate: la trappola della crisi energetica

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Fonte Immagine: Euranetplus

Come i regimi autoritari del Golfo Arabo e del Nord Africa, Qatar e Marocco, hanno interferito nel decision-making europeo, portando alla luce problematiche strutturali.

Lo scandalo finanziario più importante degli ultimi decenni avvenuto nel Parlamento Europeo mette sotto i riflettori la mancanza di supervisione dei finanziamenti nelle istituzioni e la vulnerabilità dell’Unione Europea di fronte a questioni di real politik, come la crisi energetica, coinvolgendo direttamente il Qatar e il Marocco.

Il 9 dicembre 2022 la procura belga ha arrestato tre persone legate al Parlamento Europeo: Eva Kaili, del gruppo PES e vice-Presidente del Parlamento, Francesco Giorgi, consigliere parlamentare e compagno di Kaili, e Pier Antonio Panzeri, ex membro del Parlamento Europeo nel PES e segretario della ONG Fight Impunity implicata nello scandalo. Sono usciti anche altri nomi e sono stati trovati più di un milione e mezzo di euro in contanti nelle case di Panzeri e Kaili e i reati degli accusati sono corruzione, riciclo di denaro e associazione di stampo mafioso. I

l nome dell’inchiesta “Qatargate” viene dal fatto che sono stati presi dei soldi dal Qatar in cambio di favorirne l’ascesa e l’influenza nelle sedi centrali del potere europeo, anche in previsione della discussione in Parlamento sull’abolizione del visto nell’Area Schengen per i qatarini. Si è cercato quindi di mettere a tacere le critiche rivolte al paese arabo per le morti dei lavoratori migranti negli anni precedenti al Mondiale di calcio 2022 (non c’è certezza sui dati, ma si stima siano più di 6000) e per l’inosservanza dei diritti umani, soprattutto verso i diritti della comunità LGBTQI+ e delle donne.

Una settimana più tardi, le connessioni di stampo criminale si stanno indirizzando anche verso il Marocco, che avrebbe cercato di influenzare le decisioni europee sul controllo marocchino del Sahara Occidentale, territorio che il Fronte Polisario rivendica come indipendente. Inoltre, a essere coinvolte non sono solo le istituzioni europee, ma anche le organizzazioni internazionali con sede a Bruxelles, visto che è stato arrestato anche Luca Visentini, Segretario Generale dell’International Trade Union Confederation (ITUC), e le indagini vanno avanti. 

Alla base dello scandalo c’è un controllo debole sui finanziamenti e una scarsa trasparenza in fatto di lobbying alle istituzioni europee. Infatti non è obbligatorio iscriversi al European Trasparency Register, un databse che racchiude le organizzazioni “terze” che cercano di influenzare i processi di decision-making a livello europeo, promuovendo così una “cultura dell’impunità” in maniera diffusa.

Secondo Corporate Europe Observatory, è stata la negligenza delle istituzioni di fronte a queste mancanze strutturali che ha ripetutamente permesso le infiltrazioni di regimi repressivi nei processi decisionali europei nel corso degli anni, come il caso “Azerbaijiani Laundromat” dell’Azerbaigian (nel periodo 2012-2014, il governo azero ha pagato figure di spicco europee e azere per la costruzione dell’oleodotto Trans-Adriatico e per ripulire la reputazione del regime all’estero attraverso ciò che è stata rinominata “la diplomazia del caviale”). 

Di conseguenza, questo evidenzia la vulnerabilità della tenuta democratica europea di fronte alla corruzione da parte di regimi autoritari, nonché la sfida posta dalle circostanze storiche e politiche che gravano sulla politica estera intrapresa dall’Unione Europea. Il Qatar è ormai diventato un partner cruciale per l’UE nella corsa alla diversificazione energetica scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina, mettendo quindi l’Unione in una posizione difficile: prendere le distanze dal Qatar o preservare il rapporto anche in vista del prolungamento della guerra e dell’innalzamento dell’inflazione in Europa?

Sicuramente il punto di partenza sarebbe quello di implementare concretamente i meccanismi regolatori per i finanziamenti e le lobby e allo stesso tempo spingere per soluzioni più sostenibili, in modo da sganciarsi dal “giogo” dei regimi repressivi ed essere più risoluti di fronte ad attacchi di questo tipo.

Nata a Teramo nel 1996, è una laureanda della magistrale in Global Politics and International Relations all’Università di Macerata. Presso la stessa università, ha conseguito la laurea triennale con massimi voti in Lingue e Culture Straniere Occidentali e Orientali, focalizzandosi su inglese, arabo, islamistica, letteratura e cultura anglo-americana e arabo-islamica. È appassionata e studiosa di sicurezza internazionale, terrorismo e geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo, temi approfonditi anche attraverso corsi ad hoc; da sempre molto attenta a dinamiche sociali come i fenomeni migratori, fa parte dell’organizzazione The Young Republic, che promuove la partecipazione civica attiva e l’inclusione sociale dei richiedenti asilo in Europa. Membro dello IARI da dicembre 2020, scrive per l’area “Medio Oriente” ed è entrata in redazione a settembre 2021.

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