La crisi missilistica di Cuba: excursus storico della crisi e confronto con l’attuale conflitto in Ucraina

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Avvenuta tra il 16 e il 28 ottobre 1962 durante la guerra fredda, la crisi missilistica di Cuba è stato un evento che ha visto contrapporsi le due superpotenze a causa del dispiegamento di armi nucleari nell’isola di Cuba da parte dell’Unione Sovietica puntate verso gli Stati Uniti. 

Gli Stati Uniti dovevano, nel più breve tempo possibile, decidere come affrontare la minaccia nucleare sovietica; tutta la vicenda infatti ha assunto una certa rilevanza nello studio della politica estera non tanto per l’evento in sé, quanto per il processo decisionale che ha portato alla risoluzione della crisi che ha evitato così una escalation di violenza. 

Diversi analisti sostengono che è possibile fare un’analogia tra il modo in cui è stata risolta la crisi di Cuba e come un iter abbastanza simile avrebbe potuto condurre alla risoluzione della guerra in Ucraina, ammesso che entrambe le parti fossero determinate a porre fine al conflitto e ad aprirsi al dialogo. Attualmente, la guerra sta continuando a provocare migliaia di morti, oltre che essere arrivata a un momento di stallo, e conseguenti ripercussioni economiche che stanno duramente colpendo gli Stati europei.

All’epoca della crisi, la Seconda Guerra mondiale era terminata da diciassette anni, e Stati Uniti e Unione Sovietica si contendevano il titolo di superpotenza mondiale. Con il Progetto Manhattan avviato nel 1942 durante il conflitto, gli Stati Uniti iniziarono un programma di ricerca e sviluppo di armi nucleari; di conseguenza, anche l’Unione Sovietica, a partire dagli anni Cinquanta, inizia a sviluppare un suo programma nucleare per raggiungere e contrastare il primato strategico degli USA.

In quel periodo, il Presidente degli Stati Uniti era John Fitzgerald Kennedy, un politico giovane e con poca esperienza in ambito governativo, e una serie di eventi quali l’invasione della Baia dei Porci e la Crisi degli U-2 avevano indebolito il suo governo, ragion per cui la Crisi di Cuba doveva essere affrontata e risolta nel minor tempo possibile.

Con l’operazione Anadyr, il 1° settembre 1962 il Presidente russo Krusciov avvia il dispiegamento di armi nucleari nell’isola di Cuba, all’epoca dominata dal governo socialista di Fidel Castro. Vengono inviati a Cuba, di nascosto tramite navi civili, missili terra-aria e di difesa marina, navi di pattuglia e missili balistici, insieme a ingegneri ed esperti di tecnologie militari che avrebbero aiutato i cubani a montare le armi sull’isola nel minor tempo possibile e senza mai comunicare con l’Unione Sovietica per evitare possibili intercettazioni. Un mese dopo i sovietici inviano armi nucleari a Cuba.

Nonostante la segretezza con cui era stata svolta l’operazione, il piano dei sovietici viene scoperto da un aereo statunitense in ricognizione, che fotografò l’intero arsenale nascosto in mezzo agli alberi.

Il 18 ottobre era previsto un incontro tra il ministero degli esteri americano e quello sovietico; i sovietici furono informati di essere stati scoperti dagli americani, ma rimanevano comunque in dubbio poiché gli americani non avevano fatto nessuna contromossa. I sovietici approfittarono dell’incontro del 18 ottobre per tastare il terreno e, non ricevendo nessuna domanda sull’operazione, il Ministro Andrej Gromyko comunicò che gli americani non stavano sospettando nulla. 

Nel frattempo però, si stavano svolgendo in assoluta segretezza alcune riunioni per decidere quale fosse la strategia migliore da adottare di fronte alla minaccia sovietica alle porte. Furono prima di tutto elaborate diverse ipotesi per cercare di capire le motivazioni che avevano portato l’Unione Sovietica ad agire in quel modo: alcuni sostenevano fosse una contromossa a seguito del ponte aereoorganizzato dagli Stati Uniti per rifornire Berlino Ovest, dove i sovietici avevano chiuso gli accessi stradali e ferroviari per cercare di mandar via le potenze occidentali; altri invece credevano si trattasse di un tentativo di riequilibrare la bilancia ideologica che, in quel momento, pendeva verso gli Stati Uniti. 

Si cercarono poi delle soluzioni per porre fine alla crisi: il capo di Stato Maggiore Maxwell Taylor proponeva di distruggere le basi sovietiche con un attacco aereo, il Segretario della Difesa Robert McNamara suggeriva invece di attuare un blocco navale all’Isola di Cuba per evitare che arrivasse altro materiale nucleare. La decisione ufficiale venne presa il 22 ottobre: attuare un blocco navale sull’Isola di Cuba e lanciare un ultimatum (senza una precisa scadenza) in cui si chiedeva ai sovietici di ritirare subito i missili. 

Per rispondere agli Stati Uniti, tra il 26 ottobre e il 27 ottobre, Krusciov inviò due lettere a Kennedy: una in cui affermava che i missili posizionati a Cuba fossero gli stessi che gli Stati Uniti avevano posizionato in Turchia, un’altra in cui l’Unione Sovietica chiedeva ufficialmente il ritiro dei missili Jupiter dalla Turchia, proposta inizialmente inaccettabile per gli Stati Uniti. Nel corso delle ultime riunioni del 27 ottobre, gli Stati Uniti decisero di inviare un messaggio scritto ai sovietici chiedendo loro di ritirare le armi da Cuba, e successivamente avrebbero ritirato i missili dalla Turchia. Al messaggio scritto viene accompagnata un’affermazione, ovvero che quei missili fossero in disuso e non sarebbero stati utilizzati e/o sostituiti. 

La crisi si risolve quindi con il ritiro degli arsenali nucleari dell’Isola di Cuba, in cambio gli Stati Uniti accettano di ritirare i missili Jupiter dalla Turchia.

Il modo “rapido” in cui si è risolta la crisi può essere uno spunto di riflessione sul perché l’attuale conflitto in Ucraina non sia stato risolto in un modo pressoché simile, ma al contrario si sia aggravato, come già sappiamo. All’epoca della Guerra Fredda era ben chiaro il ruolo che entrambe le superpotenze rivestivano a livello mondiale, ed era chiaro che, se una delle due avesse superato il limite, si sarebbe potuti arrivare ad un terzo conflitto mondiale. L’Unione Sovietica, all’epoca, non venne sottovalutata, rispetto a quanto succede oggi: la volontà di Putin di ridisegnare i confini russi e di riappropriarsi degli ex territori sovietici, come testimoniamo le guerre in Georgia e in Ossezia nel 2008 e in Crimea nel 2014, è stata sottovalutata e, una volta scoppiata la guerra, l’Unione Europea e tutto l’Occidente, erano convinti di riuscire a fermarlo. 

Un’altra similitudine tra la crisi di Cuba e il conflitto in Ucraina è il ritorno dello spauracchio della guerra nucleare. Gli Stati utilizzano il nucleare come arma di deterrenza, ovvero minacciando il suo utilizzo per scoraggiare il nemico dal compiere determinate azioni e aggressioni. Per frenare lo sviluppo di ulteriori tecnologie nucleari, tra il 1972 e il 1974 furono fatti diversi accordi (SALT I e SANT II). Tutto questo però non annulla completamente la paura che gli Stati possano decidere di ricorrere al suo utilizzo, la Russia in questo caso.

In conclusione, possiamo affermare che Stati Uniti ed Unione Europea non esercitano più la stessa influenza che esercitavano tanti anni fa e che il loro soft power si sta gradualmente indebolendo. Questa scarsa consapevolezza porta a sottovalutare l’influenza della Russia e di nuove potenze emergenti come Cina, Iran, Arabia Saudita e nuove alleanze come il BRICS. Con un’amministrazione Biden che fa fatica a ricollocare gli Stati Uniti come superpotenza, nuove sfere d’influenza politiche ed economiche si uniscono in un fronte comune riequilibrando la bilancia mondiale e appropriandosi di quell’influenza che finora è sempre stata americano-centrica. Un esempio può essere il modo in cui alcuni Stati hanno deciso di comportarsi di fronte alle sanzioni imposte alla Russia. 

Il conflitto attuale in Ucraina sta ridimensionando la visione, ormai obsoleta, di una influenza euro-americana; solamente quando Unione Europea e Stati Uniti accetteranno di sedersi al tavolo delle trattative avranno compreso che è arrivato il momento di trattare questi Stati emergenti come dei loro pari. Il mondo è cambiato, e completamente mutato, con il periodo che stiamo vivendo equivale a un interregno tra l’estinzione del vecchio e la nascita del nuovo.

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