L’incubo più nero di Berlino

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L’operazione contro il progetto eversivo dell’estremismo di destra tedesco risveglia i timori della Germania. Ma qualsiasi incubo tedesco è anche un incubo europeo.

Il 7 dicembre scorso in Germania l’operazione Kangal, che ha coinvolto migliaia tra agenti di polizia, unità antiterrorismo e forze speciali, ha portato a decine di arresti di estremisti di destra in quasi tutti i Länder tedeschi e anche oltreconfine, in Austria e Italia. L’operazione antiterrorismo, definita la maggiore nella storia della Repubblica Federale, ha colpito un’organizzazione, composta in gran parte dal movimento di estrema destra dei Reichsbürger (cittadini dell’impero), che stava progettando un colpo di Stato per prendere il potere sotto la guida del principe Heinrich XIII di Reuß, 71enne consulente finanziario già noto per le sue idee eversive. Il piano, che aveva come fine ultimo la ricostituzione di uno Stato tedesco sul modello dell’antico Reich, prevedeva un assalto al Reichstag (l’edificio del parlamento), l’interruzione localizzata dell’elettricità, la deposizione dell’esecutivo e un nuovo governo di cui erano già pronte alcune figure come il ministro della giustizia, ruolo che avrebbe assunto Birgit Malsack-Winkemann, ex vicepresidente del parlamento e membro del partito di destra AfD.

L’operazione sarebbe avvenuta grazie al supporto di appartenenti alle forze di polizia, soldati ed ex soldati della Bundeswehr (l’esercito tedesco), ex membri della NVA (le forze armate dell’ex DDR) e di elementi con un addestramento militare speciale. Le possibilità di successo del piano erano praticamente nulle stante il numero comunque esiguo di uomini per un tale progetto e il fatto che riguardava un Paese che, pur con tutte le attuali difficoltà, resta una potenza affermata e politicamente stabile. Tuttavia la presenza di elementi ancora attivi nelle forze armate e il conseguente possesso di armamenti e l’abilità nel loro utilizzo ne determinano la pericolosità accrescendo la preoccupazione e spingendo il presidente Steinmeier a segnalare la presenza di un “nuovo livello di minaccia”.

Niente di nuovo sul fronte estremista

L’infiltrazione di estrema destra nell’esercito tedesco e nelle forze speciali (KSK) non è certo una novità. Negli ultimi anni sono stati registrati alcune centinaia di casi di estremismo di destra, razzismo o antisemitismo nelle forze tedesche: un numero che seppur non enorme, soprattutto se commisurato all’entità complessiva delle forze stesse, prefigura comunque un quadro preoccupante nel quale parte dell’apparato deputato a difendere lo Stato mette in dubbio lo Stato stesso, ha accesso agli armamenti ed è addestrato al loro utilizzo.

Tale infiltrazione dell’estremismo di destra nelle forze tedesche riflette d’altronde una certa presenza nella società tedesca nel suo complesso: in particolare i Reichsbürger, a cui appartengono molti degli arrestati, rappresentano un movimento che sostiene che il Reich non sia mai morto e non riconosce l’attuale assetto del Paese, considerato un’imposizione degli alleati dopo il conflitto, rifuggendo dunque l’attuale Costituzione. Il gruppo, considerato in possesso di armi in diverse parti del Paese e a cui vengono attribuiti diversi crimini estremisti, è salito agli onori della cronaca già durante la recente pandemia quando le misure di contrasto alla stessa, dalle mascherine ai lockdown fino ai vaccini, hanno scatenato anche in Germania una serie di proteste che hanno visto al proprio interno componenti violente e infiltrazioni di gruppi estremisti di destra. Molti membri del gruppo sono infatti di recente stati protagonisti delle proteste del movimento Querdenker che ha portato anche all’occupazione della scalinata del Reichstag.

Un brusco risveglio per Berlino

Ciò che è importante cogliere sono le conseguenze di quest’operazione che sprofonda la Germania in un incubo: plasmata da decenni di rieducazione e colpevolizzazione circa i crimini nazisti e in una fase di disorientamento strategico dettato dalla necessità di reimmergersi nella storia, in gran misura controvoglia, per la Germania tale notizia non può che essere uno schiaffo alle sue (attualmente poche) certezze. Ogni apertura del vaso di Pandora dell’estremismo di destra per Berlino è una ferita dolorosa nella propria coscienza ma è allo stesso tempo un tema che deve essere necessariamente affrontato in quanto, come affermato dal capo dell’Ufficio per la protezione della Costituzione della Turingia Stephan Kramer, la scena di estrema destra rappresenta il pericolo maggiore per la sicurezza nazionale perché essa, oltre alla semplice violenza, cerca anche di conquistare spazi sociali attaccando direttamente la democrazia occidentale con l’obiettivo di portare la propria lotta all’interno delle istituzioni, della cultura e dell’economia, come evidente dalle rivelazioni relative a tale piano eversivo.

Gli intrecci con la crisi strategica tedesca

L’allarme della presenza della destra nelle forze armate riemerge con forza in una fase che vede l’intenzione tedesca di riarmarsi. Se la ristrutturazione e il rafforzamento delle forze armate tedesche avverrà (il dubbio è lecito dato l’annunciato ritardo) è evidente che dovrà anche essere accompagnata dall’eliminazione delle cellule pericolose al suo interno prima che esse possano crescere di pari passo con le forze armate e superare la soglia di controllo.

Inoltre l’operazione non può essere derubricata come una mera questione interna tedesca ma riguarda l’intera Europa. Nonostante la forte crisi strategica di cui è attualmente affetta la Germania resta infatti il Paese fondamentale dell’UE e per questo ogni pericolo che riguardi Berlino deve essere considerato un pericolo per l’intero apparato comunitario: per quanto l’UE possa avere gli strumenti per affrontare guide estremiste e derive autoritarie in Paesi minori e probabilmente anche in membri più grandi come l’Italia (e forse addirittura la Francia), difficilmente riuscirebbe a sopravvivere se a essere coinvolta dovesse essere la Germania.

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