America-Germania, andata e ritorno: QAnon, Deep State ed estremismo politico-militare

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Fonte Immagine: Bbc

La scorsa settimana la polizia federale tedesca ha arrestato 25 persone in 12 dei 16 Länder della Bundesrepublik, accusate di aver organizzato un putsch per prendere d’assalto il Reichstag e rovesciare con la forza il governo della Repubblica Federale, da sostituire con un assetto politico-istituzionale di tipo autoritario ispirato al Secondo Reich. Gli eventi mitteleuropei risuonano come un freddo monito per gli strateghi americani a causa del pericoloso intreccio di due fenomeni che covano sottopelle negli Stati Uniti, penetrando anche tra le fila delle forze armate: cospirazionismo ed estremismo.

Spettri dal passato

L’operazione antiterrorismo condotta dalle forze dell’ordine e dal servizio segreto interno (BfV) della Repubblica Federale Germania ha disarticolato una organizzazione eversiva denominata Der Rat (Il Consiglio), capeggiata da un principe 71enne della casa reale dei Reuß, che avrebbe dovuto assumere l’appellativo di Heinrich XIII una volta assunta la carica di capo del governo golpista. Tra gli eversori fermati vi sono anche veterani e riservisti della Bundeswher, un operatore delle forze speciali militari (KSK) in servizio attivo, una ex parlamentare del partito di estrema destra Alternative for Deutschland (AfD) ed esponenti del Reichsbürger (“Cittadini del Reich”) – movimento estremista antisemita famoso per aver sostenuto teorie del complotto sul “Deep State” analoghe a quelle propagandate da QAnon

L’indagine ha scioccato la politica e la società tedesca, perché non costituisce un fulmine a ciel sereno. L’intero secondo reparto del KSK è stato sciolto perché infiltrato da estremisti di destra e lo scorso maggio il ministero degli Interni ha segnalato 327 casi di estremismo di destra all’interno delle agenzie di sicurezza federali e statali.

Ma le vicende tedesche hanno fatto emergere in superfice dati geopolitici che interessano e preoccupano direttamente anche la prima potenza del pianeta, pervasa da un’atmosfera da strisciante guerra culturale e civile, a quasi due anni dall’assalto al Campidoglio dell’Epifania 2021.

Il primo elemento d’interesse per Washington è che l’antiamericanismo germanico di matrice imperiale non è mai morto tra i nostalgici del mito del millenario Reich, distrutto dalla follia criminale nazista e dalla estemporanea alleanza tra angloamericani e sovietici. Punta estremamente minoritaria di un antiamericanismo soft di più larga diffusione sociale (specie nelle lande orientali dell’ex Ddr) che considera opprimente la massiccia presenza militare degli americani sul suolo della Mittellage, camicia di forza per un’autonoma Sonderweg. I golpisti arrestati volevano abbattere lo stato costituzionale tedesco nella sua attuale forma democratica, considerata entità politica priva di sovranità, fantoccio sotto l’influenza geopolitica di una mefistofelica “Alleanza” formata da un gruppo di governi nazionali e servizi di intelligence guidati, come in ogni buon complottismo, dall’onnipotente e onnipresente Zio Sam.

Il secondo elemento di rilievo geopolitico è il ruolo di centro imperiale di propagazione mondiale di mode, culture e narrazioni che gli Usa continuano a svolgere. Nel bene e nel male. Segnale di vitalità egemonica.

Q e Deep State

Le élite cosmopolite sono divenute il bersaglio dei rigurgiti di teorie del complotto escatologiche e apocalittiche dilagate dagli Usa in diverse parti del mondo a partire dallo shock psicologico collettivo del 9/11 – ancora nel 2016 un quarto degli americani credeva che fosse probabilmente” o “decisamente vero che “il governo degli Stati Uniti abbia contribuito a pianificare gli attacchi dell’11 settembre”.

Dai più stravaganti complottismi come “Birds Aren’t Real” – per i cui sostenitori la Cia avrebbe nascosto le prove del genocidio degli uccelli e li avrebbe sostituiti con droni alari per sorvegliare l’intero pianeta, alla ben più pericolosa teoria nativista e suprematista della “Grande Sostituzione”, per la quale una cabala globalista, liberale, ebraica e plutomassonica starebbe complottando per rimpiazzare la razza bianca con appartenenti a minoranze etniche non caucasiche (soprattutto islamiche) attraverso l’immigrazione, i matrimoni interrazziali e la guerra civile. La tesi del Great Replacement è diffusa anche in Europa, a partire dalla “civile” Olanda, e ha motivato gli autori di diversi omicidi di massa, dal massacro di Cristchurch in Nuova Zelanda a quello compiuto dal 18enne Payton Gendron in un supermercato di Buffalo City (13 vittime, di cui 11 afroamericani).

Il fenomeno QAnon nasce invece nell’ottobre 2017 dai post pubblicati su piattaforme web di nicchia come 4chan, 8chan e 8kun da un anonimo e presunto funzionario degli apparati federali. La firma di Q si diffonde successivamente sui social media mainstream (Facebook, Twitter, YouTube, TikTok, Reddit) dove la sua teoria complottistica sull’esistenza di un maligno e potentissimo Deep State che tira le fila del mondo inizia a raccogliere un numero sempre crescente di adepti. Oggi QAnon è esteso in circa 85 paesi del mondo ed è stato elevato a minaccia anche da Europol.

Negli Usa la pericolosità di QAnon si è manifestata in tutta la sua drammaticità il 6 gennaio 2021. L’azione cruenta della presa di Capitol Hill per interrompere il processo di certificazione elettorale, un precedente che sta facendo scuola anche in America Latina come dimostrano i recenti casi del Perù e del Brasile, era considerato dai seguaci di Q il primo atto della rivoluzione che avrebbe dovuto condurre alla battaglia finale tra “Bene e Male” e, nella peggiore interpretazione puritana, al mitico “Great Awakening”, l’atteso Grande Risveglio attraverso il colpo di stato guidato da Trump nei confronti della mitica Cabala.

Il fallimento della complessa operazione eversiva non ha ucciso QAnon, ma ha creato spaccature tra i suoi adepti. 

Alcuni continuano a non abbandonare la loro fede in Trump, motivo per cui gli eventi politici dell’ex presidente e candidato alle presidenziali 2024 continuano ad essere popolati da suprematisti bianchi e da sostenitori di Q.

Altri seguaci, invece di aspettare continuamente il risorgimento promesso da Q, potrebbero traslare le loro inquietudini dal mondo virtuale a quello reale e far esplodere la loro delusione e disillusione per il fallimento del Grande Risveglio con atti di violenza contro soggetti percepiti come membri della “cabala”, in particolare esponenti del partito democratico[1].

Altri ancora si sono riorganizzati attirando l’attenzione di gruppi neonazisti e di frange estremiste delle forze armate. Secondo un’inchiesta di Nbc News, le teorie di QAnon, accompagnate da messaggi di radicalismo e di sostegno all’ex presidente Trump e alle sue false tesi sulle frodi elettorali, sono diffuse in gruppi privati Facebook partecipati da soldati in servizio, compresi membri dei famigerati Berretti Verdi, e da veterani delle guerre di Iraq e Afghanistan. Le cui scorie hanno lasciato tra i reduci sensazioni di estraniamento, umiliazione e tradimento da parte dei leader civili e militari del paese per l’umiliante ritiro dopo vent’anni di sforzi e di sangue. Status psicologico che rende i veterani più vulnerabili ai tentativi di cooptazione e radicalizzazione da parte di gruppi estremisti e milizie armate, interessati al reclutamento di soggetti esperti in tecniche militari.

“Arlington, abbiamo un problema”: cresce l’estremismo tra i militari 

Negli Usa il legame tra militari, suprematismo bianco ed estremismo ha radici antiche. Nathan Bedford Forrest, generale dell’esercito confederato, fu il primo Gran Mago del Ku Klux Klan. George Lincoln Rockwell, veterano della Marina, fondò il Partito nazista americano. Timothy McVeigh e Terry Nichols, entrambi veterani dell’esercito, furono condannati per l’attentato di Oklahoma City del 1995, il più mortale attacco terroristico interno nella storia degli Usa.

Un ordito storicamente sottovalutato dal Pentagono e dalla Casa Bianca[2] e che oggi ritorna prepotentemente sulla scena. Negli ultimi dieci anni il numero di veterani arrestati per crimini estremisti è aumentato di oltre il 300% rispetto al decennio precedente. Dodici membri della Guardia Nazionale dell’Esercito, inviata a Washington D.C. a protezione dell’Inauguration Day del 20 gennaio 2021, sono stati rimossi dal servizio nell’ambito delle procedure di screeningsull’estremismo tra le fila dei militari.

Fonte: START, University of Maryland

Anche all’interno delle forze di polizia il fenomeno del legame con ambienti suprematisti bianchi è diffuso e, per certi versi, affonda le proprie radici storiche e culturali nelle attività di pattugliamento degli schiavi. Alcuni esperti hanno addirittura parlato di una “epidemia di suprematisti bianchi nei dipartimenti di polizia”, ​​ravvisando episodi di razzismo in più di 100 dipartimenti di polizia in oltre 40 stati dell’Unione.

In risposta al preoccupante fenomeno di contagio cospirazionista e suprematista il Pentagono ha costituito un panel di controllo interno (Countering Extremism Working Group) guidato da Bishop Garrison, uno dei più fidati consiglieri del Segretario alla Difesa Lloyd Austin, con il compito di rivedere e rafforzare le politiche e le norme del Dipartimento e compiere un monitoraggio centralizzato e uno studio sull’infiltrazione del suprematismo e sulla diffusione dell’estremismo per scovare potenziali simpatizzanti o aderenti a gruppi neonazisti, sorvegliando i militari in servizio nelle loro attività sui social media e punendo coloro che approvano idee estremiste e ne favoriscono la circolazione su siti web, social network, bacheche e blog (ad esempio sponsorizzando contenuti estremisti con un semplice “like” sui social).

Parallelamente al Congresso è stato presentato il Domestic Terrorism Prevention Act 2022, che prevede una serie di misure per il contrasto al terrorismo interno, fra le quali l’istituzione di uffici specializzati all’interno di Fbi, Dipartimento di Giustizia, Dipartimento per la Sicurezza Interna ed Esercito con il compito di tracciare la minaccia rappresentata da suprematisti e neonazisti e l’infiltrazione di questi gruppi all’interno delle forze dell’ordine civili e dei militari. Il disegno di legge è tuttavia finito sotto il tiro dell’ostruzionismo dei repubblicani.

Marte o Venere?

I militari rimangono l’istituzione pubblica con maggiore consenso fra gli americani, ma la fiducia nei loro confronti è precipitata nell’ultimo lustro. Varie le ragioni. Ha contribuito certamente la fatica imperiale della middle class dovuta alla militarizzazione della politica estera negli anni della guerra globale al terrorismo. Rilevano soprattutto i sospetti bipartisan di politicizzazione delle autorità militari sia nell’era Trump sia sotto l’attuale amministrazione. 

Dalle accuse dei dem al presidente del Joint Chiefs of Staff Mark Milley per aver marciato insieme all’allora presidente Trump in Lafayette Square dopo lo sgombero forzoso della piazza durante le proteste di Black Lives Matter della primavera-estate 2020 all’opposizione dei repubblicani verso l’insegnamento ai cadetti dei programmi di diversità, equità e inclusione sui temi dell’ingiustizia e della disuguaglianza razziale e sociale, considerati dalla metà degli americani come “pratiche woke” che stanno “minando l’efficacia militare” e la tempra delle forze armate e ritenuti da politici conservatori come una delle cause della crisi di reclutamento di nuove leve e una minaccia al carattere marziale dell’America.

Tanto che alcune scuole pubbliche, nonostante la contrarietà del Pentagono, stanno spingendo migliaia di adolescenti ad iscriversi ai corsi JROTC (Junior Reserve Officers’ Training Corps) come requisito per il diploma, con l’obiettivo pedagogico di indurre le nuove generazioni, cresciute nei placidi anni da “fine della storia”, a prendere in considerazione la carriera militare. 


[1] Secondo un’altra diffusa, folle teoria del complotto, il c.d. “Pizzagate”, alti esponenti del partito democratico come Hillary Clinton guiderebbero una setta di pedofili che gestirebbe un traffico sessuale di minorenni da una pizzeria di Washington D.C.

[2] Già nel 2006 l’Fbi denunciava il pericolo dell’“infiltrazione del suprematismo bianco nelle forze dell’ordine”.

Classe 1994, laurea in giurisprudenza con lode all’Università LUISS Guido Carli di Roma, ha conseguito un Master in Affari Strategici alla School of Government della LUISS Guido Carli, con tesi in “L’interesse nazionale italiano nel contesto della sfida strategica tra Usa e Cina per la leadership globale. Rischi e opportunità dell’adesione italiana alla Belt&Road Initiative”, e un Master in Geopolitica e Relazioni Internazionali presso il Centro Studi Geopolitica.Info – Università Sapienza di Roma, con tesi in “La maturazione imperiale degli Stati Uniti e il nuovo secolo americano”. Appassionato e studioso di geopolitica americana, collabora con IARI dal giugno 2020 per l’area Usa&Canada, della quale dal settembre 2021 è caporedattore.

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