La guer­ra in Ucraina al­lon­ta­na l’Eu­ro­pa dal­l’A­fri­ca e la spinge verso la Russia

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Si narra che durante la conferenza dei non allineati di Bandung del 1955 (i Paesi del terzo mondo) qualcuno abbia detto “I problemi dell’Europa sono i problemi del mondo ma i problemi del mondo non sono dell’Europa” Così appare, ad oggi, questa massima ancora attuale, ed è proprio la guerra in Ucraina ad indurci a riflettere su quanto, in effetti, ci sia del vero su quanto sopracitato.

Ovviamente la crisi al confine orientale dell’Europa ha portato l’Unione Europea a concentrare i suoi sforzi diplomatici, militari e umanitari su un unico versante. Questo evidenzia però quanto sia sbagliato concentrare le proprie attenzioni, siano esse diplomatiche o umanitarie, nei confronti di un unico beneficiario; del resto anche la crisi ucraina passerà alla storia – come qualsiasi altro importante avvenimento accaduto – e quando si ritornerà ad una normalizzazione delle relazioni internazionali, bisognerà fare i conti con quegli elementi di spicco che nello scacchiere globale potrebbero essersi sentiti trascurati dagli Stati Occidentali.

Di fatti, gran parte degli Stati europei stanno, purtroppo, già commettendo questo errore, dimenticandosi dei partners a sud del Vecchio Continente. 

Il progressivo deterioramento delle relazioni dell’UE con l’Africa, non è da imputare alla guerra russo ucraina, ma dalle numerose e miopi scelte politiche adottate nei confronti dei vicini africani. La crisi libica è l’esempio più lampante e tra i più recenti. 

Era il 2011 quando il tentativo dell’Unione africana (UA) di trovare una soluzione negoziale venne respinto a favore di un attacco militare condotto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia (con avallo italiano – non dimentichiamolo) seguito solo in seguito da un intervento della NATO sostenuto dalle Nazioni Unite. 

L’Unione Africana venne messa in secondo piano su una decisione che riguardava un intervento di Stati stranieri su quello che rappresentava, di fatto, il proprio territorio geografico di appartenenza

Nel frattempo, come ho avuto modo di scrivere spesso negli scorsi mesi, il vuoto lasciato da un’Europa masochista che ha sempre mirato ad una nuova forma di para colonialismo e mai di reale partenariato, è stato rapidamente riempito da altri attori: Cina, Russia e Turchia. 

La Russia in Mali, nella Repubblica Centrafricana e negli Stati del Golfo, la Turchia nel Corno d’Africa e la Cina nell’intero continente ovunque ci sia da investire.

La guerra russo ucraina, inoltre , ha esposto le relazioni UE-Africa a una nuova serie di sfide e ha messo in dubbio la capacità dei leader europei di riportare il partenariato ad un livello di affidabilità. L’insicurezza alimentare nei paesi africani, esacerbata dagli aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari e dei fertilizzanti scaturiti dalle sanzioni imposte alla Russia, è una diretta conseguenza, per molti leader ed opinionisti africani, dell’indifferenza che i leader europei hanno avuto nell’imporre restrizioni alla Russia senza valutare i costi che queste avrebbero arrecato anche ai Paesi situati a sud del Mediterraneo. 

Inoltre, per garantire il sostegno militare al governo e alle forze armate ucraine, l’UE ha attivato, per la prima volta, il Fondo europeo per la pace (EPF), creato nel 2021 utilizzando gran parte delle risorse per il Fondo per la pace in Africa (APF). Del bilancio EPF di 5,62 miliardi di euro per il 2021-27, 3,1 miliardi di euro sono già stati impegnati per l’Ucraina, diffondendo così i timori tra i partner africani che l’impegno europeo per la pace e la sicurezza in Africa possa diminuire in modo significativo.

Per quanto riguarda i rifugiati, argomento sensibile a molti dei Paesi del Sahel, dell’Africa occidentale e del Nord Africa, sono 7,8 milioni i rifugiati giunti e accolti dall’Ucraina all’interno dell’UE solo nel 2022, con un numero record di protezione temporanea. Nel frattempo, meno di 140.000 arrivi in mare attraverso il Mediterraneo hanno scatenato una nuova controversia tra gli Stati membri dell’UE su accoglienza e ricollocazione. Ciò ha esposto l’Unione europea ad accuse da parte di numerosi leader africani di “razzismo” e di utilizzare due pesi e due misure nel trattamento dei migranti e dei rifugiati provenienti dall’Ucraina, da un lato, e dall’Africa e dal Medio Oriente, dall’altro.

Non si possono attuare, ancora una volta, schemi e paradigmi che appartengono ad un mondo passato, ad un mondo prettamente unipolare; rendiamoci conto che da dieci anni ad oggi il sistema internazionale è diventato, malgrado l’opinione di molti, un sistema multipolare, dove lo spazio lasciato da alcuni attori viene subito riempito da altri che tendono ad emergere nella scena globale.

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