Uno sguardo su Timor Est

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Fonte Immagine: https://www.cmjornal.pt/cm-ao-minuto/detalhe/governo-portugues-sauda-tratado-de-fronteiras-entre-timor-leste-e-australia

Timor Est, uno dei paesi più giovani del mondo, divenuto indipendente nel 2002, si sta avviando verso una sempre maggior integrazione nella regione del sud-est asiatico, ma gli ostacoli rimangono.

All’ultimo Summit dell’Associazione degli Stati del sud-est asiatico (ASEAN) in Cambogia, i leader del blocco regionale si sono detti d’accordo «in linea di principio» all’ingresso di Timor Est come undicesimo membro. Nella dichiarazione, è stato anche annunciato il conferimento al paese dello status di osservatore agli incontri di alto livello dell’Associazione. Infine, si è affermato che i prossimi passi nel processo includeranno la preparazione di una roadmap per la piena membership, che sarà presentata al Summit del prossimo anno. Tale risultato arriva a oltre 10 anni da quando Timor Est richiese ufficialmente l’adesione all’ASEAN nel 2011. Al fine di capire i motivi per cui il paese rimane l’unico del sud-est asiatico ancora fuori dall’Associazione, è necessario trattare la tormentata storia di Timor Est, che ha ancora oggi delle forti ripercussioni sulla sua politica ed economia.

Timor Est è uno Stato insulare che occupa la metà orientale dell’isola di Timor, mentre la parte occidentale appartiene all’Indonesia. A sud si affaccia sul mare di Timor, che lo separa dall’Australia. Colonia portoghese già dalla seconda metà del XVIII secolo, il 28 novembre 1975, a un anno e mezzo dalla fine della dittatura in Portogallo, Timor Est si proclamò indipendente. Tuttavia, dopo appena nove giorni, il 7 dicembre, l’Indonesia di Suharto, supportata dagli Stati Uniti, la invase con il pretesto di rovesciare il governo socialista appena instauratosi, guidato dal Fronte Rivoluzionario di Timor Est Indipendente (FRETILIN). Timor Est divenne da allora una provincia indonesiana. 

Per quasi 25 anni, fino al 1999, Timor Est fu sottoposta alla violenta occupazione indonesiana, che secondo le stime ha provocato tra i 100.000 e i 180.000 morti. Uno degli episodi più cruenti, il massacro di Dili, si verificò nel 1991, quando delle dimostrazioni indipendentiste furono represse nel sangue, causando la morte di 250 persone. Da quel momento, le rivendicazioni di Timor Est raccolsero un crescente consenso internazionale, fino al crollo del regime di Suharto nel 1998. Il 30 agosto 1999 venne indetto un referendum per l’indipendenza, sotto la supervisione della Missione delle Nazioni Unite a Timor Est. Con il 78,5% dei voti, i timoresi votarono per l’indipendenza. Tuttavia, dopo la comunicazione dei risultati, si scatenò nel paese una forte ondata di violenza, che terminò soltanto con l’intervento della Forza Internazionale per Timor Est, inviata dall’ONU. Timor Est divenne uno Stato pienamente indipendente il 20 maggio 2002.  

Anche dopo l’indipendenza, Timor Est ha vissuto un decennio di forte instabilità politica. Nel 2006, in seguito alla ribellione delle forze armate contro il Governo, il paese precipitò nella guerra civile, costringendo le Nazioni Unite ad intervenire nuovamente. Nel 2008, l’allora Presidente José Ramos-Horta scampò ad un attentato subìto durante un tentativo di colpo di Stato delle forze armate. Le Nazioni Unite hanno terminato le loro operazioni di peacekeeping a Timor Est il 31 dicembre 2012. Da allora, il paese ha compiuto grandi passi in avanti, riuscendo a risolvere le controversie politiche pacificamente. Nel 2020, è risultato al primo posto nella regione del sud-est asiatico per la qualità della sua democrazia ed è considerato da Freedom House un «paese libero». L’Indice di Sviluppo Umano di Timor Est è passato da 0.484 nel 2000 a 0.606 nel 2019, facendo rientrare il paese nella categoria media di sviluppo umano. 

Sul fronte economico, la crescita di Timor Est si mantiene in linea con quella degli altri paesi del Sud-est asiatico. Dopo aver registrato ampi tassi di crescita fino al 2016, il paese ha conosciuto un rallentamento nel 2017-2018, per la crisi politica, e nel 2020 a causa della pandemia di Covid-19. Nel 2021 il PIL timorese è tornato a crescere di quasi il 3% e secondo le stime quest’anno dovrebbe arrivare vicino al 5%. Nonostante, laddove entrasse nell’Associazione, Timor Est sarebbe l’economia più piccola, essa è comunque motivata a farne parte per rilanciare la sua economia ed avere un più facile accesso al mercato regionale. Inoltre, il paese deve affrontare vari problemi, come l’eccessiva dipendenza dai ricavi del settore petrolifero e gasiero, mentre altri settori, come l’agricoltura, sono ancora sottosviluppati; il basso livello di istruzione (oltre il 33% della popolazione non ne ha ricevuta alcuna), con la conseguenza di una scarsa disponibilità di lavoratori qualificati; l’alto tasso di povertà (circa il 42% dei timoresi vive sotto la soglia di povertà). 

In base alle precedenti considerazioni, si prevede che il processo di adesione di Timor Est all’ASEAN non sarà facile né breve. Il paese, infatti, dovrà proseguire gli sforzi nei lavori preparatori per l’ingresso al fine di migliorare le proprie condizioni politiche, economiche e socioculturali, così da rispettare i requisiti necessari per aderire all’Associazione. 

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