Il ruolo dell’automazione navale nella strategia di negazione del mare della Us Navy

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Fonte Immagine: defensenews.com

Lo scorso febbraio la Quinta Flotta della Us Navy partecipava, insieme alle marine di altri 60 paesi guidate dallo Us Naval Forces Central Command (NAVCENT), alle imponenti esercitazioni navali congiunte International Maritime Exercise 2022 e Cutlass Express 2022, condotte tra Golfo Persico, Mare Arabico, Golfo di Oman, Mar Rosso e Oceano Indiano settentrionale.

Lo scopo principale di queste interazioni navali era quello di testare il potenziale apporto di sensori, tecnologie di automazione e di intelligenza artificiale alla consapevolezza situazionale nel dominio marittimo, nonché testare l’uso di navi e sottomarini senza pilota nelle attività di controllo del mare, sicurezza marittima e sminamento[1]. Ne è conseguito l’annuncio della V Flotta sull’istituzione di una forza navale congiunta tra Usa e partner mediorientali composta da 100 navi-drone di superfice e sottomarine da impiegare come moltiplicatore di ricognizione nella sorveglianza marittima intorno allo strategico stretto di Hormuz, dove le destabilizzanti azioni di disturbo e di molestia del traffico marittimo compiute dai pasdaran minacciano costantemente la libertà di navigazione commerciale e militare.

Il Medio Oriente si conferma dunque il più grande laboratorio bellico del pianeta. Un’area geostrategica nella quale, negli ultimi 75 anni, le superpotenze hanno testato le loro innovazioni belliche in infinite guerre per procura. Ma è nell’Indo-Pacifico ed in particolare nel Mar Cinese Meridionale e Orientale che navi e sottomarini a pilotaggio remoto svolgeranno un ruolo centrale nell’ambito della strategia americana di negazione del mare tesa a strangolare le ambizioni di egemonia regionale della Repubblica Popolare Cinese (Rpc), definita nella National Security Strategy 2022 come “l’unico competitore sia con l’intento di rimodellare l’ordine internazionale sia, sempre più, con il potere economico, diplomatico, militare e tecnologico per portare avanti tale obiettivo”.

Fonte: dvidshub.net

Ruolo tattico e compiti operativi delle navi-drone

Lo sviluppo di sistemi d’arma letali completamente automatizzati[2] si trova ancora ad un livello sperimentale, concretizzabile solo nel lungo periodo (decenni) grazie allo sviluppo di un’intelligenza artificiale generale di alto livello (ovvero in grado di trarre lezioni da un contesto ed applicarle ad un altro con caratteristiche diverse, come riescono a fare soltanto gli esseri umani) che aprirà discussioni anche di natura etica, ad esempio in tema di attribuzione delle responsabilità per vittime collaterali. 

Ciò detto, nell’ambito della nuova strategia marittima statunitense che prevede la costruzione di una flotta ibrida di navi con e senza equipaggio, il ruolo tattico delle armi automatizzate o semi-automatizzate sarà quello di consentire alla Us Navy di modernizzare le forze liberando i “tradizionali” dispostivi con equipaggio dai compiti accessori al combattimento ad alta intensità, riducendo al contempo costi e perdite umane tra i soldati e aumentando “la letalità, la capacità, la sopravvivenza, il ritmo operativo, la deterrenza e la prontezza operativa” delle forze navali. 

Per favorire la compatibilità tecnica tra le unità navali a pilotaggio remoto e i tradizionali vettori con equipaggio la Us Navy sta istituendo un nuovo comando operativo (Unmanned Surface Vessel Division One) con il compito di supervisionare ed addestrare la nuova flotta di navi e sottomarini senza pilota. Invero, essendo le navi senza equipaggio comunque vulnerabili ad attacchi cibernetici nemici, le unità con superfice dovranno mantenersi in ogni caso pronte a sostituirle in compiti di valore strategico-operativo come la guerra anti-sottomarino. In tale quadro, centrale è il concetto operativo dell’Integrated All-Domain Naval Power (IADNP). Esso presuppone una piena integrazione fra i tre Servizi della Marina (NavyMarines Corps, Coast Guard) e fra NavyMarines e Air Force per un sea power più letale e pronto al combattimento, secondo la dottrina militare della Full Spectrum Dominance9, elaborata dagli strateghi del Pentagono agli albori del terzo Millennio. 

Costrutto fondamentale in qualsiasi scenario di guerra nell’Indo-Pacifico, l’IADNP abbina le capacità di proiezione di potenza e di controllo del mare e dei cieli garantito dalle flotte della Us Navy e dagli aerei da guerra della Us Air Forcealle capacità di negazione del mare e di difesa costiera che i Marine Forces Pacific (III Marine Expeditionary Force) dovranno tornare a sviluppare per poter operare all’interno della “zona di ingaggio delle armi” (Wez) cinese, al di qua della prima catena di isole, sotto il tiro di fuoco dei sistemi di sbarramento missilistico (mappa) dell’Esercito Popolare di Liberazione (People’s Liberation Army, Pla).

Sul piano operativo, le navi-drone – come i sommergibili Sea Hawk e le navi di superfice unmanned Sea Hunter, specializzate nella guerra anti-sottomarina – permetteranno flessibilità di impiego e svolgeranno svariate missioni: rifornimento logistico per le navi da guerra in mare e per i plotoni dei Marines a terra; intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr) delle posizioni e dei movimenti nemici; posa di mine. In futuro, gli asset navali senza equipaggio potranno fungere anche da piattaforme di lancio per sistemi missilistici mobili anti-nave. 

Guerra 3.0

Le navi unmanned e l’integrazione in teaming uomo-macchina (“architettura cognitiva ibrida che sfrutta i vantaggi di ciascuna” delle due specie, umana e automa) occuperanno un ruolo importante nell’ambito delle future dottrine strategiche della Us Navy. Il Pentagono punta sul servizio decisivo ed imprescindibile all’esercizio dell’egemonia globale, quello marittimo, per negare le ambizioni di dominio regionale della Cina, la quale sta investendo pesantemente in sistemi abilitati dall’intelligenza artificiale per il tracciamento di navi e sommergibili nemici e per la conduzione di letali attacchi con l’uso di sciami di droni. 

L’obiettivo tattico americano è costringere il Pla a combattere una guerra diversa da quella pianificata, scalfendo la fiducia riposta dagli strateghi del Pla nella possibilità e nella capacità di controllare e predeterminare gli eventi bellici – la dottrina militare cinese concepisce la strategia militare come una scienza che segue percorsi rigidi piuttosto che come un’arte esposta alla nebbia di guerra[3].

Fonte: geopoliticalfutures.com

Per rispondere al riarmo e alla modernizzazione navale[4] e missilistica cinese la Us Navy dovrà aggiornare flotte e concetti operativi, introdurre nuove armi di precisione a lungo raggio (grafico), sistemi autonomi di intelligenza artificiale e i sensori ubiquitari che “giocheranno un ruolo sempre più importante in una futura lotta di alto livello”, in quanto forniranno la capacità di colpire il nemico con armi stand-off rimanendo fuori dal raggio delle sue difese missilistiche. 

La guerra moderna si basa sulla conoscenza in tempo reale delle esatte coordinate delle posizioni sul campo delle forze avversarie e sulla capacità di sparare con precisione chirurgica mentre si manovra costantemente. Decisiva è la capacità di sfruttare rapidamente le informazioni raccolte in tempo reale in modo da ridurre i tempi nel ciclo della “actionable intelligence” per la conduzione di operazioni cinetiche di strike missilistico. La guerra in Ucraina è una testimonianza in tempo reale dell’importanza strategica dell’intelligence per ottenere una superiorità informativa sull’avversario. Grazie all’intelligence tattica e strategica fornita dagli Usa attraverso satelliti, droni e aerei spia e tramite l’intercettazione dei sistemi di comunicazione utilizzati dai soldati russi, gli occhi dei soldati ucraini osservano in tempo reale i movimenti delle truppe nemiche, conoscono perfettamente le coordinate geografiche delle loro postazioni e sono quindi in grado di anticiparne le mosse e bersagliargli con attacchi di precisione.

Le guerre del futuro saranno sempre più dominate da “armi intelligenti” digitalizzate e dotate tecnologie di intelligenza artificiale, sistemi di cloud computing e di machine learning, da kill chain dominate da fuochi di precisione a lungo raggio combinati con attacchi elettronici e operazioni informatiche. La forza che sarà in grado di scovare, mirare e colpire per prima, grazie agli input provenienti da satelliti e droni e dai sistemi di allerta precoce e Isr, disporrà di un vantaggio tattico-operativo significativo. 

Fonte: csis.org

Sciami di droni

Tali capacità potranno essere assicurate soltanto da un numero elevato di mezzi a pilotaggio remoto in grado di operare in letali formazioni di sciame che, in modo simile al sistema di comunicazione utilizzato dalle api che emettono sostanze chimiche per trasmettere all’interno del gruppo l’intenzione di raggiungere il medesimo obiettivo (la conservazione dell’ape regina), sono in grado di collaborare e dialogare autonomamente scambiandosi dati in tempo reale grazie ad una miriade di sensori che sfrutteranno la potenza di calcolo del machine learning e i software e gli algoritmi di intelligenza artificiale e di riconoscimento facciale per identificare ed eliminare in pochi secondi bersagli selezionati con la supervisione dell’uomo, cui dovrebbe spettare la decisione finale sul targeting e/o sulla autorizzazione dello strike

Messi in connessione da una solida rete di comando e controllo (C2) e da sistemi di comunicazione satellitare ed uniti alle funzioni Istar (Intelligence, Surveillance, Target-acquisition, and Reconnaissance) e di geolocalizzazione in tempo reale fornite da droni e satelliti e alle operazioni di guerra elettronica per accecare i sistemi radar, C2 e di difesa aerea e missilistica del nemico, gli sciami di droni, dotati di tecnologie stealth, che li rendono invisibili ai radar di allerta precoce e di difesa aerea nemiche, moltiplicheranno le capacità di targeting decisionale per la conduzione di strike a lungo raggio, potenzieranno la consapevolezza situazionale multi-dominio (Multi-Domain Awareness, MDA), satureranno le difese nemiche e complicheranno i calcoli dell’avversario nella conduzione di operazioni nella zona grigia, riducendone il rapporto tra tempi e distanze.

Sul piano operativo gli sciami di droni agirebbero come moltiplicatori di potenza in un sistema di forze multi-dominio. Vuoi in modalità kamikaze (operazioni offensive suicide) per distruggere bersagli preselezionati dall’uomo tramite regole di ingaggio pre-programmate nell’algoritmo. Vuoi come esche in attività di spoofing e di deception per saturare i sistemi radar dell’avversario, consumarne il munizionamento dei sistemi di difesa, rivelarne il posizionamento o accrescerne i dilemmi tattici. 


[1] Le mine possono soddisfare diverse esigenze tattiche-operative: danneggiare sottomarini o navi di superficie nemiche, impedire all’avversario di lanciare un assalto anfibio o negargli l’accesso a “zone blu” strategiche. Le mine marine possono essere rilevate da segnali sonar e disabilitate provocando esplosioni nelle loro vicinanze in modo da causarne la detonazione. Un’altra tecnica di sminamento è data dalle operazioni di inganno. Utilizzando obiettivi-esche è possibile far esplodere a vuoto una o più mine. In futuro per ripulire i fondali e le “strade” marine potrebbero essere utilizzati anche sciami di mezzi “sacrificabili” come navi e sottomarini a pilotaggio remoto.

[2] Secondo la definizione datane dal Pentagono si tratta di sistemi d’arma che “una volta attivati, possono selezionare e ingaggiare bersagli senza ulteriore intervento da parte di un operatore umano”, con ciò differenziandosi non solo dalle munizioni a guida di precisione “spara e dimentica” (“fire-and-forget”), come i missili anticarro Javelin, e dalle bombe “intelligenti” rilasciate da droni o cacciabombardieri ma altresì dalle c.d. munizioni vaganti in grado di tergiversare per colpire al momento opportuno un target preselezionato da un essere umano.

[3] Cfr. Thomas G. Mahnken, Secrecy and Stratagem: Understanding Chinese Strategic Culture, The Lowy Institute for International Policy, February 2011.

[4] Secondo il Pentagono, la forza di battaglia complessiva della Marina militare cinese dovrebbe crescere fino a 420 navi entro il 2025 e a 460 navi e circa otto sottomarini con missili balistici a propulsione nucleare Type 094 e Type 096 entro il 2030.

Classe 1994, laurea in giurisprudenza con lode all’Università LUISS Guido Carli di Roma, ha conseguito un Master in Affari Strategici alla School of Government della LUISS Guido Carli, con tesi in “L’interesse nazionale italiano nel contesto della sfida strategica tra Usa e Cina per la leadership globale. Rischi e opportunità dell’adesione italiana alla Belt&Road Initiative”, e un Master in Geopolitica e Relazioni Internazionali presso il Centro Studi Geopolitica.Info – Università Sapienza di Roma, con tesi in “La maturazione imperiale degli Stati Uniti e il nuovo secolo americano”. Appassionato e studioso di geopolitica americana, collabora con IARI dal giugno 2020 per l’area Usa&Canada, della quale dal settembre 2021 è caporedattore.

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