Nuovo Piano d’azione Ue per le rotte del Mediterraneo centrale

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Fonte Immagine: https://www.consilium.europa.eu/it/meetings/jha/2022/11/25/

Immigrazione e soccorso in mare sono tra le principali sfide che l’Europa deve affrontare. Roma tarda a definire  una politica con la Tunisia e Malta sulla cooperazione in materia di salvataggio in mare, (Sar)

In questo panorama nel quale si intrecciano interessi nazionali con quelli sovranazionali con conseguenti tensioni politiche a livello comunitario, Bruxelles deve attuare una serie di riforme in relazione alle politiche di asilo e migrazione. La Commissione ha stilato una serie di misure principali articolate su tre pilastri per definire un quadro strategico in vista delle prossime sfide future a medio termine lungo la rotta migratoria del Mediterraneo centrale. 

Piano d’azione dell’Ue per il Mediterraneo centrale 

Il Piano d’azione si articola su tre pilastri principali.

1- Lavorare con i paesi partner e le organizzazioni internazionali

Una cooperazione rafforzata con paesi come la Tunisia, l’Egitto e la Libia in tema di gestione dei flussi migratori per rafforzare la lotta contro la tratta degli esseri umani, sviluppare il lavoro diplomatico inerente i rimpatri e consolidare la rotta legale verso l’Ue. Dal canto suo, Bruxelles deve potenziare le strutture di accoglienza a sua disposizione. Entro la fine dell’anno corrente vi sarà un apposito “Team Europa sul Mediterraneo centrale”.

2- Un approccio più coordinato alla ricerca e al soccorso

Un consolidamento nell’attuazione delle politiche tra gli attori statali e non statali che sono coinvolti nelle ricerche, come le ONG. Dovrebbero essere intensificati i dialoghi con l’Organizzazione marittima internazionale per un quadro più specifico. 

3- Rafforzare l’attuazione del meccanismo volontario di solidarietà e della tabella di marcia comune

Il meccanismo di solidarietà è uno strumento temporaneo volontario che deve fungere da mero supporto in vista di una politica ben chiara per il futuro. 

Consiglio straordinario di Giustizia e Affari Interni – GAI

Lo scorso 25 novembre i ministri degli affari interni hanno tenuto una riunione di Consiglio straordinaria per concordare una linea univoca sull’attuale situazione “lungo le rotte migratorie”. I punti salienti stilati al termine dell’incontro sono: concordare una riforma sul patto europeo d’asilo e immigrazione; incrementare la cooperazione dell’Unione con tutti i partner coinvolti, come è stato sostenuto dallo stesso documento della Commissione; richiesta favorevole di accoglienza del Piano d’azione per la rotta del Mediterraneo centrale; coordinare al meglio la rete di solidarietà; rafforzare lo strumento della ricerca e del salvataggio in mare e creare un’adeguata  protezione nella gestione delle frontiere esterne dell’Ue. 

Bruxelles in diversi vertici e summit, a seguito di crisi politiche tra Stati vicini, rassicura i paesi del Mediterraneo in merito ad un suo intervento concreto in materia. Tuttavia, non è sempre così facile. Il problema sorge quando iniziano a farsi avanti i singoli interessi nazionali. In quel caso gli stati preferiscono stipulare accordi bilaterali con i Paesi del Nord-Africa per cercare una soluzione che sia accettabile da entrambe le parti. In quel frangente non si chiede un intervento dell’Europa perché ogni tentativo di soluzione concreta nel breve termine rischierebbe di svanire. La Grecia ha stipulato  un accordo con l’Egitto. 

I paesi mediterranei, in mancanza di una chiara azione comunitaria, decidono di intraprendere delle soluzioni autonomamente. In una “Dichiarazione congiunta” di Italia, Cipro, Malta e Grecia, paesi di primo approdo per i migranti, hanno sottolineato l’esigenza di lavorare insieme per sostenere i flussi, sempre nel rispetto degli obbli internazionali e delle norme comunitarie. Il 10 giugno i paesi dell’asse del Sud, ad eccezione della Spagna che non ha voluto siglare l’accordo, hanno adottato una Dichiarazione Politica che istituisce un meccanismo temporaneo e volontario di redistribuzione dei migranti, in attesa di una risposta europea. I paesi  invitano tutte le Ong a rispettare gli obblighi internazionali. Nella dichiarazione si legge che ogni Stato ha la responsabilità e il controllo sulle navi battenti la loro bandiera di appartenenza. 

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