La Germania tra volontà di potenza e realtà

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Fonte Immagine: AGI

A seguito dell’esplosione del conflitto russo-ucraino, la Germania ha annunciato un vasto programma di riarmo, volto ufficialmente a contenere l’espansionismo russo. Le sfide per la Germania, però, non vengono solo da Est, e il piano rischia di essere insufficiente.

Nel marzo ’22 il Cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato la volontà tedesca di finanziare uno speciale fondo per la difesa con circa 100 miliardi di euro. Gli investimenti si concentreranno nel rinnovare e adeguare il dispositivo militare tedesco alle nuove sfide operative, oltre che all’acquisto di nuovi armamenti. L’istituzione del fondo è stata approvata il 3 giugno 2022, in seguito ad una necessaria modifica costituzionale operata dai legislatori; la proposta ha ottenuto circa 567 voti favorevoli, 96 contrari e 20 astenuti. Questo dimostra che la classe dirigente tedesca è ampiamente concorde nell’approvare il cambio di passo impresso da Scholz nella politica estera tedesca. Ma questi dati non ci aiutano a leggere chiaramente la situazione: se è vero che l’annuncio del riarmo tedesco risveglia ansie nel continente Europeo, è pur vero che la situazione è tutt’altro che rosea per le forze armate tedesche. 

Per comprendere a pieno la portata storica del discorso di Scholz bisogna analizzare la politica estera tedesca dal secondo dopo guerra ad oggi. Dopo la sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale la Germania ha cercato di lavare l’onta dell’eredità nazista adottando un approccio nelle relazioni internazionali volto al multilateralismo e al ripudio della guerra, similmente all’evoluzione politica dei vecchi alleati dell’Asse.

Il rafforzamento delle forze armate tedesche durante lo scontro tra blocchi divenne una necessità per la Germania Ovest, vista la sua posizione sullimes orientale dell’Alleanza Atlantica; ad essa, si aggiunsero l’impegno tedesco nell’afforzamento dei rapporti con la Francia, all’interno del contesto europeo e dell’integrazione europea. La fine della Guerra Fredda portò la Germania ad imboccare un percorso che prevedesse lo smantellamento del suo dispositivo militare, considerato poco utile ai fini degli obiettivi di Berlino e, soprattutto, un retaggio del passato di cui disfarsi. È nota, infatti, la sensibilità tedesca in materia, fiera di definirsi “potenza civile”, viste le sue pulsioni pacifiste. 

È proprio in questo quadro che si inserirà il rinnovato rapporto russo-tedesco dopo la caduta dell’Unione Sovietica: Berlino, nel corso degli anni, approfondirà i legami economici con Mosca anche nell’ottica di attrarla verso l’Europa, legarla a sé e disporre di un contrappeso efficace da rivolgere, al bisogno, contro l’Occidente. Il risultato di questa politica, come abbiamo potuto vedere, è stato insoddisfacente.

Non solo la Germania non è riuscita a includere la Russia all’interno dell’Occidente, complice anche la riluttanza di alcuni alleati, ma non è riuscita nemmeno a contenerla. Dal 2014 in poi, con l’invasione della Crimea, negli ambienti militari tedeschi si fece largo l’idea che la Russia avesse lanciato un guanto di sfida all’Occidente e che la politica tedesca, basata sull’inclusione dell’avversario tramite il commercio, non fosse la strategia più efficace. 

Il 24 febbraio ha sconvolto totalmente le carte in tavola. L’invasione russa dell’Ucraina ha fatto riemergere paure sopite nel continente, riallineando i paesi dell’UE a Washington; questo processo, però, ha innescato un pericoloso vortice per l’UE, portando a rimettere in discussione l’intera struttura europea, giudicata inadeguata ad affrontare talune emergenze, come la guerra ai suoi confini orientali. 

Il riarmo tedesco quindi si inserisce all’interno di questo contesto, e nelle intenzioni dei suoi fautori, esso serve a contrastare la Russia adottando una politica di deterrenza militare assai decisa. Quali saranno le sue conseguenze? E di cosa si doterà la Germania?

Innanzitutto, va scattata una fotografia dell’esercito tedesco: secondo un documento OTAN, la Bundeswehr consta di circa 261.000 uomini e 100.000 civili, suddivisa in 5 divisioni da combattimento. L’aeronautica, invece, dispone di 3 divisioni e la marina di sole 2 flotte. La loro capacità operativa, tuttavia, rimane scarsa, a causa dei bassi investimenti (la spesa per la difesa tedesca è la più bassa dell’Alleanza) e per il disinteresse generale da parte della società tedesca nei confronti delle forze armate.

Un rapporto del ministero della difesa tedesco del dicembre 2021, in un contesto internazionale assai differente, denunciava lo stato di incuria degli armamenti e dei mezzi tedeschi: solo il 70% degli aerei e il 40% degli elicotteri è in grado di combattere. Inoltre, secondo quanto affermato da Christine Lambert, ministro della difesa, l’esercito tedesco lamenta persino mancanza di munizioni, equipaggiamento e risorse umane. Quest’ultime, in particolare, costituiscono un tasto dolente per le forze armate tedesche: dal 1990 al 2019 si è assistito ad un crollo di personale pari al 60%, affiancato dalla diminuzione di mezzi da combattimento terrestri e aerei (i carri armati sono passati dai 6.779 agli 806; gli elicotteri dai 1337 ai 345).

In aggiunta, secondo la relazione di una commissione parlamentare tedesca istituita per approfondire la materia, i soldati tedeschi faticherebbero nelle esercitazioni congiunte a utilizzare i sistemi radio in dotazione alle truppe OTAN, in quanto non dispongono dell’addestramento necessario. Leggendo questi dati, si comprende bene anche il comportamento tedesco tenuto nei confronti dell’Ucraina: l’invio di grandi quantitativi di armi a Kiev da parte di Berlino sarebbe impossibile, pena rimanere senza equipaggiamento con cui difendere la Nazione.

E già ora, a quanto riferiscono alcuni esponenti dell’esercito tedesco, vi sarebbero difficoltà, da parte tedesca a difendere il proprio territorio. Tuttavia, la riluttanza tedesca a rifornire l’Ucraina va cercata anche nei profondi legami, economici e politici, che intercorrono tra la Russia e la Germania: la possibilità di una sconfitta totale russa sul suolo ucraino suscita diverse paure a Berlino.

La questione del riarmo, perciò, si annuncia cruciale per la Germania. Berlino cerca di raggiungere alcuni obiettivi strategico-politici: in primo luogo, riarmarsi si traduce nella possibilità di poter divenire nuovamente il baricentro militare dell’Alleanza Atlantica in Europa, e, in misura minore, dell’Unione Europea, scalzando gli ambiziosi vicini polacchi; in secondo luogo, esso si può tradurre in un messaggio per Parigi e le sue mai scomparse velleità di grandeur del Vecchio Continente. L’aumento (o, per meglio dire, il ri-adeguamento) della capacità militare tedesca impedirà alla Francia di prendere il sopravvento nelle questioni militari e politiche europee. 

È da leggere, in quest’ottica, la decisione di Berlino di dotarsi degli F-35 americani e di non continuare i progetti comuni con i francesi, o di preferire l’acquisto del sistema di difesa missilistico israeliano Arrow 3 rispetto all’acquisto degli scudi missilistici franco-italiani, come il SAMP/T. Infine, non va sottovalutato il potenziale pericolo che il riarmo odierno, se sarà effettivamente realizzato, potrà costituire per Washington: la nuova dottrina di politica estera tedesca potrebbe porre le basi per un incremento dell’influenza germanica in Europa, con tutto ciò che ne consegue; gli Stati Uniti sono sempre stati consapevoli del rischio che un paese come la Germania, definito da S. Bulmer e W. Paterson “egemone riluttante”, possa porre per l’Impero statunitense. 

Al netto delle velleità tedesche, però, in questa analisi ci chiederemo se sarà possibile un riarmo nel breve termine. 

Stando alle dichiarazioni di diversi esponenti della società civile e militari, la possibilità che Berlino riesca a recuperare il divario con i propri alleati sul piano militare sono scarse nel breve periodo. Organizzare la produzione di nuovi armamenti, oltre che per sostenere un possibile ampliamento delle forze armate, è reso difficoltoso dalla carenza di materie prime adatte (acciaio, chips) e dalla totale inadeguatezza del sistema logistico tedesco; difatti, oltre all’assenza di un’infrastruttura di produzione adeguata, in quanto mancano sufficienti centri industriali e di riparazione di armamenti e mezzi, si somma la lentezza dell’apparato burocratico.

Non sono nemmeno da sottovalutare le scelte che la Germania ha fatto in merito ai settori in cui direzionare gli investimenti del fondo: l’acquisto degli F-35 ha posto seri problemi per il prosieguo dei programmi congiunti europei, come il progetto franco-tedesco per un caccia da combattimento, il FCAS, e per i MGS. Questo, ovviamente, impatterà sulle linee logistiche, le quali si dovranno adeguare alle scelte tedesche. 

Ovviamente, la buona riuscita del riarmo dipenderà da molti fattori. Per la Germania si apre la sfida di dover ri-organizzare l’intera linea logistica e dover avviare un solido programma di investimenti volto a modernizzare e ad adeguare l’esercito tedesco alla norma degli eserciti alleati. Per di più, sarà necessario fronteggiare la carenza di uomini, problema che nel futuro interesserà molte più forze armate. 

Con la guerra russo-ucraina, per la Germania si è aperta la possibilità di poter costruire nuovamente le basi per la sua potenza. Vedremo se essa saprà sfruttarla. 

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