Proposte di riforma dell’Organizzazione delle Nazioni Unite

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L’Organizzazione delle Nazioni Unite nata dopo la Seconda Guerra Mondiale si è proposta di modificare le relazioni tra gli Stati per il mantenimento della pace e la sicurezza internazionale. Oggi il sistema internazionale è in crisi tanto che alcuni Paesi membri come Italia, Giappone, Germania e altri, chiedono una riforma sostanziale dell’assetto dell’Organizzazione. 

Le Nazioni Unite nascono sotto le ceneri della Seconda Guerra Mondiale durante la Conferenza di Dumbarton Oaks, i firmatari furono le quattro potenze alleate Stati Uniti, Gran Bretagna, Repubblica di Cina e Unione Sovietica. In questa Conferenza si discusse delle basi e dello scopo dell’Organizzazione stessa. Seguirono altre Conferenze aperte agli Stati che desiderassero farne parte, come ad esempio la Francia.  Una delle tante, fu la Conferenza di San Francisco svoltasi dall’aprile al giugno del 1945 in cui 50 Stati firmarono la Carta delle Nazioni Unite che entrò in vigore il 24 Ottobre 1945.

La Carta dell’Onu si propone da 70 anni di mantenere dei principi inderogabili come la pace e la sicurezza internazionale, assicurare l’autodeterminazione dei popoli, promuovere la cooperazione internazionale in diversi ambiti economico, sociale, culturale nonché il rispetto dei diritti umani. 

Per poter operare l’Organizzazione si compone di vari organi che si possono suddividere in organi permanenti e organi sussidiari. Gli organi permanenti sono elencati all’art 7 della Carta medesima, sono: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite composta da circa 193 Stati, il Consiglio di Sicurezza, l’organo più importante nel prendere decisioni riguardanti il rischio di conflitti e quindi garantire il mantenimento della pace tra le Nazioni ed è composto da 15 membri. Altri organi permanenti sono il Consiglio Economico e Sociale, il Segretariato che è un organo individuale nel quale siede il Segretario delle Nazioni Unite, organo imparziale, non rappresenta nessun Stato ma garantisce il buon funzionamento dell’Organizzazione. Infine è presente il Consiglio di amministrazione fiduciaria col compito di portare i territori coloniali ad una propria autodeterminazione. Lo stesso Consiglio di amministrazione fiduciaria non opera più dal 1994 anno dell’indipendenza dell’isola Palau che si trova nell’Oceano Pacifico. Ultimo organo permanete è la Corte Internazionale di Giustizia. 

Gli organi sussidiari invece sono istituiti dagli organi permanenti, svolgono appunto funzioni particolari assegnati dagli organi permanenti; alcuni esempi sono il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNPD), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP). Un organo sussidiario più rilevante è l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati istituito dall’Assemblea Generale con la risoluzione 428 del 14 dicembre 1950. Quest’organo garantisce protezione internazionale a chi si trova essere nello status di rifugiato. 

Nel corso della sua storia, l’Organizzazione per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale ha concepito l’idea che bisognasse compiere un’azione in comune fra le maggiori potenze nelle situazioni di minaccia alla pace, utilizzando se necessario l’uso della forza armata da parte degli Stati garantendo interventi confacenti alla volontà comune delle principali componenti della comunità internazionale. 

La funzione di decidere su questioni inerenti al mantenimento della pace o dell’uso della forza militare è affidata dal Consiglio di Sicurezza composto da 15 membri di cui 5 sono membri permanenti come Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Repubblica Popolare Cinese e Federazione Russa, gli altri 10 sono membri a rotazione. 

Un primo problema dell’organo riguarda il proprio funzionamento. Il Consiglio attua le proprie decisioni attraverso il voto unanime di tutti i 5 membri permanenti. Ciò significa che anche se solo uno dei 5 membri permanenti è contrario ad una decisione in seno al Consiglio la decisione non viene deliberata; questo meccanismo viene definito come “diritto di veto”. Questa possibilità non va a favorire l’attività del Consiglio e porta ad affermare la necessità di una riforma dell’organo e della stessa Organizzazione delle Nazioni Unite. 

Già da alcuni anni si discute di una revisione della Carta, in particolare già dal momento del suo concepimento  l’articolo 109 introduceva  la possibilità di modificarla con un voto di due terzi dell’Assemblea Generale e aumentando la maggioranza richiesta al Consiglio da 7 a 9 per convocare la Conferenza di revisione. Di fatto però, il disposto previsto all’art 109 non si è mai attuato.

Per concepire una revisione della Carta dell’ONU bisognerebbe considerare la circostanza che tra l’epoca in cui venne redatta e l’epoca attuale il numero degli Stati si è quadruplicato grazie al fenomeno della decolonizzazione. Si sono opposte due ideologie il capitalismo e il socialismo tra Ovest ed Est, fino a parlare attualmente di Paesi industrializzati da una parte e Paesi in via di sviluppo dall’altra (contrapposizione Nord-Sud).  Senza considerare inoltre che la Carta riflette i rapporti di forza esistenti tra gli Stati riferita alla situazione del momento in cui è stata redatta. 

A questa considerazione bisogna aggiungere le ricorrenti critiche fatte alle Nazioni Unite per l’eccessiva burocratizzazione, il malfunzionamento, la dispersione di risorse e per quanto riguarda l’Assemblea Generale ad esempio la mancanza di decisioni vincolanti che delibera (le risoluzioni dell’Assemblea infatti hanno più carattere dichiarativo).

Comunque alcuni passi in avanti si sono compiuti infatti, nel Consiglio di Sicurezza con riguardo al suo funzionamento è stata introdotta maggiore trasparenza e partecipazione degli Stati membri nell’organo. Inoltre sono importanti i nuovi principi per quanto riguarda sia il mantenimento della pace sia la collaborazione economica e sociali tra gli Stati, introdotti di volta in volta dall’Assemblea Generale. 

Un altro problema, non di poco conto, attiene al finanziamento dell’Organizzazione e dei suoi istituti specializzati; finanziamenti che vengono predisposti dai bilanci degli Stati membri. Negli anni ‘70 gli Stati membri decisero di impegnarsi nel funzionamento dell’Organizzazione e delle relative agenzie specializzate a stabilire lo 0,7% del proprio bilancio. Questa decisione scaturì prevalentemente dall’idea di incentivare i programmi delle varie agenzie nei Paesi in via di sviluppo e quindi un obbiettivo finalizzato alla cooperazione multilaterale.  Fin da subito si capì che questo obbiettivo non si sarebbe raggiunto, infatti nel 2010 si stima che il bilancio sia stato un valore poco superiore allo 0,3% molto inferiore all’obbiettivo posto negli anni ’70. 

Complessivamente le risorse dell’ONU destinante agli aiuti allo sviluppo provenienti da diverse fonti,  per oltre il 60% dai i Paesi più industrializzati (OCSE), rappresenta circa il 36% degli aiuti pubblici totali. L’allocazione di finanziamenti per lo sviluppo delle attività operative rappresenta un elevata concentrazione di fondi infatti oltre il 70% delle risorse ONU sono ripartite soltanto in poche agenzie come (UNDP,WFP, UNICEF, WHO) quindi in settori come in programmi per lo sviluppo, nella sicurezza alimentare, nei programmi dell’infanzia e dei programmi di sviluppo della salute, mentre di minor consistenza sono i programmi destinati ad altre agenzie. 

Questa scarsità di fondi all’ONU ha portato una riflessione e ad un cambio di approccio ai temi di sviluppo economico e alla centralità, attribuita all’interno di tale processo, allo sviluppo umano. Questo cambio di approccio alla cooperazione internazionale allo sviluppo inizia negli anni Novanta nelle Conferenze internazionali delle Nazioni Unite su vari temi come ad esempio l’infanzia e istruzione (1990), ambiente e sviluppo (1993), cambiamento climatico (1997), finanziamento per lo sviluppo (2002,2008) e così via.

In generale negli ultimi anni l’ONU ha rafforzato la propria azione sulla scena politica ed economica internazionale però al contempo è accresciuta la sensibilità su alcuni temi, in base al continuo contesto in  evoluzione. Oltre a proposte di riformare il Consiglio di Sicurezza ampie critiche vengono rivolte all’ONU come ad esempio la mancanza di democrazia e trasparenza all’interno delle procedure decisionali previste dalla Carta. Si pensi ad esempio al funzionamento dell’Assemblea Generale nella quale, vengono rappresentati i governi che rappresentano i rispettivi Stati e alla possibilità di seguire o meno le risoluzioni dell’Assemblea non avendo infatti valore vincolante ma mera dichiarazione di principi. 

Attualmente molti Stati o perlomeno le grandi potenze come quelle 5 permanenti al Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Regno Unito, Repubblica Popolare Cinese, Federazione Russa, Francia) sono restii a modificare l’assetto costituito dopo la Seconda Guerra Mondiale perché in qualche modo perderebbero il loro “status” di grande potenzain grado di influire su temi di grande importanza a livello internazionale. 

Comunque sia una riforma dell’assetto delle Nazioni Unite andrà discussa e auspicabilmente compiuta. Negli anni a venire una riforma della rappresentatività del Consiglio sarebbe una proposta. Riforma che andrebbe a modificare, all’interno dell’Organizzazione, l’assetto di quei Paesi in via di Sviluppo che hanno oggi, poca voce in capitalo rispetto alle decisioni deliberate dal Consiglio di Sicurezza. In questo modo sarebbe garantita la rappresentatività di un’ampia parte del mondo e si troverebbero più proposte messe in campo per risolvere un determinato tema a livello internazionale. Allo stesso modo, superando il “diritto di veto” dei 5 membri permanenti si andrebbe verso una maggiore cooperazione e coordinamento internazionale delle decisioni assunte dagli Stati.

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